Matteo Greco fissava l’avviso di sfratto rosa come se fosse un certificato di morte.
«Giulia», disse lentamente, «chi ha dato questo a tua madre?»
Strinsi più forte il mio zaino. «Il proprietario di casa. Ha detto che abbiamo tre giorni.»
Matteo prese l’avviso con le dita tremanti. I suoi occhi scorsero l’indirizzo, poi si fermarono sul nome di mia madre.
**Elena Conti.**
Gli si mozzò il respiro.
Intorno a noi, l’atrio di marmo era sprofondato nel silenzio.
«Dov’è tua madre adesso?»
«Al lavoro», sussurrai. «Fa le pulizie nelle stanze dell’ospedale.»
Matteo si voltò di scatto verso il suo assistente. «Chiama l’ufficio legale. Voglio tutti i registri immobiliari collegati a Via Aldrighi. Subito.»
L’addetta alla reception che pochi istanti prima mi aveva minacciata sembrò improvvisamente nervosa.
Io non capivo perché.
Matteo si accovacciò davanti a me, in modo che i nostri occhi fossero alla stessa altezza.
«Giulia, tua madre ti ha mai parlato di qualcuno di nome Giovanni Greco?»
Scossi la testa.
Il suo volto si irrigidì.
«Mio fratello minore è scomparso dodici anni fa», disse piano. «Tre settimane prima di sparire, mi disse di essersi innamorato di una donna di nome Elena.»
Sentii lo stomaco stringersi.
Prima che potessi parlare, uno degli avvocati di Matteo attraversò in fretta l’atrio con un tablet in mano.
«Signore, abbiamo trovato qualcosa.»
Matteo si alzò.
L’avvocato abbassò la voce, ma io sentii ogni parola.
«L’edificio in cui vive Giulia è stato acquistato tramite una società di comodo dodici anni fa.»
Gli occhi di Matteo si strinsero.
«Di proprietà di chi?»
L’avvocato deglutì.
«Giovanni Greco.»
Mi sembrò che la stanza si inclinasse.
Matteo mi guardò di nuovo, ma questa volta nella sua espressione non c’era sospetto.
C’era paura.
Poi l’avvocato continuò.
«C’è dell’altro. Poco prima di scomparire, Giovanni trasferì la proprietà in un trust.»
«A favore di chi?»
L’avvocato girò il tablet verso di lui.
Matteo fissò lo schermo.
Si portò una mano alla bocca.
Feci un passo più vicino.
«Che cosa c’è scritto?»
Abbassò lo sguardo verso di me, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime.
«La beneficiaria è una bambina di nome Giulia Elena Conti.»
Il mio cuore si fermò.
«Sono io.»
Matteo annuì lentamente.
Ma prima che qualcuno potesse aggiungere una sola parola, le porte d’ingresso chiuse a chiave cominciarono improvvisamente a tremare con violenza.
Un uomo all’esterno stava battendo con forza contro il vetro.
Quando Matteo vide il suo volto, sussurrò qualcosa che fece immediatamente portare alla radio la mano di ogni addetto alla sicurezza.
«È impossibile.»
Fissai lo sconosciuto.
La voce di Matteo si spezzò.
«Mio fratello è morto da dodici anni.»
L’uomo fuori sollevò una mano e indicò direttamente me.
**Continua… Clicca sulla Parte 3 per continuare a leggere.**







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