Divertimento

Due Mesi Dopo Il Divorzio, Trovai La Mia Ex Moglie In Ospedale… Poi Scoprii Il Segreto Che Aveva Nascosto Per Me

Mia madre non cercò di negare.

Fu questo a spaventarmi più di qualsiasi altra cosa.

Rimase davanti a noi con le mani strette sul bordo del tavolo, mentre mio padre continuava a fissare il biglietto nascosto nel portachiavi.

«Elena», disse lentamente. «Che cosa hai fatto?»

Lei alzò lo sguardo.

«Quello che tu non hai avuto il coraggio di fare.»

«Dov'è la cassetta?»

«Non più in banca.»

Franco fece un passo verso di lei.

«Ti avevo detto di non toccarla.»

«Sette anni fa. Poi sei sparito e mi hai lasciata a gestire tutto.»

«Per tenervi vivi.»

«No, Franco. Perché avevi paura.»

Il volto di mio padre cambiò.

«Avevo appena rischiato di morire.»

«E nostro figlio ha seppellito un padre ancora vivo.»

«Basta!» gridai.

Entrambi tacquero.

Presi il telefono di Giulia.

«Lei è là fuori con Valli. Non mi interessa chi di voi abbia avuto ragione sette anni fa. Voglio sapere dove sono quei documenti.»

Mia madre mi guardò a lungo.

«In un deposito.»

«Dove?»

«Zona Lambrate. Affittato a nome di Giulia.»

Sentii qualcosa stringermi lo stomaco.

«Hai usato il suo nome?»

«Con il suo consenso.»

«Quando?»

«Tre anni fa.»

«Quindi l'hai coinvolta volontariamente.»

«Giulia voleva aiutare.»

«Giulia era mia moglie!»

La voce mi si spezzò.

«Avreste dovuto proteggere lei, non trasformarla nella custode dei vostri segreti.»

Mia madre abbassò gli occhi.

Per la prima volta vidi vergogna sul suo volto.

«Hai ragione.»

Quelle parole non mi diedero alcun sollievo.

Chiamammo l'ispettore indicato da mio padre. Si chiamava Lorenzo Bassi e aveva seguito una parte dell'indagine originale. Ci ordinò di non andare al deposito e promise di inviare una pattuglia.

Non avevamo neppure terminato la telefonata quando sul cellulare di Giulia arrivò un messaggio.

Una fotografia.

Giulia era seduta sul sedile posteriore di un'auto. Sembrava esausta, ma non ferita.

Sotto c'era una frase.

Porta la chiave. Vieni solo. Ore 16:00.

Seguiva un indirizzo.

Mio padre lo riconobbe.

«È il vecchio cantiere.»

Lo stesso posto in cui era caduto sette anni prima.

«Non ci vai», disse.

«Certo che ci vado.»

«È una trappola.»

«Ha Giulia.»

«E vuole te.»

Guardai l'orologio.

Mancavano meno di due ore.

Bassi arrivò venticinque minuti dopo. Gli mostrai il messaggio. Preparò rapidamente un piano: sarei andato all'incontro, ma la polizia sarebbe rimasta nelle vicinanze.

«Niente iniziative», mi disse. «Parla, guadagna tempo e non provocarlo.»

Prima di uscire, mia madre mi fermò.

Mi mise in mano una piccola busta di plastica.

Dentro c'era una chiave identica a quella del portachiavi.

«Quella che hai tu è falsa.»

La fissai.

«Cosa?»

«Giulia sostituì la chiave mesi fa.»

«Perché?»

«Aveva iniziato a sospettare che qualcuno entrasse nel suo appartamento.»

Mi sentii gelare.

«E non me l'ha detto.»

«A quel punto stavate già separandovi.»

Mia madre deglutì.

«Andrea, c'è qualcosa che devi capire. Giulia non ha taciuto perché non si fidasse di te. Ha taciuto perché pensava che meno sapessi, più saresti stato al sicuro.»

Guardai la chiave vera.

«E guarda dove l'ha portata questa scelta.»

Alle 15:58 entrai nel vecchio cantiere.

Il complesso era abbandonato da anni. Cemento annerito, finestre rotte, erbacce cresciute tra le crepe.

Valli mi aspettava al piano terra.

Giulia era seduta su una sedia alcuni metri dietro di lui.

Quando mi vide, cercò immediatamente di alzarsi.

«Andrea, no.»

«Sto bene.»

Valli sorrise appena.

Era un uomo elegante, quasi ordinario. Questo rendeva tutto più inquietante.

«Hai la chiave?»

La mostrai.

«Prima Giulia viene con me.»

«Non funziona così.»

«Allora non avrai niente.»

Valli mi studiò.

«Assomigli molto a Franco quando cerca di sembrare coraggioso.»

«Mio padre è vivo nonostante te.»

Il sorriso scomparve.

«Tuo padre ti ha raccontato una bella storia.»

«Mi ha detto che hai cercato di ucciderlo.»

«Ti ha detto perché era su quel tetto quella sera?»

Rimasi immobile.

«Non ascoltarlo», disse Giulia.

Valli si voltò verso di lei.

«Perché? Perché potrebbe finalmente capire che suo padre non era l'eroe che gli avete costruito?»

«Basta.»

Giulia cercò di alzarsi ancora, ma dovette appoggiarsi alla sedia.

Feci istintivamente un passo verso di lei.

Valli sollevò una mano.

«La chiave.»

Gliela lanciai.

Quella falsa.

La esaminò.

«Dove sono i documenti?»

«Non lo so.»

«Giulia lo sa.»

La guardai.

Lei scosse appena la testa.

Valli sospirò.

«Allora chiedile perché ha bloccato i centoventimila euro.»

«Perché aveva scoperto la firma falsa.»

«No.»

Il mio cuore accelerò.

«La firma falsa l'aveva scoperta mesi prima.»

Guardai Giulia.

Lei chiuse gli occhi.

«Che cosa hai scoperto tre giorni prima del divorzio?»

«Andrea…»

«Dimmi la verità.»

Valli sorrise amaramente.

«Diglielo, Giulia.»

Lei respirò lentamente.

«Ho scoperto chi aveva autorizzato il documento con la tua firma.»

«Chi?»

Silenzio.

«Giulia.»

I suoi occhi si riempirono di lacrime.

«Tuo padre.»

Non capii.

«Mio padre era nascosto.»

«Esatto.»

«Allora perché avrebbe falsificato la mia firma?»

«Perché quei centoventimila euro non erano soltanto un'eredità.»

Valli intervenne.

«Erano il prezzo.»

«Il prezzo di cosa?»

Giulia mi guardò.

«Del suo silenzio.»

Sentii un rumore lontano. Forse la polizia.

Valli lo sentì anche lui.

Il suo sguardo cambiò.

«Hai portato qualcuno.»

«No.»

Fece un passo indietro.

Poi Giulia si alzò improvvisamente e mi raggiunse.

Valli non cercò di fermarla.

Fu allora che capii che qualcosa non tornava.

Non sembrava un uomo che aveva rapito qualcuno.

«Giulia», sussurrai. «Ti ha costretta a venire qui?»

Lei non rispose.

«Guardami.»

Lo fece.

E capii.

«Sei venuta volontariamente.»

Le lacrime le scesero sulle guance.

«All'inizio sì.»

Il mondo sembrò inclinarsi.

«Perché?»

Prima che potesse rispondere, alcune voci risuonarono all'esterno.

«Polizia! Nessuno si muova!»

Valli alzò lentamente le mani.

Non tentò di fuggire.

Non sembrava nemmeno sorpreso.

«Finalmente», disse.

Gli agenti entrarono pochi secondi dopo.

Mentre lo portavano via, Valli si fermò accanto a me.

«Chiedi a tuo padre cosa è successo davvero quella notte.»

Poi guardò Giulia.

«E chiedile perché nella busta dell'avvocato non c'è soltanto una lettera.»

Mi voltai verso di lei.

«Cosa c'è dentro?»

Giulia tremava.

«Una registrazione.»

«Di chi?»

Abbassò gli occhi.

«Di tuo padre e Riccardo.»

Sentii il petto stringersi.

«Che cosa dicono?»

Giulia sollevò lentamente lo sguardo.

«Parlano dell'incidente.»

Fece una pausa.

«E nella registrazione, Andrea… tuo padre ammette di aver organizzato la propria scomparsa settimane prima di cadere dal cantiere.»

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