Per diciannove anni avevo creduto che il pericolo avesse il volto di uomini come Vittorio De Santis.
Uomini addestrati a mentire.
Uomini capaci di far sparire persone, documenti e intere operazioni.
Mi sbagliavo.
Il vero potere non aveva bisogno di nascondersi.
Poteva sedere davanti alle telecamere, prestare giuramento e parlare di sicurezza nazionale mentre ordinava la morte di una donna incinta.
Sul tablet di Chen, il volto riflesso nel vetro apparteneva al ministro Lorenzo Valenti.
De Santis guardò lo schermo.
«Adesso capisci.»
«Capisco che hai lavorato per lui.»
«All’inizio.»
Laura Ferri intervenne.
«Colonnello, non abbiamo tempo per processi morali. Valenti sa che siamo qui.»
Come a confermarlo, le luci del corridoio cambiarono.
Rosse.
Poi un allarme silenzioso lampeggiò sopra le porte.
Chen abbassò gli occhi sul tablet.
«La rete interna è stata isolata.»
«Quanto abbiamo?»
«Forse minuti.»
De Santis aprì una porta laterale.
Dietro c’era un ascensore blindato.
«L’archivio Orfeo è tre livelli sotto di noi.»
«E Giulia non è qui», dissi.
«Il suo sangue sì.»
Estrasse una piccola custodia refrigerata.
La fiala.
Avrei voluto spezzargli il collo.
Invece pensai come un comandante.
«Non basta.»
De Santis annuì.
«Servi tu.»
Entrammo nell’ascensore.
Reyes alla mia destra.
Bianchi alla sinistra.
Chen dietro di noi.
Laura Ferri, Moretti e Conti rimasero sopra.
«Non vengono?» chiesi.
De Santis non sorrise.
«Hanno paura di ciò che troveremo.»
L’ascensore scese così profondamente che sentii cambiare la pressione nelle orecchie.
Quando le porte si aprirono, davanti a noi c’era una stanza circolare.
Al centro, un terminale isolato.
Nessuna connessione esterna.
Nessun simbolo ufficiale.
Soltanto una scritta incisa sulla parete.
**ORFEO NON DIMENTICA.**
De Santis inserì la fiala in un lettore.
Luce verde.
Sul terminale comparve:
**CHIAVE BIOLOGICA G.R. CONFERMATA.**
Poi:
**AUTORIZZAZIONE COMANDO RICHIESTA.**
Appoggiai la mano sul sensore.
Una linea luminosa attraversò il palmo.
«Identificarsi», disse una voce sintetica.
Per diciannove anni avevo cercato di seppellire quel nome.
Ora lo pronunciai.
«Colonnello Daniele Valli. Comandante, Task Force Spettro.»
Silenzio.
Poi tutte le pareti si accesero.
Migliaia di cartelle.
Fotografie.
Registrazioni.
Nomi.
Date.
Orfeo si aprì.
Chen rimase senza parole.
Bianchi sussurrò:
«Dio mio.»
Non era un programma di diciassette soggetti.
Erano centinaia.
Alcuni archivi risultavano chiusi.
Altri attivi.
Funzionari.
Consulenti.
Ufficiali.
Magistrati.
Dirigenti di società strategiche.
Persone preparate per avvicinarsi, sostituire o manipolare bersagli ritenuti utili.
Ma qualcosa non tornava.
«De Santis.»
Lui mi guardò.
«Hai detto che Orfeo era stato sospeso diciannove anni fa.»
«Lo era.»
Chen aprì una cartella.
Data di attivazione: sette mesi prima.
Poi un’altra.
Tre anni prima.
Un’altra ancora.
Otto settimane prima.
Il programma non era stato riattivato.
Non si era mai fermato.
Reyes fissò De Santis.
«Tu lo sapevi?»
«No.»
Per la prima volta gli credetti.
Chen cercò il nome Valenti.
Apparvero centinaia di autorizzazioni.
Pagamenti.
Ordini criptati.
Operazioni mai sottoposte ad alcun controllo parlamentare.
Poi trovò il fascicolo di Elena.
Mi avvicinai allo schermo.
**ELENA VALLI — INCIDENTE DI CONTENIMENTO.**
Aprii il file.
Video.
Una stanza d’ospedale.
Elena era seduta sul letto, poche ore dopo il parto.
Debole.
Ma viva.
Valenti entrò.
All’epoca era molto più giovane.
Posò una cartella davanti a lei.
«Dammi la chiave.»
Elena lo guardò.
«No.»
«Hai una figlia adesso.»
«È proprio per questo che non te la darò.»
Sentii le mani chiudersi a pugno.
Valenti si chinò.
«Tuo marito non potrà proteggervi da ciò che non sa.»
Elena sorrise.
Un sorriso stanco.
«Daniele non deve proteggere il segreto.»
Valenti si fermò.
«Cosa significa?»
«Significa che quando capirà, sarà troppo tardi per voi.»
Il video si interruppe.
«Continua», dissi.
Chen aprì il segmento successivo.
Ma prima che iniziasse, tutte le schermate diventarono nere.
Una nuova voce riempì la stanza.
La conoscevo.
Lorenzo Valenti.
«Daniele.»
De Santis alzò lo sguardo.
«Ci ha trovati.»
«No», disse Chen. «È dentro il sistema da prima che arrivassimo.»
La voce continuò.
«Elena aveva sempre avuto un talento per complicare le cose.»
Sul terminale comparve un conto alla rovescia.
05:00.
«Che cos’è?» chiese Reyes.
Chen digitò freneticamente.
«Protocollo di cancellazione.»
Bianchi imprecò.
«Cinque minuti per scaricare diciannove anni di archivi?»
«Impossibile.»
Valenti rise attraverso gli altoparlanti.
«Avete passato tutti questi anni a cercare la verità. Sarebbe un peccato perderla proprio ora.»
Poi una seconda finestra apparve.
Video in diretta.
La casa di montagna.
Giulia.
Serra era a terra vicino alla porta.
Non riuscivo a capire se fosse cosciente.
Due uomini mascherati trascinavano Giulia fuori.
Il mondo intorno a me sparì.
«No.»
Valenti continuò.
«Puoi salvare l’archivio, Daniele.»
Il conto scese a 04:27.
«Oppure puoi salvare tua figlia.»
Sul video, Giulia tentava di liberarsi.
Uno degli uomini le puntò qualcosa contro il fianco.
«Se lasci questa stanza adesso, perderai Orfeo per sempre.»
Reyes mi afferrò il braccio.
«Daniele, lui vuole dividerti.»
«Lo so.»
«Se vai da Giulia, distrugge le prove.»
Bianchi guardò il conto.
«Se resti, può portarla ovunque.»
Chiusi gli occhi per mezzo secondo.
Padre.
Comandante.
Per tutta la mia vita gli altri avevano cercato di costringermi a scegliere quale dei due dovessi essere.
Quando li riaprii, guardai Chen.
«Puoi rallentare la cancellazione?»
«Forse.»
«Quanto?»
«Non lo so.»
Mi voltai verso Reyes e Bianchi.
«Restate con lei.»
De Santis fece un passo avanti.
«Daniele, se esci—»
«Tu vieni con me.»
Si immobilizzò.
«Perché?»
«Perché conosci Valenti meglio di chiunque altro.»
Sul monitor, il veicolo con Giulia partì dalla casa.
Chen ingrandì la targa.
«La sto seguendo.»
Un punto rosso apparve sulla mappa.
Roma.
Direzione sud.
Poi De Santis impallidì.
«So dove la sta portando.»
Lo fissai.
«Dove?»
«All’ospedale dove Elena è morta.»
Il conto segnava 03:51.
E in quel momento capii che Valenti non stava soltanto cercando di cancellare Orfeo.
Voleva finire, nello stesso luogo, ciò che aveva iniziato diciannove anni prima.
**Continua — premi Parte 9 per continuare a leggere.**







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