Per alcuni secondi nessuno si mosse.
Sul monitor era rimasta soltanto quella frase.
**AUTORIZZAZIONE: DIRETTORE GENERALE.**
Elena fu la prima a reagire.
«Scollega tutto.»
L'investigatore staccò immediatamente il sistema forense dalla rete.
«Troppo tardi. Ha già avuto accesso al dispositivo.»
«Quanto tempo ha avuto?»
«Meno di un minuto.»
Guardai Audrey.
«Ha copiato il file?»
L'investigatore scosse la testa.
«Non il contenuto completo.»
Audrey abbassò lo sguardo.
«Quindi abbiamo perso tutto.»
«No», dissi.
Lei mi guardò.
«Perché?»
Presi il frammento della vecchia chiavetta dalla tasca e lo posai sul tavolo.
«Perché qualcuno ha dimenticato che non ho mai affidato tutte le prove a un solo dispositivo.»
Elena fissò il piccolo pezzo di plastica.
«Cos'è?»
«Una parte della chiavetta di Audrey.»
«Pensavo fosse inutilizzabile.»
«Lo pensavo anch'io.»
L'investigatore la prese con cautela.
«Potrebbe contenere ancora una memoria parziale.»
«Recuperala.»
L'uomo iniziò a lavorare.
Miriam rimase in silenzio.
Poi disse:
«Non avete molto tempo.»
Mi voltai.
«Perché?»
«Perché se il direttore generale ha usato la sua autorizzazione per entrare nel sistema, significa che sa che M-17 è stato scoperto.»
Elena annuì.
«E sa anche che lei ci sta aiutando.»
Miriam abbassò lo sguardo.
«Sì.»
«Allora perché non è già venuto a prenderla?»
Miriam esitò.
«Perché prima vuole che facciamo una cosa.»
«Quale?»
«Che portiamo le prove alla capitale.»
Elena rimase immobile.
«Perché sarebbe un errore?»
«Perché il suo ufficio controlla l'accesso alle prove classificate.»
La guardai.
«Quindi vuole che gli consegniamo tutto.»
«Esatto.»
Audrey si alzò lentamente dal letto.
«Allora non possiamo andare.»
«No», disse Elena. «Non possiamo andare da soli.»
L'investigatore sollevò improvvisamente lo sguardo.
«Ho recuperato qualcosa.»
Tutti ci avvicinammo.
Sul monitor comparve una cartella corrotta.
Solo il venti per cento dei dati era leggibile.
«Aprila.»
La prima pagina mostrava una lista di trasferimenti.
La seconda conteneva date.
La terza mostrava un codice.
**M-17 / AUTORIZZAZIONE FINALE.**
Poi apparve una scansione.
Era una pagina vecchia di quindici anni.
Riconobbi immediatamente la mia firma.
Ma questa volta qualcosa era diverso.
Sotto la firma c'era una nota scritta a mano.
**RIFIUTO DI AUTORIZZAZIONE.**
Rimasi senza parole.
«Questa non è la versione che ho visto allora.»
Elena mi guardò.
«Cosa significa?»
«Significa che il documento originale diceva che avevo rifiutato il trasferimento.»
Miriam fece un passo avanti.
«Allora la copia che hai ricevuto quindici anni fa era falsa.»
Sentii il sangue gelarsi.
«Mi hanno mostrato un documento diverso.»
«E tu hai creduto che l'ordine fosse stato eseguito.»
Annuii lentamente.
«Sì.»
Audrey mi guardò.
«Papà, quindi non hai mai chiuso quell'indagine.»
«No.»
Elena osservò lo schermo.
«Qualcuno ha sostituito il documento originale.»
L'investigatore aprì un'altra cartella.
«C'è una registrazione.»
Premette il pulsante.
Una voce maschile riempì la stanza.
Era giovane.
Ma la riconobbi.
Era la voce del mio vecchio superiore.
«L'autorizzazione è stata respinta. Non posso procedere senza l'approvazione del direttore.»
Poi una seconda voce rispose.
Più bassa.
Più fredda.
«Allora farà in modo che sembri approvata.»
La registrazione terminò.
Nessuno parlò.
Elena guardò Miriam.
«Conosci questa voce?»
Miriam annuì.
«Sì.»
«Di chi è?»
Miriam esitò.
Poi disse:
«Del direttore generale.»
In quel momento il telefono di Elena vibrò.
Guardò lo schermo.
«Hanno trovato Arturo.»
Mi voltai.
«Dove?»
«Nel suo ufficio.»
«È vivo?»
«Sì.»
«Portatelo qui.»
Elena scosse la testa.
«Non possiamo.»
«Perché?»
«Perché ha appena chiesto protezione.»
«Da chi?»
Elena mi guardò.
«Da Miriam.»
Miriam impallidì.
«Io non gli farei mai del male.»
«Lo so», disse Elena. «Ma Arturo sostiene di avere prove che lei abbia ordinato l'intera operazione.»
Guardai Miriam.
Per la prima volta vidi paura autentica nei suoi occhi.
«Sta mentendo.»
«Perché?»
«Perché se Arturo parla, io sono finita.»
Elena incrociò le braccia.
«Oppure perché teme che possa raccontare la verità.»
Miriam abbassò lo sguardo.
«Ho fatto delle cose sbagliate.»
Audrey la fissò.
«Lo sappiamo.»
«Ma non ho ordinato quello che è successo a te.»
«Hai chiamato me instabile.»
«Sì.»
«Hai lasciato che Giuliano mi chiudesse dentro.»
Miriam chiuse gli occhi.
«Sì.»
Audrey trattenne il respiro.
«Perché?»
Miriam impiegò diversi secondi a rispondere.
«Perché pensavo di proteggerti.»
Audrey scosse la testa.
«Mi hai distrutta per proteggermi?»
Miriam abbassò lo sguardo.
«Pensavo che se avessi collaborato, ti avrebbero lasciata in pace.»
«Chi?»
Miriam non rispose.
Elena insistette.
«Chi la minacciava?»
Miriam guardò me.
«Il direttore generale.»
Silenzio.
«Aveva informazioni sulla mia famiglia. Sui miei conti. Su vecchi errori di servizio.»
Elena disse:
«Quindi ti teneva sotto ricatto.»
«Sì.»
Audrey si allontanò lentamente.
«E io ero il prezzo.»
Miriam iniziò a piangere.
«Non volevo questo.»
«Ma è successo.»
La voce di Audrey era calma.
Quasi più dolorosa di un urlo.
«È successo perché hai scelto di obbedire.»
Miriam annuì.
«Lo so.»
Io guardai Elena.
«Dobbiamo prendere Arturo.»
«Prima dobbiamo trovare il direttore.»
«Dove?»
Elena mostrò il telefono.
«Sta venendo qui.»
Mi irrigidii.
«Qui?»
«Ha appena richiesto un incontro ufficiale con la squadra investigativa.»
«Da solo?»
«No.»
Elena abbassò la voce.
«Con una squadra di sicurezza del Ministero.»
Guardai Audrey.
«Deve essere trasferita.»
«No», disse lei.
«Audrey.»
«No, papà.»
Mi prese la mano.
«Sono scappata abbastanza.»
La guardai.
«Questa volta voglio restare.»
Elena annuì lentamente.
«Potrebbe essere l'unica cosa che non si aspettano.»
Preparammo una stanza sicura nel piano sotterraneo della struttura.
L'investigatore continuava a recuperare i dati dalla chiavetta.
Ogni minuto appariva un nuovo frammento.
Un nome.
Un pagamento.
Una firma.
Poi finalmente comparve qualcosa di completo.
Una tabella.
Diciassette nomi.
Accanto a ogni nome c'era una data.
E nell'ultima colonna compariva la parola:
**DISPOSIZIONE.**
Sotto i primi sedici nomi erano indicate varie azioni.
Trasferimento.
Licenziamento.
Silenzio.
Pressione disciplinare.
Ma accanto al diciassettesimo nome non c'era alcuna azione.
C'era soltanto:
**ELIMINAZIONE DEL TESTIMONE.**
Il nome era il mio.
Audrey vide lo schermo.
«Papà...»
Elena si avvicinò.
«Questo cambia il caso.»
Scossi la testa.
«No.»
Guardai la data.
Era stata inserita quindici anni fa.
Molto prima che Audrey sposasse Giuliano.
Molto prima che entrasse in quell'unità.
Qualcuno aveva deciso che un giorno avrei dovuto sparire.
E ora finalmente capivo perché mia figlia era diventata il bersaglio.
Non era stata scelta soltanto per ricattarmi.
Era stata scelta perché il piano originale aveva fallito.
Elena lesse l'ultima riga.
«Eliminazione del testimone.»
Poi mi guardò.
«Tu eri il testimone.»
«Sì.»
Un rumore metallico risuonò nel corridoio.
Tutti si voltarono.
Un agente entrò rapidamente.
«Agente Croce.»
«Parli.»
«Il direttore generale è arrivato.»
Elena guardò l'orologio.
«Quanti uomini?»
«Otto.»
«Armi?»
«Equipaggiamento tattico completo.»
Miriam si alzò.
«È venuto per me.»
«No», dissi.
Tutti mi guardarono.
«È venuto per le prove.»
Elena annuì.
«E se non può prenderle...»
«Distruggerà chiunque possa testimoniarlo.»
Audrey mi strinse la mano.
Poi, dall'altra parte della porta blindata, sentimmo una voce.
Calma.
Autoritaria.
Una voce che avevo sentito quindici anni prima.
«Aprire la porta.»
Il direttore generale era finalmente davanti a noi.
E per la prima volta dopo quindici anni...
Sapevo esattamente chi stavo affrontando.
Continua — clicca su “Parte 9” per leggere il seguito.







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