Divertimento

Mio Padre Mi Costrinse A Sposare Un Erede Miliardario In Coma Da Nove Mesi — Ma La Prima Notte Mi Strinse La Mano E Mi Avvertì Di Non Fidarmi Di Nessuno

Sulla soglia dello studio c'era Vittoria Torriani.

Per alcuni secondi nessuno parlò. Mio padre sembrava incapace di muoversi, mentre Vittoria fissava lo schermo del computer, dove l'immagine di mia madre era rimasta congelata accanto a Edoardo. Non sembrava sorpresa di vedere Elena. Sembrava terrorizzata da ciò che stava per dire.

«Come sapeva che ero qui?» domandai.

Vittoria chiuse lentamente la porta.

«Ho fatto seguire la tua macchina.»

«Per proteggermi o per controllarmi?»

«Questa notte potrebbero essere la stessa cosa.»

Mio padre si alzò.

«Devi andartene.»

«Carlo, sono passati due anni. Non puoi continuare a nasconderle tutto.»


Carlo.

Il modo in cui Vittoria pronunciò il nome di mio padre rivelava una familiarità che non avevo mai immaginato.

«Voi vi conoscete.»

Mio padre abbassò lo sguardo.

«Da molto prima del tuo matrimonio.»

Sentii montare una rabbia quasi fisica.

«Allora ditemi chi è mio padre.»

Vittoria guardò Carlo, ma lui scosse la testa.

«Non qui.»

«Basta!»


La mia voce rimbombò nella stanza.

«Sono stata venduta in un matrimonio che credevo servisse a pagare i tuoi debiti. Mio marito conosceva mia madre. Mia madre indagava sui Torriani. E adesso scopro che forse tu non sei nemmeno mio padre. Nessuno esce da questa stanza finché non mi dite la verità.»

Carlo sembrò invecchiare improvvisamente.

«Ti ho cresciuta dal giorno in cui sei nata. Questo non cambia.»

«Non ti ho chiesto questo.»

Prima che rispondesse, Vittoria indicò il computer.

«Lasciamo parlare Elena.»

Premetti play.

Mia madre riprese a parlare.

«Carlo ti ha cresciuta e ti ha amata. Non dimenticarlo mai. Ma anni fa ho commesso un errore che ha legato la nostra famiglia ai Torriani.»


Il cuore mi martellava.

Edoardo, nel video, le posò una mano sulla spalla.

«Non devi raccontarle tutto adesso.»

«Se succede qualcosa, sì.»

Mia madre guardò direttamente la telecamera.

«Giulia, tuo padre biologico lavorava per il gruppo Torriani.»

Poi il video si interruppe.

«No!»

Provai a riavviarlo, ma il file risultava danneggiato.

«Chi era?» chiesi.


Carlo aveva gli occhi lucidi.

«Non lo so.»

«Non ti credo.»

«Elena non me lo disse mai. Scoprii che non eri mia figlia biologica quando avevi quattro anni. Volevo lasciarla. Poi ti vidi dormire abbracciata al coniglio di stoffa che ti avevo comprato e capii che il sangue non avrebbe deciso chi eri per me.»

La rabbia dentro di me vacillò, ma non scomparve.

«E Vittoria?»

«Io sapevo soltanto che Elena aveva avuto una relazione con qualcuno legato alla nostra azienda», disse Vittoria. «Non conoscevo il nome.»

Presi la chiavetta.

«Allora scoprirò da sola chi era.»

Un rumore di vetri infranti arrivò dal piano inferiore.


Vittoria reagì immediatamente.

«Spegni tutto.»

Carlo si avvicinò alla finestra. Un secondo dopo indietreggiò.

«C'è qualcuno in giardino.»

Le luci della casa si spensero.

Rimanemmo al buio.

Vittoria afferrò il telefono.

«La sicurezza non risponde.»

Il sangue mi si gelò.

Pensai immediatamente a Edoardo, solo nella villa.


Stringendo la chiavetta nel pugno, seguii Vittoria attraverso l'uscita posteriore. Carlo voleva venire con noi, ma Vittoria gli ordinò di restare e chiamare la polizia. Durante il viaggio verso la villa nessuna delle due parlò.

Quando arrivammo, qualcosa non andava.

La porta della camera di Edoardo era aperta.

Clara era a terra nel corridoio, cosciente ma stordita.

«Qualcuno è entrato», mormorò.

Corsi dentro.

Edoardo era ancora nel letto.

Ma il monitor emetteva un allarme.

«Edoardo!»

Gli presi la mano. Nessuna risposta.


Vittoria chiamò aiuto mentre io notai qualcosa sul comodino: una fiala vuota.

Moretti arrivò pochi minuti dopo e la raccolse.

«Chi gli ha somministrato questo?»

«Non lo so.»

Il medico guardò l'etichetta e impallidì.

«Questo non fa parte della sua terapia.»

«Che cos'è?»

«Un sedativo molto potente.»

Mi voltai verso Edoardo.

«Qualcuno sapeva che stava tornando cosciente.»


Moretti non rispose.

Quasi un'ora dopo, i parametri si stabilizzarono. Rimasi accanto a Edoardo fino all'alba. Vittoria aveva chiamato uomini di sicurezza esterni alla famiglia e nessuno poteva entrare senza autorizzazione.

Verso le cinque sentii un movimento.

Il dito di Edoardo sfiorò il mio.

«Sono qui.»

Una volta.

Le lacrime mi salirono agli occhi.

«Hanno cercato di impedirti di svegliarti?»

Una volta.

«Era Lorenzo?»


Edoardo rimase immobile.

Poi due movimenti.

No.

Mi irrigidii.

«Conosci la persona che l'ha fatto?»

Una volta.

«È qualcuno di cui mi fido?»

Una volta.

Quella risposta fu peggiore di qualsiasi nome.

Presi il telefono e mostrai a Edoardo una fotografia di Vittoria.


«Lei?»

Due volte.

Moretti.

Due volte.

Clara.

Due volte.

Poi esitai prima di mostrargli la fotografia di mio padre.

Edoardo la fissò.

Il suo dito non si mosse.

«Carlo?»

Niente.

«Edoardo, è stato lui?»

Due movimenti lenti.

No.

Lasciai uscire il respiro.

«Allora chi?»

I suoi occhi si mossero sotto le palpebre. Poi la mano scivolò debolmente verso il comodino. Aprii il cassetto e trovai un vecchio telefono.

«Questo?»

Una volta.

Il dispositivo era scarico. Lo collegai alla corrente e, dopo qualche minuto, si accese. C'era un'unica registrazione audio salvata nove mesi prima.

Premetti play.

La voce di Edoardo riempì la stanza.

«Se mi succede qualcosa, cercate Alessandro Monti. Lui ha la copia.»

Seguì un rumore.

Poi un'altra voce.

Una voce femminile.

«Edoardo, dobbiamo andare. Lorenzo ha scoperto tutto.»

Guardai Vittoria.

Lei era diventata pallida.

«Conosci quella voce?»

Non rispose.

La registrazione continuò.

«Alessandro ci aspetta al vecchio deposito.»

Edoardo pronunciò un nome.

«Beatrice.»

Vittoria lasciò cadere il bicchiere che teneva in mano.

«Chi è Beatrice?» chiesi.

Mi guardò come se avesse appena visto tornare un fantasma.

«Mia figlia.»

«La madre di Edoardo?»

Vittoria scosse lentamente la testa.

«No.»

Si avvicinò al letto.

«Beatrice era la madre di Lorenzo.»

Sentii un gelo attraversarmi.

«Era?»

Vittoria mi fissò.

«È morta diciotto anni fa.»

Dal letto arrivò improvvisamente una voce debole.

«No.»

Gli occhi di Edoardo erano ancora chiusi.

Ma le sue labbra si mossero chiaramente.

«È viva.»

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