Divertimento

Mio Marito Mi Picchiava Ogni Giorno Per Divertirsi — Ma Quando Il Medico Chiamò Il 112, Scoprì Che Avevo Preparato Tutto Da Tre Anni

Le parole di Claudia mi attraversarono più violentemente di qualsiasi colpo ricevuto da Lorenzo. È Serra che lavora per Bellini. Guardai la porta dalla quale il commissario era uscito pochi minuti prima e sentii qualcosa cambiare dentro di me. Bellini era stato presente quando avevamo aperto la chiavetta. Aveva ordinato l'esumazione di Paolo con una rapidità quasi impossibile. Aveva saputo della cassetta 314. E adesso stava andando direttamente verso la mia cartella clinica.

«Claudia, dimmi dove sei.»

«Non posso.»

«Per tre anni ho creduto che fossi sparita.»

Dall'altra parte sentii il suo respiro tremare. «Sono sparita perché era l'unico modo per restare viva.»

Rinaldi si avvicinò, ma non parlò.

«Bellini dirige Asteria?» chiesi.

«No. È più complicato. Bellini protegge qualcuno. Serra protegge Bellini. Lorenzo proteggeva se stesso.»

«E io?»

Seguì un silenzio doloroso.


«Tu eri la cassaforte.»

Strinsi il telefono.

Claudia spiegò che, quattro anni prima, avevo scoperto una serie di trasferimenti apparentemente insignificanti. Non portavano direttamente ai Mercuri, a Serra o ad Asteria. Formavano invece una sequenza numerica. Io avevo pensato fosse un sistema per dividere il denaro tra conti diversi. Claudia aveva capito troppo tardi che quei numeri erano coordinate per recuperare un archivio fisico: documenti originali, registrazioni e nomi che potevano distruggere l'intera rete.

«Dove si trova?»

«Non lo so. Tu lo scoprivi la notte dell'incidente.»

Chiusi gli occhi.

Sei ore cancellate.

«Perché Lorenzo mi ha sposata?»

La risposta arrivò lentamente. «Perché credeva che prima o poi avresti ricordato.»

Ogni gesto di mio marito assunse improvvisamente un significato diverso. Le domande casuali sul mio vecchio lavoro. Le volte in cui mi aveva portata davanti al Palazzo di Giustizia. Persino alcune delle sue crudeltà. Hai imparato qualcosa? Forse non era sempre stata soltanto una frase sadica. Forse cercava una reazione, una parola, un ricordo.


«Perché non mi ha uccisa?»

«Perché da morta non potevi dirgli dove fosse l'archivio.»

La polizza diventava allora ancora più inquietante.

«E oggi?»

Claudia inspirò profondamente. «Qualcosa è cambiato. Se la clausola entra in vigore dopo mezzanotte, significa che Lorenzo pensa di non avere più bisogno di te.»

Rinaldi guardò l'orologio.

Erano le 8:26.

«La cartella clinica», dissi. «Deve contenere ciò che gli serve.»

«No», rispose Claudia. «Contiene ciò che Bellini vuole.»

Un rumore improvviso arrivò dalla sua parte della chiamata.


Claudia smise di parlare.

«Che succede?»

«Devo andare.»

«Aspetta. Come faccio a sapere che posso fidarmi di te?»

Prima di chiudere disse soltanto: «Chiedi a Elia cosa trovò nella tua tasca quella notte.»

La linea cadde.

Mi voltai verso Rinaldi.

Il suo volto aveva perso colore.

«Che cosa trovò?»

Rinaldi rimase immobile abbastanza a lungo da darmi la risposta prima ancora di pronunciarla.


«Una chiave.»

Sentii montare la rabbia. «Mi aveva detto tutto?»

«Pensavo non fosse importante.»

«In questa storia niente è non importante.»

Andò verso il proprio armadietto. Dal portafoglio estrasse una piccola fotografia plastificata. Sul retro era fissata con nastro adesivo una chiave piatta di ottone.

«L'ho conservata per quattro anni.»

«Perché?»

«Perché quando provai a restituirgliela, lei ebbe una crisi di panico. Continuava a ripetere: “Non datela all'uomo col cappotto grigio”. Valenti indossava un cappotto grigio.»

Presi la chiave.

Sul metallo era inciso M-27.


Margherita.

Il pensiero arrivò immediatamente.

Il bar.

Chiamai Elena, non Bellini.

Rispose al secondo squillo.

«Dove siete?»

«Quasi al San Vittorio.»

«Bellini può sentirti?»

Silenzio.

Poi: «No.»


Le raccontai soltanto ciò che era necessario. Claudia era viva. Bellini non era affidabile. Doveva trovare un modo per separarsi da lui senza destare sospetti.

Elena non fece domande.

«Mandami la posizione.»

Quarantacinque minuti dopo, contro ogni indicazione medica, lasciai il Santa Caterina su una sedia a rotelle con Rinaldi. Non potevamo coinvolgere altri agenti. Elena ci raggiunse dietro il Bar Margherita, ormai chiuso da due anni.

Dentro, la polvere ricopriva i tavolini. Dietro il bancone trovammo una fila di vecchi armadietti metallici utilizzati un tempo dal personale.

M-27.

La chiave entrò perfettamente.

Dentro non c'era nessun fascicolo.

Soltanto un registratore digitale e un foglio scritto dalla mia stessa mano.

Lessi:


**Se non ricordo, ascoltare prima il file 6. Non fidarsi di Bellini. Non fidarsi di Lorenzo. Claudia conosce metà della verità.**

Sotto avevo scritto una terza frase.

**Io conosco l'altra metà.**

Accendemmo il registratore.

C'erano sei file.

Saltai direttamente all'ultimo.

La mia voce di quattro anni prima riempì il bar.

«Sono Alessia. Sono le 22:41. Ho scoperto chi controlla Asteria.»

Elena trattenne il respiro.

La mia voce continuò.


«Non è Serra. Non è Bellini. Bellini sta coprendo i trasferimenti perché qualcuno tiene sua figlia sotto ricatto.»

Poi, nella registrazione, sentii bussare.

La me del passato sussurrò:

«È arrivato.»

Una voce maschile entrò nel file.

«Alessia, dobbiamo andare. Hanno trovato Claudia.»

Rinaldi mi guardò.

Io conoscevo quella voce.

L'avevo sentita poche ore prima pronunciare una bugia davanti al mio letto.

Era Lorenzo.


Ma la mia risposta fu ancora peggiore.

Nel registratore, io dissi:

«Lo so. Per questo ti ho chiamato. Sei l'unico di cui posso fidarmi, Lorenzo.»

Il file terminò.

Nessuno parlò.

Io fissai il registratore, incapace di respirare normalmente.

Quattro anni prima conoscevo Lorenzo.

Prima della cena.

Prima del nostro corteggiamento.

Prima del matrimonio.


E avevo cancellato dalla mia vita non soltanto sei ore.

Avevo dimenticato un'intera relazione con l'uomo che, tre anni dopo, avrebbe trasformato la mia casa in una prigione.

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