Divertimento

Mio Padre Mi Costrinse A Sposare Un Erede Miliardario In Coma Da Nove Mesi — Ma La Prima Notte Mi Strinse La Mano E Mi Avvertì Di Non Fidarmi Di Nessuno

Per alcuni secondi non sentii più nulla. Né il monitor accanto a Edoardo, né le voci di Vittoria e Moretti nel corridoio. Esistevano soltanto la fotografia tra le mie dita e quelle tre frasi scritte con una grafia che conoscevo meglio della mia.

Mia madre era viva.

Alzai lentamente gli occhi verso Carlo. L'uomo che mi aveva accompagnata a scuola, che era rimasto sveglio quando avevo la febbre, che aveva pianto accanto a me davanti alla bara di Elena, adesso mi sembrava uno sconosciuto.

«Chi ti ha dato questa busta?»

«Te l'ho detto. Una donna mi ha chiamato.»

«Hai riconosciuto la voce?»

«No.»

«Mamma è viva.»

Carlo impallidì.

«Cosa?»


Gli mostrai soltanto la fotografia, tenendo nascosto il retro.

La sua reazione mi confuse. Barcollò all'indietro e si appoggiò alla parete.

«Elena...»

Non sembrava un uomo scoperto a mentire. Sembrava un uomo che vedeva risorgere una persona sepolta.

«Tu non lo sapevi?»

«Giulia, ho identificato i suoi effetti personali. Ho organizzato il funerale. Ho passato due anni chiedendomi cosa avrei potuto fare per salvarla.»

Lo osservai attentamente.

«Perché sei venuto qui oggi?»

Carlo estrasse il telefono. Il numero che lo aveva chiamato era nascosto, ma la conversazione era durata ventisette secondi.

«Una donna ha detto che c'era una busta per te nella cappella della villa. Sono venuto a prenderla. Quando sono passato da Edoardo, il monitor ha iniziato a suonare.»


«Hai toccato qualcosa?»

«Solo il pulsante per chiamare l'infermiera.»

Guardai Edoardo.

«È vero?»

Carlo mi fissò confuso.

Il dito di Edoardo si mosse una volta.

Sì.

Mio padre fece un passo indietro.

«Lui... ti sente?»

«Da giorni.»


Una strana emozione attraversò il suo volto. Sollievo, paura, forse entrambe.

«Allora chiedigli se sono io il tuo nemico.»

«Non funziona così.»

«Chiediglielo.»

Mi avvicinai al letto.

«Edoardo, Carlo rappresenta un pericolo per me?»

Due movimenti.

No.

Guardai nuovamente la frase nascosta sul retro della fotografia: Non fidarti dell'uomo che ti ha cresciuta.

Se non parlava di Carlo, allora chi?


Un ricordo mi attraversò improvvisamente. Mia madre aveva sempre detto che Carlo mi aveva cresciuta. Ma forse quelle parole non significavano ciò che credevo.

Quella sera mi chiusi nella stanza assegnatami e studiai la fotografia. Sul bordo inferiore compariva una data stampata: tre giorni prima.

Sul tavolo davanti a Elena c'era un quotidiano svizzero.

Lugano.

La chiave che Alessandro mi aveva consegnato sembrò improvvisamente pesare nella tasca.

Non dissi nulla a nessuno.

La mattina seguente attraversai il confine da sola. La cassetta di sicurezza apparteneva a una piccola banca privata nel centro di Lugano. Quando mostrai la chiave, l'impiegata controllò il numero e mi condusse in una stanza riservata.

Dentro la cassetta trovai una cartella, un telefono e una lettera.

Sulla busta c'era scritto: Per Giulia, soltanto quando Edoardo avrà ricominciato a svegliarsi.

Aprii prima la lettera.


*Giulia, se stai leggendo queste parole, significa che Edoardo è sopravvissuto abbastanza a lungo da portarti vicino alla verità. Perdonami per averti lasciata credere che fossi morta. Non avevo altra scelta. Dopo aver scoperto chi controllava realmente i trasferimenti della Fondazione Aurora, capii che sarebbero arrivati anche a te.*

Dovetti fermarmi.

Continuai.

*Carlo non conosce tutta la verità. Proteggilo dalla parte che non sa.*

Aggrottai la fronte. Allora perché la fotografia diceva di non fidarmi dell'uomo che mi aveva cresciuta?

La risposta arrivò poche righe dopo.

*Carlo ti ha cresciuta come padre, ma non è stato l'unico. Quando eri piccola, un altro uomo pagava la tua scuola, le cure, perfino la casa in cui vivevamo. Tu lo chiamavi zio perché io non ebbi il coraggio di dirti chi fosse davvero.*

Le mani iniziarono a tremarmi.

Avevo avuto un solo “zio” durante l'infanzia.

Un uomo elegante che veniva poche volte all'anno, portava libri invece di giocattoli e scomparve quando avevo dodici anni.


Riccardo Torriani.

Il padre di Edoardo.

Mi alzai così bruscamente che la sedia cadde.

No.

Se Riccardo fosse stato mio padre biologico, Edoardo sarebbe stato mio fratellastro.

Il matrimonio diventava qualcosa di mostruoso.

Continuai a leggere disperatamente.

*So cosa penserai. Riccardo non è tuo padre.*

Lasciai uscire il respiro che avevo trattenuto.

*Ma ti ha cresciuta in segreto perché aveva promesso di proteggerti all'uomo che lo era.*


Sotto c'era un nome cancellato con inchiostro nero.

Qualcuno aveva manomesso la lettera.

Presi il telefono trovato nella cassetta. C'era un solo contatto: E.

Chiamai.

Uno squillo.

Due.

Poi qualcuno rispose.

«Giulia.»

Mi cedettero quasi le ginocchia.

«Mamma?»


Dall'altra parte sentii un singhiozzo.

«Sì.»

Cominciai a piangere.

«Perché? Perché mi hai fatto credere che fossi morta?»

«Per tenerti lontana da loro.»

«Da chi?»

«Non posso spiegarti tutto al telefono. Hai trovato la cartella?»

La aprii.

Conteneva estratti bancari e vecchie fotografie. Una attirò immediatamente la mia attenzione: mia madre, Riccardo Torriani e un terzo uomo davanti alla villa.

Il volto dell'uomo era stato strappato.


«Chi è mio padre?»

Silenzio.

«Mamma, dimmelo.»

«Non ancora.»

La rabbia esplose.

«Sono sposata con un uomo che qualcuno sta cercando di mantenere incosciente, ho scoperto che tu sei viva e tutti continuano a decidere quale verità posso sopportare!»

Elena rimase in silenzio.

Poi disse:

«Torna da Edoardo. Lui sa il nome.»

«Perché non me lo dici tu?»


La sua voce si spezzò.

«Perché voglio sapere se ricorda chi lo ha fatto uscire di strada nove mesi fa.»

Mi gelai.

«È la stessa persona?»

«Sì.»

Un rumore arrivò dall'altra parte della linea.

Mia madre smise improvvisamente di parlare.

«Mamma?»

«Giulia, qualcuno mi ha trovata.»

La chiamata si interruppe.

Provai a richiamare. Telefono spento.

Rientrai alla villa quasi due ore dopo. Corsi direttamente nella stanza di Edoardo, ma trovai il letto vuoto.

«Dov'è?»

Clara comparve nel corridoio.

«Pensavo fosse con lei.»

Sentii il sangue diventare ghiaccio.

«Cosa significa?»

«Vittoria ha ricevuto un ordine firmato per trasferirlo in una clinica privata.»

«Firmato da chi?»

Clara mi porse il documento.

In fondo alla pagina c'era una firma.

**Giulia Torriani.**

La mia firma.

Perfettamente falsificata.

Sotto era indicato il nome della struttura.

La stessa clinica svizzera che, diciotto anni prima, aveva certificato la morte di Beatrice Torriani.

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