Divertimento

«Papà, aiutami»: mia figlia era intrappolata nella base militare e suo marito parlava di “disciplina”

Guardai il messaggio ancora una volta.

**DEVI SCEGLIERE CHI TRADIRE.**

Non c'era un numero.

Non c'era un mittente.

Solo quelle parole.

Elena tese la mano.

«Fammi vedere.»

Le passai il telefono.

Lei lesse il messaggio e poi guardò Miriam.

«Chi sa che Audrey è ancora sotto protezione?»


Miriam scosse lentamente la testa.

«Non abbastanza persone da poterlo sapere.»

«Questo non è vero», dissi.

Entrambe mi guardarono.

«Chiunque abbia accesso alla catena di comando potrebbe sapere che mia figlia è una testimone fondamentale.»

Miriam abbassò lo sguardo.

«Non è questo il problema.»

«Allora qual è?»

Inspirò profondamente.

«Il messaggio non parla di Audrey.»


Elena la fissò.

«Che cosa intende?»

Miriam guardò me.

«Parla di me e Arturo.»

Rimasi in silenzio.

«Vogliono che tu creda che uno di noi sia responsabile di tutto.»

«E lo è?»

Miriam non rispose.

Quella esitazione bastò.

«Miriam.»


Lei chiuse gli occhi.

«Arturo ha partecipato all'operazione.»

Elena si irrigidì.

«Quale operazione?»

«Quella che ha trasformato le denunce delle mogli in strumenti di controllo.»

Audrey mi venne immediatamente in mente.

I suoi lividi.

Il taglio sulla fronte.

Il modo in cui Giuliano aveva parlato di disciplina.

«Arturo ordinava di modificare i rapporti», continuò Miriam. «Ma non era lui a decidere chi doveva essere colpito.»


«Chi decideva?»

Miriam guardò verso la porta del deposito.

«Il direttore generale.»

Elena strinse la mascella.

«Hai prove?»

«Sì.»

«Dove?»

Miriam esitò.

«Nella mia abitazione.»

«Allora dobbiamo andarci.»


«No.»

La risposta fu immediata.

«È il primo posto che controlleranno.»

«Allora dove sono le prove?»

Miriam mi guardò.

«In un luogo che Arturo non conosce.»

Non ebbi il tempo di chiedere altro.

Il telefono di Elena squillò.

Rispose.

Ascoltò per pochi secondi.


Poi il suo volto cambiò.

«Ripeta.»

Silenzio.

«Quanti?»

Si voltò verso di me.

«Abbiamo un problema.»

«Cosa?»

«Due agenti della polizia militare sono stati trovati privi di sensi alla base.»

«Feriti?»

«Vivi. Ma qualcuno ha sottratto le loro armi e i dispositivi di comunicazione.»


Miriam si alzò lentamente.

«Sono venuti a prendere Audrey.»

Mi voltai verso di lei.

«Dov'è mia figlia?»

Elena prese il telefono.

«L'abbiamo trasferita in una struttura medica protetta.»

«Dove?»

«Non posso dirlo.»

«Elena.»

«Nemmeno io conosco l'indirizzo completo.»


Mi fermai.

Era esattamente ciò che volevo sentire.

Audrey era al sicuro.

Almeno per il momento.

Poi Elena ricevette un'altra chiamata.

Questa volta ascoltò soltanto per pochi secondi.

«No.»

Si voltò.

«Non toccatela.»

Una pausa.


«Arrivo.»

Chiuse.

«Cosa è successo?»

«Audrey ha chiesto di parlare con me.»

«Perché?»

«Dice di aver ricordato qualcosa.»

Il viaggio verso la struttura medica fu breve.

Quando arrivammo, Audrey era seduta su un letto, con una fasciatura sulla fronte.

Quando mi vide, si alzò immediatamente.

«Papà.»


La abbracciai.

«Come stai?»

«Meglio.»

Poi guardò Elena.

«Ho ricordato il giorno in cui tutto è cominciato.»

Elena prese una sedia.

«Raccontaci.»

Audrey chiuse gli occhi.

«Tre mesi fa, prima di trovare i rapporti modificati, Giuliano mi portò nell'ufficio di suo padre.»

«Arturo?»

«Sì.»

«Cosa successe?»

«C'erano Arturo e Miriam.»

Miriam, che era rimasta in fondo alla stanza, abbassò lo sguardo.

Audrey continuò.

«Stavano discutendo.»

«Di cosa?»

«Di me.»

Sentii il petto stringersi.

«Dicevano che ero diventata un problema.»

Elena intervenne.

«Hai sentito perché?»

Audrey annuì.

«Perché avevo iniziato a fare domande sui fascicoli.»

Poi esitò.

«Ma non era quello che mi fece paura.»

«Cos'altro?»

«Arturo disse una cosa.»

Audrey mi guardò.

«Disse: “Se continua, useremo il padre.”»

La stanza sembrò diventare improvvisamente più fredda.

Elena guardò Miriam.

«È vero?»

Miriam non rispose.

Audrey continuò.

«Poi Miriam disse che non era necessario. Disse che tu non dovevi essere coinvolto.»

«E Arturo?»

«Le disse che non era più una sua decisione.»

Miriam chiuse gli occhi.

«Perché non me l'hai detto?»

Audrey la guardò.

«Perché quando ho provato a parlarne con te, mi hai detto che ero emotivamente instabile.»

Miriam non rispose.

Aveva finalmente perso ogni difesa.

Poi Audrey disse qualcosa che nessuno di noi si aspettava.

«Ma c'era un'altra persona nella stanza.»

Mi voltai.

«Chi?»

«Non lo so.»

«Come sarebbe a dire?»

«Era dietro la porta.»

Audrey strinse le dita.

«Non l'ho vista bene. Ma ho sentito la sua voce.»

«La riconosceresti?»

«Sì.»

Elena si avvicinò.

«Cosa disse?»

Audrey abbassò lo sguardo.

«Disse: “Tra tre mesi sarà troppo tardi. A quel punto la firma sarà già stata usata.”»

Mi si gelò il sangue.

La firma.

La mia firma.

Non stavano improvvisando.

Avevano preparato tutto mesi prima.

Elena guardò Miriam.

«Chi sapeva che tuo genero aveva accesso alle credenziali di Audrey?»

Miriam rispose lentamente.

«Arturo.»

«Chi altro?»

«Il direttore generale.»

«E lei?»

Miriam annuì.

«Anch'io.»

Audrey mi afferrò la mano.

«Papà, c'è ancora qualcosa.»

«Cosa?»

«Il giorno in cui ho copiato i fascicoli, ho visto un file che non avevo mai aperto.»

«Che file?»

«Si chiamava M-17.»

Elena si irrigidì.

«M-17?»

«Sì.»

Elena guardò me.

«Che cosa significa?»

Scossi la testa.

«Non lo so.»

Miriam invece impallidì.

«Io sì.»

Tutti si voltarono verso di lei.

«M-17 era il codice interno dell'indagine che tuo padre ha chiuso quindici anni fa.»

Sentii un peso enorme sul petto.

La vecchia indagine.

La firma.

Ferro Dynamics.

Le denunce.

Audrey.

Tutto conduceva allo stesso punto.

Elena si avvicinò.

«Dove hai visto quel file?»

Audrey rispose:

«Sul computer di Arturo.»

Miriam fece un passo indietro.

«No.»

«Cosa c'è?» chiesi.

Lei mi guardò.

«M-17 non conteneva soltanto informazioni sull'indagine.»

«Cos'altro conteneva?»

Miriam abbassò la voce.

«Conteneva l'elenco delle persone che avevano partecipato alla copertura.»

Elena prese immediatamente il telefono.

«Possiamo recuperarlo?»

Audrey annuì.

«Avevo fatto una copia.»

«Dove?»

Audrey esitò.

Poi guardò me.

«Non sulla chiavetta.»

Per la prima volta quella notte vidi qualcosa nei suoi occhi che non era paura.

Era speranza.

«Dove l'hai salvata?»

«Nel sistema di emergenza che hai installato sul mio telefono.»

Mi voltai verso Elena.

Il sistema che avevo creato anni prima aveva salvato la chiamata di Audrey.

Ma se aveva copiato anche quel file...

Potevamo finalmente avere la prova che cercavamo.

Elena prese il dispositivo.

«Allora recuperiamolo.»

L'investigatore entrò nella stanza pochi minuti dopo.

Collegò il telefono a un sistema forense.

La schermata si illuminò.

Cartelle.

Registrazioni.

Dati criptati.

Poi apparve una directory nascosta.

**M-17.**

L'investigatore la aprì.

Comparvero diciassette nomi.

I primi erano ufficiali.

Poi funzionari.

Poi imprenditori.

E infine...

Il nome del direttore generale dell'Ispettorato della Difesa.

Sotto il suo nome compariva una seconda voce.

**AUTORIZZAZIONE ORIGINALE: NON ARCHIVIATA.**

Elena guardò lo schermo.

«Questa è la prova che ci serve.»

Ma prima che potessimo copiarla, il sistema emise un allarme.

Una finestra rossa comparve sul monitor.

**ACCESSO REMOTO RILEVATO.**

L'investigatore cercò di bloccarlo.

Troppo tardi.

Una sola riga apparve sullo schermo.

**M-17 È STATO RIAPERTO.**

Poi tutti i file scomparvero.

Audrey mi guardò terrorizzata.

«Papà...»

Io guardai Elena.

«Non è stato un hacker qualsiasi.»

«Come lo sai?»

Indicai l'ultima riga rimasta sullo schermo.

**AUTORIZZAZIONE: DIRETTORE GENERALE.**

E in quel momento capii che l'uomo che aveva ordinato tutto non stava più cercando di nascondere le proprie tracce.

Aveva appena deciso di uscire dall'ombra.

E ora sapeva esattamente dove eravamo.

Continua — clicca su “Parte 8” per leggere il seguito.

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