Divertimento

Mio Marito Mi Picchiava Ogni Giorno Per Divertirsi — Ma Quando Il Medico Chiamò Il 112, Scoprì Che Avevo Preparato Tutto Da Tre Anni

Il dottor Rinaldi rimase immobile accanto al letto, tenendo la busta tra due dita come se improvvisamente pesasse molto più della carta che conteneva. Io fissavo quella data senza riuscire a distogliere gli occhi. Il giorno successivo. Per qualche secondo sentii soltanto il bip regolare del monitor e il rumore distante delle ruote di una barella nel corridoio. Lorenzo non aveva semplicemente perso il controllo quella sera. Forse non aveva mai avuto intenzione di riportarmi a casa.

L'agente Elena Ortiz prese il documento e lo esaminò senza toccarne più del necessario. «Beneficiario: Lorenzo Mercuri», disse. «Capitale assicurato: due milioni e quattrocentomila euro.» Poi alzò gli occhi verso di me. «Sapeva dell'esistenza di questa polizza?»

Scossi lentamente la testa. Il movimento fece esplodere una fitta dietro la tempia.

«No.»

Pensavo di conoscere ogni segreto finanziario di mio marito. Avevo trovato società registrate a Malta, conti intestati a prestanome, fatture inventate e persino un appartamento che ufficialmente apparteneva a una società immobiliare. Ma quella polizza non compariva in nessuno dei documenti che avevo copiato.

Fu quello a spaventarmi più del suo valore.

Lorenzo aveva ancora segreti che non avevo scoperto.

Elena uscì per parlare con gli altri agenti. Poco dopo sentii Lorenzo gridare dal corridoio.

«Quella donna sta cercando di incastrarmi! Chiedetele chi era prima di sposarmi! Chiedetele perché ha lasciato la Procura!»

Quelle parole mi fecero gelare.


Il dottor Rinaldi se ne accorse. «C'è qualcosa che dovrei sapere?»

Guardai la porta chiusa. «Ho lasciato la Procura perché Lorenzo voleva che lo facessi.»

Era vero.

Ma non era tutta la verità.

Tre anni prima, due settimane prima delle mie dimissioni, avevo lavorato su un fascicolo riservato riguardante una rete di società che facevano sparire denaro attraverso fondazioni apparentemente legittime. L'indagine era stata archiviata improvvisamente per mancanza di prove. All'epoca non conoscevo ancora il nome Mercuri. Lorenzo era soltanto l'uomo affascinante che avevo incontrato a una cena organizzata da amici comuni.

Ora ricordavo qualcosa che avevo sepolto per anni.

Una delle società del fascicolo si chiamava Asteria Consulting.

Avevo visto quel nome tre giorni prima su uno dei bonifici nascosti di Lorenzo.

Quando Elena tornò, glielo dissi.

Il suo sguardo cambiò immediatamente. «È sicura?»


«Sì.»

«Quel vecchio fascicolo esiste ancora?»

«Dovrebbe essere negli archivi della Procura. Fascicolo 47-B. Ma venne chiuso.»

«Da chi?»

Esitai.

Quello era il dettaglio che non avevo mai capito.

«Dal procuratore aggiunto Vittorio Serra.»

Elena non disse niente per alcuni secondi. Prese il telefono e uscì nuovamente. Questa volta chiuse completamente la porta.

Quasi un'ora dopo Lorenzo era stato portato via. Due agenti erano rimasti davanti alla mia stanza e il dottor Rinaldi insisteva perché riposassi, ma dormire era impossibile. Continuavo a pensare alla polizza. Se Lorenzo aveva previsto che morissi quella notte, perché portarmi in ospedale? Avrebbe potuto lasciarmi in casa e inventare l'incidente dopo.

La risposta arrivò alle 2:17 del mattino.


Elena entrò accompagnata da un uomo sui cinquant'anni che non avevo mai visto. Indossava un cappotto scuro e teneva una cartellina sotto il braccio.

«Questo è il commissario Marco Bellini», disse Elena. «Dobbiamo farle alcune domande.»

Bellini posò davanti a me una fotografia della polizza.

«Abbiamo contattato la compagnia assicurativa. C'è un problema.»

«Quale?»

«La data che avete interpretato come data prevista per il pagamento non è esattamente questo. È la data di attivazione di una clausola speciale.»

Sentii lo stomaco contrarsi.

Bellini continuò. «La polizza prevede un pagamento immediato in caso di morte accidentale verificatasi dopo la mezzanotte di oggi.»

Guardai l'orologio.

Mancavano meno di ventidue ore.


«Quindi Lorenzo aveva sbagliato giorno?»

Bellini ed Elena si scambiarono uno sguardo.

«È proprio questo che non torna», disse lei. «Se avesse voluto ucciderla per incassare il denaro, stasera sarebbe stato troppo presto.»

Il silenzio che seguì fu peggiore di qualsiasi risposta.

«Allora perché mi ha ridotta così?»

Bellini aprì la cartellina. «Forse perché questa sera non doveva morire.»

Mi mostrò una seconda pagina ottenuta dalla compagnia assicurativa. In fondo compariva la firma di Lorenzo.

Accanto, però, c'era un'altra firma.

La riconobbi immediatamente.

Vittorio Serra.


L'uomo che aveva chiuso la mia indagine tre anni prima risultava testimone della polizza stipulata sulla mia vita.

Il cuore cominciò a battermi più velocemente.

«Non può essere una coincidenza.»

«Non lo crediamo neanche noi», disse Elena.

Bellini infilò la fotografia nella cartellina. «Per questo, da questo momento, nessuno deve sapere dove verrà trasferita dopo le dimissioni.»

«Lorenzo è in custodia.»

Bellini mi guardò con un'espressione che cancellò quel poco di sollievo che avevo provato.

«Signora Mercuri, circa quaranta minuti fa abbiamo ricevuto l'ordine di rilasciare suo marito.»

Mi sollevai nonostante il dolore. «Cosa?»

«L'ordine porta la firma del procuratore aggiunto Vittorio Serra.»


La porta si aprì prima che potessi rispondere. Un agente entrò trafelato e porse il telefono a Bellini. Sullo schermo c'era l'immagine della telecamera di sicurezza dell'uscita laterale dell'ospedale.

Lorenzo camminava verso un'auto nera.

Ma non era solo.

Un uomo gli aprì la portiera posteriore.

Anche dopo tre anni riconobbi Vittorio Serra.

Prima di salire, Lorenzo si fermò e guardò direttamente verso la telecamera. Poi prese il telefono e digitò qualcosa.

Il mio vecchio tablet vibrò sul comodino.

Sul display apparve una notifica proveniente dall'account cloud che credevo conoscesse soltanto me.

**Lorenzo Mercuri ha condiviso un file con te.**

Il nome del file era composto da appena quattro parole:


**TU NON ERI IL BERSAGLIO.**

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