Divertimento

Due Mesi Dopo Il Divorzio, Trovai La Mia Ex Moglie In Ospedale… Poi Scoprii Il Segreto Che Aveva Nascosto Per Me

Per qualche secondo rimasi con il telefono premuto contro l'orecchio, incapace di formulare una frase.

«Ripetilo.»

«Andrea…»

«Ripetilo.»

L'avvocato sospirò.

«Giulia mi ha lasciato una busta sigillata. Le istruzioni erano di consegnartela soltanto in caso di morte.»

La parola morte mi attraversò come ghiaccio.

Quella mattina la mia preoccupazione più grande era stata trovare parcheggio vicino al Policlinico. Poche ore dopo avevo scoperto che la donna con cui avevo condiviso cinque anni stava combattendo contro la leucemia e che, mentre io organizzavo la mia nuova vita, lei aveva apparentemente organizzato ciò che sarebbe successo dopo la sua morte.

«Voglio quella busta.»

«Non posso dartela.»

«Sono io la persona a cui è destinata.»

«Ma le condizioni sono chiarissime.»

«Non mi interessa.»

«A me deve interessare. È il mio lavoro.»

Strinsi il telefono.

«Allora dimmi almeno da dove arrivavano quei centoventimila euro.»

«Non posso entrare nei dettagli senza autorizzazione di Giulia.»

«Ma hai appena detto che il conto era intestato anche a me.»

«Formalmente sì.»

Quella parola mi insospettì.

«Formalmente?»

Ci fu un'altra pausa.

«Andrea, parla con lei.»

Poi aggiunse:

«E fallo presto.»

La telefonata terminò poco dopo.

Quella notte non dormii.

Aprii vecchi estratti conto, email, documenti del matrimonio. Cercavo qualcosa senza sapere cosa. Giulia aveva sempre gestito una parte delle nostre spese perché era più ordinata di me, ma non avevamo mai avuto abbastanza denaro da spiegare centoventimila euro.

Alle due del mattino trovai una vecchia cartella sul computer.

Documenti casa.

Dentro c'erano preventivi e fotografie degli appartamenti che avevamo visitato anni prima. In fondo trovai un foglio Excel creato da Giulia.

Casa nostra.

Lo aprii.

Aveva registrato ogni piccolo risparmio per quasi quattro anni.

Duecento euro.

Trecentocinquanta.

Cinquecento.

Accanto ad alcune cifre c'erano annotazioni.

Straordinario Andrea.

Regalo papà.

Rimborso assicurazione.

L'ultima riga risaliva a sette mesi prima.

Totale: 38.740 euro.

Non centoventimila.

Ma vedere quel file mi fece male in un modo diverso. Mentre io pensavo che i nostri sogni fossero morti, Giulia continuava ancora a mettere soldi da parte per una casa che forse credeva avremmo comprato insieme.

Alle sette del mattino avevo già deciso.

Chiamai in ufficio e dissi che non sarei andato.

Poi scrissi a Giulia.

Non ti chiederò della busta. Voglio solo sapere se oggi devi andare in ospedale.

Nessuna risposta.

Aspettai un'ora.

Poi due.

Alle dieci chiamai.

Telefono spento.

Mi dissi di rispettare i suoi spazi.

Alle undici ero già davanti alla sua palazzina.

Suonai.

Niente.

Stavo per andarmene quando la porta principale si aprì e uscì una donna sui sessant'anni con due sacchetti della spesa.

«Cerca Giulia?»

Mi fermai.

«Sì.»

La donna mi studiò.

«Lei è Andrea.»

Non era una domanda.

«Come conosce il mio nome?»

Il suo viso cambiò leggermente.

«Giulia parla poco, ma il suo nome l'ho sentito.»

«È in casa?»

La donna esitò.

«Stamattina è venuta un'ambulanza.»

Il sangue mi abbandonò il viso.

«Che cosa è successo?»

«Aveva la febbre molto alta. Ho bussato perché ieri sera non aveva ritirato una busta che le avevo lasciato. Non rispondeva. Ho usato la chiave che mi aveva dato per le emergenze.»

Non aspettai altro.

Venti minuti dopo ero al Policlinico.

Mi dissero che Giulia era stata ricoverata, ma quando chiesi di vederla, l'infermiera mi domandò:

«Lei è un familiare?»

Aprii la bocca.

Nessuna risposta uscì.

Fino a due mesi prima avrei potuto dire sono suo marito.

Adesso ero legalmente nessuno.

«Sono… il suo ex marito.»

L'infermiera abbassò lo sguardo.

«Mi dispiace, ma senza autorizzazione della paziente non posso farla entrare.»

Mi sedetti nel corridoio.

Aspettai quasi tre ore.

Alla fine uscì un medico sui cinquant'anni.

«Andrea?»

Mi alzai immediatamente.

«Sono io.»

«Giulia ha chiesto di lei.»

Quelle parole mi fecero cedere le ginocchia quasi quanto la paura.

Entrai nella stanza.

Giulia era a letto, collegata a una flebo. Sembrava ancora più pallida del giorno precedente.

«Che ci fai qui?» mormorò.

«La tua vicina mi ha detto dell'ambulanza.»

Chiuse gli occhi.

«Non avresti dovuto andare a casa mia.»

«Pensavo fossi sola.»

«Lo sono.»

Mi sedetti.

«Ho parlato con l'avvocato.»

I suoi occhi si aprirono immediatamente.

«Avevi detto che non mi avresti chiesto della busta.»

«E non te lo chiederò.»

La guardai.

«Ti chiederò dei centoventimila euro.»

Giulia rimase immobile.

«Da dove vengono?»

«Andrea, non è il momento.»

«Forse non c'è mai stato un momento giusto per noi. È questo il problema.»

Lei voltò il viso verso la finestra.

«Quei soldi non sono importanti.»

«Perché volevi darli a me?»

«Perché erano tuoi.»

«Non ho mai avuto centoventimila euro.»

«Non direttamente.»

Quelle due parole cambiarono tutto.

«Che significa?»

Giulia rimase in silenzio così a lungo che pensai non avrebbe risposto.

Poi disse:

«Ricordi l'incidente di tuo padre?»

Mi irrigidii.

Mio padre era morto sette anni prima in un incidente sul lavoro. Una caduta in un cantiere. Avevo ricevuto un piccolo risarcimento, molto meno di quella cifra.

«Cosa c'entra mio padre?»

Giulia mi guardò.

«Dopo il funerale tua madre mi chiamò.»

«Mia madre?»

I miei genitori erano separati da anni. Dopo la morte di mio padre, mia madre si era trasferita in Svizzera e i nostri rapporti erano diventati sporadici.

«Perché avrebbe chiamato te?»

Giulia aprì la bocca, ma proprio allora il medico entrò.

«Signora Conti, dobbiamo portarla per alcuni controlli.»

Mi alzai.

Giulia sembrò quasi sollevata dall'interruzione.

Prima che la portassero via, però, le presi delicatamente la mano.

«Finiremo questa conversazione.»

Lei mi guardò senza rispondere.

Rimasi ancora in ospedale.

Verso sera il mio telefono vibrò.

Numero sconosciuto.

Risposi.

«Pronto?»

Per qualche secondo sentii soltanto un respiro.

Poi una voce femminile disse:

«Andrea?»

La riconobbi immediatamente.

Non la sentivo da quasi un anno.

«Mamma?»

«Ho saputo che hai rivisto Giulia.»

Mi alzai lentamente.

«Come fai a saperlo?»

Silenzio.

Poi mia madre pronunciò una frase che trasformò la confusione in paura.

«Qualunque cosa Giulia ti abbia detto sui soldi di tuo padre, non firmare niente.»

Mi si gelò la mano attorno al telefono.

«Che cosa stai dicendo?»

Ma lei continuò, con la voce improvvisamente tesa.

«E soprattutto, Andrea… non aprire quella busta.»

No comments yet