Divertimento

Mio Padre Mi Fece Sposare Un Miliardario In Coma — Poi Lui Aprì Gli Occhi Quando Sentì La Mia Voce

Rimasi a fissare il mio nome sul foglio finché le lettere non sembrarono perdere significato.

«La chiave di cosa?»

Edoardo non rispose.

«Edoardo.»

Lui sollevò lo sguardo.

«Non lo so.»

«Tu sai sempre qualcosa che non vuoi dirmi.»

«Perché non voglio metterti in pericolo.»

«Sono già in pericolo.»

La mia voce tremava, ma non mi fermai. «Mi hanno fotografata. Hanno minacciato me. Qualcuno è entrato nella tua camera mentre eri appena tornato cosciente. Mia madre è morta lasciando una registrazione che parla di me. Quindi basta proteggermi. Voglio sapere perché.»


Edoardo abbassò gli occhi.

Fu Vittoria a parlare.

«Perché Laura non aveva scelto Elena per caso.»

Mi voltai verso di lei.

«Che cosa significa?»

Vittoria prese la fotografia dal tavolo e la osservò ancora una volta.

«Tua madre aveva scoperto che il fondatore della famiglia Torriani aveva creato una clausola segreta nel primo testamento dell’azienda. Non riguardava il denaro. Riguardava la successione.»

«E io cosa c’entro?»

«La clausola prevedeva che, se un erede Torriani fosse stato incapace di esercitare il proprio controllo, una persona esterna alla famiglia avrebbe potuto intervenire.»

«Chi?»


Vittoria mi guardò negli occhi.

«La discendente della donna che aveva salvato l’impero durante la sua prima crisi.»

Aggrottai la fronte.

«Non capisco.»

Mio padre fece un passo avanti.

«La madre di tua madre.»

Mi voltai lentamente.

«Nonna?»

Carlo annuì.

«Tua nonna lavorava per i Torriani molti anni fa. Ma non era soltanto una dipendente. Era la persona che aveva scoperto una frode enorme e impedito che l’azienda fallisse.»


Edoardo prese il foglio.

«Il fondatore le promise una protezione legale per la sua famiglia. La clausola è rimasta nei documenti per decenni.»

«E nessuno l’ha mai cancellata?»

«Nessuno sapeva che esistesse», rispose Vittoria. «Fino a quando Laura non la trovò.»

Sentii un nodo alla gola.

«Quindi il mio matrimonio con Edoardo…»

«Non serviva soltanto a salvare i debiti di tuo padre», disse Vittoria. «Serviva a renderti legalmente parte della successione.»

Mi sedetti lentamente.

Tutto quello che avevo creduto era falso.

Ma una domanda rimaneva.


«Chi ha organizzato davvero il matrimonio?»

Mio padre chiuse gli occhi.

«Matteo Rinaldi.»

Edoardo si alzò improvvisamente.

«Rinaldi sapeva della clausola.»

«Come fai a esserne certo?» chiesi.

«Perché era presente quando mio nonno fece modificare il trust.»

Vittoria annuì.

«Ed è per questo che non mi sono mai fidata di lui.»

Un rumore improvviso provenne dal piano superiore.


Tutti si voltarono.

Jacopo impallidì.

«Non c’è nessuno lassù.»

Edoardo iniziò a salire le scale.

«Aspetta.»

Lo seguii.

La porta della sua camera era ancora aperta. Il letto era vuoto. Ma sul pavimento c’era una seconda busta.

Edoardo la raccolse.

«È per te», disse.

La aprii.


Dentro c’era una vecchia chiave di ottone.

Insieme alla chiave, un biglietto scritto a mano.

NON CERCARE LA CASA.

CERCA CIÒ CHE LA CASA HA NASCOSTO.

Riconobbi immediatamente la calligrafia.

«È di mia madre.»

Carlo mi guardò.

«Sei sicura?»

«Sì.»

Sul retro del biglietto c’era un piccolo disegno.


Un albero.

Un lago.

E una croce.

Ricordai improvvisamente qualcosa.

«L’ulivo.»

«Cosa?» domandò Edoardo.

«Quando avevo dodici anni, mamma seppellì una scatola sotto un ulivo. Ma non era vicino alla casa.»

«Dove?»

«Dall’altra parte del lago.»

Vittoria si avvicinò.


«La vecchia cappella.»

Annuii.

«C’era un ulivo enorme dietro.»

Mio padre si irrigidì.

«Non puoi andarci.»

«Perché?»

«Perché Laura non ti portò lì per nascondere qualcosa.»

«Allora per cosa?»

Carlo rimase in silenzio.

«Papà.»


Finalmente parlò.

«Per incontrare qualcuno.»

«Chi?»

«Alessandro Torriani.»

Il nome sembrò spezzare l’aria.

Vittoria indietreggiò.

«No.»

«L’ho visto con i miei occhi», disse Carlo. «Due settimane prima che Laura morisse.»

Edoardo lo fissò.

«Mio zio era vivo.»


«Sì.»

«Perché non me l’hai mai detto?»

«Perché Alessandro mi ordinò di tacere.»

«E Laura?»

Carlo abbassò la testa.

«Laura voleva denunciarlo.»

«Per cosa?»

Mio padre guardò me.

«Per aver creato una rete di società fantasma usando il nome della famiglia Torriani.»

Edoardo rimase immobile.

«Quindi Alessandro è dietro tutto.»

«Non ne sono sicuro.»

«Ma lo hai incontrato.»

«Sì.»

«E hai lasciato che tutti credessero che fosse morto.»

Carlo si passò una mano sul viso.

«Perché mi disse che se avessi parlato, Elena sarebbe morta.»

Mi sentii gelare.

Edoardo prese la mia mano.

«Adesso capisco.»

«Cosa?»

Indicò la chiave.

«La persona che ci sta minacciando non vuole impedirci di trovare la verità.»

«Allora cosa vuole?»

Edoardo guardò verso il lago attraverso la finestra.

«Vuole che arriviamo alla cappella.»

In quel momento il telefono di Vittoria squillò.

Era un numero sconosciuto.

Rispose.

Non disse una parola.

Ascoltò per qualche secondo.

Poi il volto le cambiò.

«Chi era?» domandai.

Vittoria abbassò lentamente il telefono.

«Alessandro.»

Il mio cuore si fermò.

«Ha detto una cosa soltanto.»

«Cosa?»

Vittoria mi fissò.

«Ha detto: “Elena deve venire da sola.”»

Poi il telefono squillò di nuovo.

Questa volta sullo schermo apparve una fotografia appena ricevuta.

Era la cappella dall’altra parte del lago.

E davanti alla porta c’era mia madre.

Ma la fotografia era stata scattata il giorno stesso.

No comments yet