Il mandato arrivò alla base meno di dieci minuti dopo.
Due funzionari del Ministero della Difesa entrarono nella cappella accompagnati da quattro agenti armati.
Uno di loro teneva una cartella sigillata.
«Lei è il padre del capitano Audrey?»
«Sì.»
«È in stato di fermo per sospetta manipolazione di documenti classificati, appropriazione di fondi della Difesa e interferenza con un'indagine militare.»
Audrey fece un passo avanti.
«È impossibile. Mio padre è arrivato qui per salvarmi.»
L'uomo non la guardò nemmeno.
«Capitano, non siamo qui per discutere le accuse.»
Elena si mise tra noi.
«Prima di portarlo via, voglio vedere il mandato.»
Il funzionario glielo consegnò.
Elena lo lesse lentamente.
Poi alzò gli occhi.
«Questo mandato è stato emesso meno di un'ora fa.»
«Esatto.»
«E l'indagine è ancora in corso.»
«Non più.»
Elena indicò il documento.
«Chi ha autorizzato il trasferimento del caso?»
L'uomo rimase in silenzio per qualche secondo.
Poi pronunciò un nome.
«Il vice direttore dell'Ispettorato della Difesa.»
Sentii Audrey irrigidirsi.
Io invece rimasi calmo.
Perché conoscevo quella carica.
E conoscevo anche la procedura.
«Posso fare una telefonata?»
«No.»
«Allora non avete letto correttamente il mandato.»
L'uomo mi fissò.
«Come?»
«Il documento autorizza il fermo, ma non il sequestro del mio dispositivo personale.»
Mostrai il telefono.
«E questo dispositivo contiene la registrazione originale della chiamata di mia figlia.»
Elena capì immediatamente.
«Se lo sequestrate senza prima creare una copia forense, compromettete una prova fondamentale.»
Il funzionario esitò.
Era esattamente ciò che speravo.
«La procedura prevede una copia certificata», continuai.
«E quella copia deve essere effettuata alla presenza di un investigatore indipendente.»
Elena annuì.
«Ha ragione.»
Il funzionario strinse la mascella.
«Bene. Faremo la copia.»
Mentre gli investigatori preparavano l'apparecchiatura, mi avvicinai ad Audrey.
«Ascoltami.»
Lei mi guardò.
«Non parlare con nessuno senza Elena presente.»
«Papà, dove ti stanno portando?»
«Non lo so ancora.»
Le presi il viso tra le mani.
«Ma non avere paura.»
Lei cercò di trattenere le lacrime.
«Non voglio perderti.»
«Non mi perderai.»
Poi mi voltai verso Elena.
«Trova Miriam.»
«La troverò.»
«E cerca Ferro Dynamics.»
«Perché?»
«Perché è lì che tutto è iniziato.»
Il trasferimento avvenne in silenzio.
Ma prima di uscire dalla cappella, uno degli investigatori mi raggiunse.
Mi mise qualcosa nel palmo della mano.
Era minuscolo.
Un frammento della vecchia chiavetta di Audrey.
Lo guardai.
«Dove l'hai trovato?»
«Nel corridoio vicino agli alloggi.»
«Perché non l'hai consegnato?»
L'uomo abbassò la voce.
«Perché qualcuno l'ha cercato prima di noi.»
Poi si allontanò.
Nessuno sembrò aver notato nulla.
Misi il frammento nella tasca.
Quando arrivammo all'edificio dell'Ispettorato, mi fecero entrare in una stanza per gli interrogatori.
La porta si chiuse.
Un ufficiale sedette davanti a me.
Posò una cartella sul tavolo.
«Conosce questi documenti?»
La aprì.
C'erano copie di autorizzazioni finanziarie.
Tutte riportavano il mio nome.
«Non li ho mai firmati.»
«La firma digitale è autentica.»
«La firma può essere stata utilizzata da qualcun altro.»
«Questa è un'accusa grave.»
«Lo so.»
L'ufficiale fece scorrere un'altra pagina.
«Qui risulta che lei ha autorizzato un trasferimento verso una società collegata a Ferro Dynamics.»
«Non l'ho fatto.»
«Qui risulta che ha ordinato la chiusura di un'indagine quindici anni fa.»
Lo guardai.
«Quello è vero.»
Lui si fermò.
«Quindi ammette di aver chiuso il caso.»
«Ho eseguito un ordine.»
«Di chi?»
Quella domanda rimase sospesa.
Non avevo mai conosciuto la risposta completa.
«Del mio superiore.»
«Nome?»
Glielo dissi.
L'ufficiale prese nota.
Poi fece una cosa strana.
Chiuse la cartella.
«Sa qual è il problema?»
«Quale?»
«Il suo superiore è morto undici anni fa.»
Annuii.
«Lo so.»
«Quindi nessuno può confermare che quell'ordine sia mai esistito.»
Ecco il punto.
Qualcuno aveva aspettato quindici anni per usare contro di me una decisione che non potevo più dimostrare.
Mi appoggiai allo schienale.
«Posso farle una domanda?»
«Prego.»
«Perché avete aspettato che arrivassi alla base per arrestarmi?»
L'ufficiale non rispose.
«Se davvero pensavate che fossi responsabile, avreste potuto arrestarmi mesi fa.»
Silenzio.
«Non avevate prove.»
Lui rimase immobile.
«Le prove sono emerse questa sera.»
«No.»
Lo guardai negli occhi.
«Le prove sono emerse troppo perfettamente questa sera.»
Per la prima volta esitò.
Poi qualcuno bussò alla porta.
Un altro ufficiale entrò.
Gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
Il volto dell'uomo davanti a me cambiò.
«Cosa succede?» chiesi.
«Niente.»
«Allora perché avete appena cancellato l'interrogatorio?»
Si voltò verso di me.
«Come lo sa?»
Indicai il piccolo pannello sulla parete.
«La luce della registrazione si è spenta.»
L'uomo guardò il pannello.
Poi me.
Aveva commesso un errore.
Un errore che conoscevo bene.
Quando qualcuno interrompeva una registrazione ufficiale durante un interrogatorio, significava che non voleva lasciare traccia di ciò che stava per accadere.
La porta si chiuse di nuovo.
Ma stavolta l'uomo non si sedette.
«Il suo fermo è stato sospeso.»
«Da chi?»
«Ordine superiore.»
«Chi?»
Non rispose.
Mi consegnò il telefono.
«Può andare.»
Lo presi.
Prima di uscire, gli dissi:
«Qualcuno sta usando il mio nome per coprire qualcosa che risale a quindici anni fa.»
Lui mi guardò.
«Forse.»
«E lei sa che è vero.»
Non rispose.
Uscii.
Elena mi aspettava nel corridoio.
«Come hai fatto a uscire?»
«Qualcuno ha annullato il fermo.»
Lei mi mostrò il telefono.
«Miriam è stata trovata.»
Il cuore mi balzò nel petto.
«Dove?»
«In un vecchio deposito ferroviario a dodici chilometri dalla base.»
«È viva?»
«Sì.»
«Portami da lei.»
«Prima devo dirti una cosa.»
Elena abbassò la voce.
«Abbiamo recuperato parte dei dati dalla chiavetta.»
«Cosa c'era?»
«Un elenco di pagamenti.»
«Lo stesso dell'unità di memoria?»
«No.»
Mi mostrò lo schermo.
«Questi sono pagamenti effettuati quindici anni fa.»
Guardai le date.
Erano identiche a quelle del vecchio caso.
Poi vidi il destinatario.
Mi mancò il respiro.
Non era Ferro Dynamics.
Era una società registrata sotto un nome diverso.
**Torri Strategic Consulting.**
Guardai Elena.
«Torri.»
Lei annuì.
«È stata costituita tre mesi dopo la chiusura della tua indagine.»
Sentii il sangue gelarsi.
«Da chi?»
Elena mi porse un documento.
Il nome del fondatore era scritto in fondo.
**Arturo Torri.**
Ma sotto la firma compariva un secondo nome.
Quello di una persona che non mi aspettavo di vedere.
**Miriam Torri.**
La guardai.
«Quindi erano entrambi coinvolti.»
«Forse.»
«Non forse.»
Indagai ancora.
«Miriam ha appena detto di non fidarmi di Arturo.»
«E questo potrebbe essere vero.»
«Oppure sta cercando di scaricare tutto su di lui.»
Elena annuì.
«È quello che dobbiamo scoprire.»
Raggiungemmo il deposito poco dopo.
Miriam era seduta su una vecchia panca, con una coperta sulle spalle.
Aveva perso completamente l'atteggiamento impassibile che aveva mostrato alla base.
Quando mi vide, abbassò lo sguardo.
«Sei venuto.»
«Dovevo sapere la verità.»
Lei chiuse gli occhi.
«Non tutta la verità può essere detta qui.»
Elena si fermò davanti a lei.
«Allora cominci da quella che può essere dimostrata.»
Miriam rimase in silenzio.
Poi guardò me.
«Quindici anni fa, tuo padre non era il vero obiettivo.»
Mi irrigidii.
«Mio padre?»
«No.»
Scosse la testa.
«Tu.»
Sentii Audrey nella mia mente.
La sua voce.
“Papà… aiutami.”
Miriam continuò.
«La tua indagine stava per scoprire chi finanziava davvero Ferro Dynamics.»
«Chi?»
Lei esitò.
Poi pronunciò un nome.
Un nome che non avevo sentito da quindici anni.
«Il direttore generale dell'Ispettorato della Difesa.»
Elena rimase immobile.
«È impossibile.»
Miriam la guardò.
«È ancora vivo.»
Poi abbassò la voce.
«Ed è la persona che ha firmato il mandato contro di te questa sera.»
Per qualche secondo nessuno parlò.
Poi il mio telefono vibrò.
Un messaggio.
Non c'era alcun numero.
Solo una frase.
**HAI ANCORA TEMPO PER SALVARE AUDREY.**
Un secondo messaggio arrivò subito dopo.
**MA DEVI SCEGLIERE CHI TRADIRE.**
Guardai Miriam.
Poi Elena.
E capii che qualcuno non stava più cercando soltanto di incastrarmi.
Stava cercando di costringermi a scegliere tra due persone che conoscevo.
E una di quelle due persone aveva appena iniziato a raccontarmi la verità.
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