Divertimento

Durante una tormenta Mara salvò un boss ferito e suo figlio — all’alba, 420 SUV neri circondavano la sua baita

La voce di Rocco uscì dalla radio con una calma che fece più paura degli spari.

«Sei ancora vivo, Dante. Devo ammettere che mi hai deluso.»

Dante non rispose subito. Guardava la fede nuziale che Marco teneva tra due dita, ancora sporca di neve.

Mara riconobbe l’incisione interna prima ancora che Marco la portasse vicino alla luce.

E.B.

Elena Bellaro.

Per sei anni Mara aveva cercato di dimenticare quel nome.

Non ci era mai riuscita.

«Dove l’avete trovata?» chiese Dante.

«Nella tasca interna del cecchino», rispose Marco. «Nessun documento. Nessun telefono. Solo questa.»


Dante tese la mano.

Marco esitò.

«Boss…»

«Dammi la fede.»

Quando il metallo toccò il palmo di Dante, qualcosa nel suo volto si spezzò per un istante. Non abbastanza perché i suoi uomini lo vedessero.

Mara sì.

Poi la voce di Rocco tornò dalla radio.

«Ti piace il mio regalo?»

Dante afferrò l’apparecchio.

«Se hai profanato la tomba di Elena, ti strapperò il cuore.»


Una breve risata.

«Sempre così teatrale, fratello. È per questo che papà preferiva te.»

Luca si rannicchiò contro Mara.

Lei sentì il bambino tremare.

«Rocco», disse Dante, «se vuoi me, vieni a prendermi.»

«Oh, verrò. Ma non è più solo una questione tra noi.»

Silenzio.

Poi Rocco pronunciò il nome di Mara.

Non dottoressa.

Non signora Esposito.


Mara.

«Sei anni sulle montagne», continuò. «Stessa baita. Stesso lavoro. Quasi nessun viaggio. Credevi davvero che Elena fosse l’unica Bellaro a sapere dove trovarti?»

Il sangue sembrò ritirarsi dal volto di Mara.

Dante si voltò verso di lei.

Lei scosse appena la testa.

Non ne sapeva nulla.

«Che cosa vuoi?» domandò Dante.

«Quello che mi appartiene.»

«Luca non ti appartiene.»

«Non parlavo del bambino.»


La trasmissione si interruppe.

Per alcuni secondi si sentì soltanto il vento entrare dalla finestra distrutta.

Poi Marco cominciò a impartire ordini.

«Squadra Alfa sul crinale. Bravo, controllate il bosco a est. Nessuno si avvicina alla casa senza essere identificato.»

Dante si alzò.

Mara lo spinse nuovamente contro la parete.

«Tu non vai da nessuna parte.»

«Dobbiamo uscire.»

«Hai perso abbastanza sangue da riuscire a malapena a stare in piedi.»

«Rocco sa esattamente dove siamo.»


«Hai quattrocentoventi veicoli fuori.»

«E lui è riuscito comunque a mettere un cecchino abbastanza vicino da colpire la tua finestra.»

Mara non ebbe una risposta.

Marco la guardò.

«Il boss ha ragione.»

Lei indicò Luca.

«E dove vorreste portarlo? Nella villa che Rocco controlla? Nei magazzini che ha preso? In qualche rifugio che probabilmente conosce già?»

Marco serrò la mascella.

Dante fissò la fotografia che Luca teneva ancora tra le mani.

«Elena aveva preparato qualcosa.»


Mara lo guardò.

«Come fai a saperlo?»

«Perché mia moglie non affidava suo figlio a nessuno.»

Quelle parole le fecero male più di quanto avrebbe voluto ammettere.

«Eppure conosceva me.»

«È proprio questo il problema.»

Dante prese la fotografia.

Sul davanti c’erano Mara ed Elena davanti all’ospedale di Milano. Sul retro, la frase che ormai conoscevano tutti.

Se succede qualcosa, porta Luca da Mara.

Dante passò lentamente il pollice sul bordo.


«Elena aveva nascosto questa foto nel peluche.»

Luca strinse il lupo contro il petto.

«La mamma mi disse di non farlo vedere a nessuno.»

Mara si inginocchiò davanti a lui.

«Quando te l’ha detto?»

Il bambino abbassò lo sguardo.

«Prima che morisse.»

Dante rimase immobile.

«Quanto prima?»

«Quella sera.»


La stanza sembrò restringersi.

«Luca», disse Dante con estrema cautela, «tu avevi un anno quando è morta la mamma.»

Il bambino annuì.

Mara sentì un brivido.

Un bambino di un anno non poteva ricordare una conversazione simile.

Luca indicò il peluche.

«Non me l’ha detto quando ero piccolo.»

Dante lo fissò.

«Allora quando?»

«Nel messaggio.»


Marco sollevò lo sguardo.

«Quale messaggio?»

Luca affondò due dita in una cucitura aperta sotto la zampa del lupo.

Mara aveva visto quella cucitura per tutta la notte.

Aveva pensato che fosse semplicemente vecchia.

Luca tirò fuori una sottile linguetta di plastica nera.

Non più grande di un’unghia.

Marco la prese.

«Scheda di memoria.»

Dante impallidì.


«Da quanto tempo ce l’hai?»

«Da sempre.»

«E Rocco lo sa?»

Luca scosse la testa.

Poi esitò.

«Forse.»

Mara sentì il rumore prima degli altri.

Non uno sparo.

Qualcosa di più profondo.

Un rombo sotto il ghiaccio.

Marco si voltò verso la finestra.

«Che diavolo…»

Un’esplosione sollevò neve e ghiaccio sul lago dietro la baita.

Gli uomini all’esterno cominciarono a gridare.

«Cariche sul lago!»

«Unità sud, arretrate!»

«Il ghiaccio sta cedendo!»

Dante afferrò Luca.

Mara corse verso il tavolo e infilò medicinali, garze e antibiotici nella sua borsa.

«Pensavo che volessi restare», disse Dante.

«Pensavo che i tuoi quattrocentoventi uomini fossero utili.»

Nonostante tutto, Marco quasi sorrise.

Un’altra esplosione fece tremare la casa.

«Il convoglio principale non può usare la strada», disse Marco. «Hanno abbattuto alberi a nord e il ponte è bloccato.»

Dante lo fissò.

«Stanno chiudendo tutte le uscite.»

«Non tutte», disse Mara.

Entrambi si voltarono verso di lei.

Mara afferrò una lanterna e aprì la porta della dispensa.

Spostò uno scaffale.

Dietro c’era una vecchia porta di legno.

«La baita apparteneva a un contrabbandiere prima che la comprassi. C’è un passaggio che scende fino a una rimessa abbandonata dall’altro lato del pendio.»

Marco la guardò come se la vedesse per la prima volta.

«Quanto è lungo?»

«Abbastanza.»

«Dove sbuca?»

«Nel bosco, quasi un chilometro da qui.»

Dante si alzò lentamente.

«Andiamo.»

Mara lo fermò con una mano sul petto.

«Prima una cosa.»

Indicò la scheda nera.

«Se Elena è morta per quello che c’è lì dentro, io voglio sapere la verità.»

Dante la guardò negli occhi.

Fuori, un terzo boato scosse la montagna.

«Anch’io», disse.

Marco aprì la porta del passaggio.

Una corrente d’aria gelida salì dalle scale buie.

Luca prese la mano di Mara.

Dante lo vide.

Non disse nulla.

Uno alla volta scesero nel tunnel.

Dietro di loro, Marco richiuse la porta e rimise lo scaffale al suo posto.

Avevano percorso forse cento metri quando la radio alla cintura di Dante gracchiò di nuovo.

Questa volta non era Rocco.

Era uno degli uomini rimasti alla baita.

«Boss, abbiamo un problema.»

Dante si fermò.

«Parla.»

«Abbiamo controllato il corpo del cecchino.»

Una pausa.

«Non è uno degli uomini di Rocco.»

Marco si immobilizzò.

«Allora chi è?»

La voce dall’altra parte diventò più bassa.

«Porta il tatuaggio del lupo incoronato.»

Dante sollevò lentamente lo sguardo.

Il simbolo dei Bellaro.

«Boss…»

Un fruscio.

Poi arrivarono le parole che fecero cambiare il volto di Dante.

«Era uno dei nostri.»

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