La maniglia si abbassò completamente.
Non ebbi nemmeno il tempo di richiudere la cassaforte.
La porta dello studio si aprì e Vittoria Torriani comparve sulla soglia, avvolta in una vestaglia color avorio. Non sembrava una donna appena svegliata. I capelli erano perfettamente raccolti e il suo sguardo passò dalla mia faccia alla cassaforte aperta, poi alla fotografia che stringevo ancora tra le dita.
«Immaginavo che prima o poi saresti venuta qui.»
Quelle parole mi paralizzarono.
«Lei sapeva della cassaforte?»
Vittoria entrò e chiuse la porta.
«Questa casa apparteneva a mio marito. Conosco ogni porta, ogni passaggio e quasi tutti i segreti che contiene.»
«Quasi?»
Un’ombra attraversò il suo volto.
«Sono proprio quelli che non conosco ad avermi tenuta sveglia negli ultimi nove mesi.»
Istintivamente infilai il telefono nella tasca dei pantaloni.
Vittoria lo notò.
Naturalmente.
«Cosa hai trovato?»
«Perché dovrei dirglielo?»
«Perché se fossi stata io a voler nascondere quella cassaforte, Elena, non sarebbe ancora dietro quel quadro.»
La risposta mi fece esitare.
Le mostrai il rapporto sull’auto.
Vittoria non sembrò sorpresa.
«Lo sapeva.»
«Sospettavo.»
«Qui dice chiaramente che i freni sono stati manomessi.»
«Quel rapporto non è quello ufficiale.»
Mi avvicinai.
«Cosa significa?»
«Il rapporto consegnato alla polizia parlava di un guasto provocato dall’impatto.»
«Qualcuno lo ha sostituito.»
«Sì.»
«Chi?»
«Se lo sapessi, Jacopo non dormirebbe tranquillamente sotto questo tetto.»
Il modo in cui pronunciò il nome del nipote mi colpì.
«Lei sospetta di lui.»
Vittoria mi guardò.
«Sospetto di chiunque abbia beneficiato dell’incidente.»
«Compreso mio padre?»
Questa volta il silenzio durò troppo.
Estrassi la fotografia.
«Perché Edoardo stava seguendo mio padre?»
Vittoria la osservò.
«Perché Carlo lavorava per noi.»
Sentii il pavimento mancarmi sotto i piedi.
«Cosa?»
«Tuo padre non ti ha mai raccontato come ha accumulato quei debiti, vero?»
Pensai alle sue spiegazioni vaghe. Investimenti sbagliati. Un’attività fallita. Prestiti.
«No.»
«Carlo Bianchi è stato direttore finanziario di una società controllata dai Torriani per quasi undici anni.»
«È impossibile.»
«Non lo è.»
«Mio padre faceva il consulente.»
«Dopo essere stato licenziato.»
La rabbia esplose prima ancora che riuscissi a controllarla.
«Per cosa?»
«Frode.»
Quella parola mi colpì come uno schiaffo.
Vittoria continuò:
«Tre anni fa sparirono quasi quattro milioni di euro. I documenti portavano la firma di Carlo.»
«Non ci credo.»
«Nemmeno Edoardo ci credeva.»
Alzai gli occhi.
«Edoardo?»
«Fu l’unico a sostenere che tuo padre fosse stato incastrato.»
Improvvisamente tutto sembrava ancora più confuso.
«Allora perché non lo aiutò?»
«Ci provò. Ma qualcuno aveva costruito prove quasi perfette. Carlo accettò di dimettersi e non denunciò nessuno.»
«Perché?»
Vittoria abbassò la voce.
«Questa è la domanda che Edoardo cercava di risolvere prima dell’incidente.»
Presi il telefono dalla tasca.
«Mio padre gli ha lasciato un messaggio. Lo avvertiva di non salire sulla macchina.»
Per la prima volta vidi la maschera di Vittoria spezzarsi.
«Fammi sentire.»
Riprodussi la registrazione.
Quando terminò, Vittoria rimase immobile.
Poi sussurrò:
«Quindi Carlo sapeva.»
«Sapeva cosa?»
«Che Edoardo era in pericolo.»
Un rumore proveniente dal corridoio ci fece voltare entrambe.
Vittoria spense immediatamente la lampada.
Restammo al buio.
Qualcuno si fermò davanti alla porta.
Il mio respiro divenne corto.
Poi i passi ripresero e si allontanarono.
Vittoria riaccese la luce.
«Torna nella tua stanza.»
«No.»
«Elena.»
«Sono stata trascinata dentro questa storia senza sapere nulla. Mio padre mi ha fatto sposare Edoardo. Qualcuno ha cercato di ucciderlo. Adesso scopro che mio padre lavorava per voi. Non me ne vado senza risposte.»
Vittoria mi fissò a lungo.
«Allora devi capire una cosa. Il matrimonio non è stato organizzato soltanto per proteggere le quote di Edoardo.»
«Cos’altro?»
«È stato tuo padre a proporre il tuo nome.»
Sentii un peso nello stomaco.
«Perché?»
«Non me lo disse.»
«E lei accettò?»
«Carlo mi consegnò qualcosa.»
«Cosa?»
«Una lettera scritta da Edoardo prima dell’incidente.»
Il sangue mi gelò.
«Edoardo conosceva me?»
«Non lo so.»
Prima che potessi continuare, il telefono nella mia tasca vibrò.
Un messaggio proveniente dal numero interno dell’infermiera.
SIGNORA TORRIANI, VENGA SUBITO. SUO MARITO SI È SVEGLIATO.
Io e Vittoria ci guardammo.
Corsi.
Attraversai il corridoio e salii le scale quasi senza sentire i gradini. Quando raggiunsi la camera, trovai due medici intorno al letto.
Edoardo era seduto, pallido ma cosciente.
Questa volta non fingeva più.
I suoi occhi cercarono immediatamente i miei.
«Elena.»
Tutti nella stanza si immobilizzarono.
Vittoria arrivò dietro di me.
Uno dei medici sembrava incredulo.
«Signor Torriani, sa dove si trova?»
Edoardo ignorò la domanda.
«Elena, vieni qui.»
Mi avvicinai.
Mi afferrò il polso con una forza sorprendente.
«Hai aperto la cassaforte?»
Gli occhi di Vittoria si posarono su di noi.
Annuii appena.
«Ho trovato il rapporto. E il telefono.»
«Hai ascoltato Carlo?»
«Sì.»
Edoardo chiuse gli occhi per un istante.
«Allora tuo padre aveva ragione.»
«Su cosa?»
Prima che potesse rispondere, qualcuno entrò nella stanza.
Mio padre.
Quando vide Edoardo sveglio, si fermò sulla soglia come se avesse visto un fantasma.
Edoardo lo fissò.
«Carlo.»
Mio padre diventò pallido.
«Dio mio.»
«Nove mesi», disse Edoardo con voce roca. «Hai aspettato nove mesi.»
«Non potevo fare altro.»
«Potevi dirle la verità.»
Mio padre guardò me.
«Volevo proteggerla.»
La rabbia mi travolse.
«Proteggermi? Mi hai fatta sposare un uomo in coma!»
«Perché era l’unico modo.»
«L’unico modo per cosa?»
Mio padre aprì la bocca, ma Edoardo lo precedette.
«Per tenerti viva.»
Nella stanza cadde un silenzio assoluto.
Lo guardai incredula.
«Cosa stai dicendo?»
Edoardo lasciò lentamente il mio polso.
«L’incidente non è cominciato con me, Elena.»
Mio padre abbassò lo sguardo.
«Cominciò con tua madre.»
Sentii il respiro spezzarsi.
«Mia madre è morta di malattia.»
Nessuno rispose.
Guardai mio padre.
«Papà.»
Aveva gli occhi pieni di qualcosa che non gli avevo mai visto.
Vergogna.
«Dimmi che è vero.»
Lui non riuscì a guardarmi.
Edoardo parlò piano.
«Tre settimane prima del mio incidente, tuo padre mi consegnò dei documenti. Tua madre li aveva nascosti prima di morire.»
«Quali documenti?»
Edoardo mi fissò.
«Le prove che i milioni scomparsi dalla società non erano stati rubati da tuo padre.»
Mi avvicinai al letto.
«Da chi, allora?»
Mio padre finalmente sollevò gli occhi.
«Elena, tua madre scoprì chi stava usando il mio nome.»
«Chi?»
Le sue labbra tremarono.
Ma prima che potesse pronunciare quel nome, il monitor accanto al letto emise un segnale improvviso.
Un’infermiera entrò di corsa.
Nella confusione, Edoardo mi attirò più vicino e sussurrò qualcosa che soltanto io potevo sentire.
«La chiavetta USB che hai trovato non contiene i documenti finanziari.»
Lo guardai.
«Cosa contiene?»
I suoi occhi si spostarono lentamente verso mio padre.
«L’ultima registrazione fatta da tua madre prima di morire.»







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