Divertimento

Durante una tormenta Mara salvò un boss ferito e suo figlio — all’alba, 420 SUV neri circondavano la sua baita

Per alcuni secondi nessuno parlò.

Poi Dante afferrò Vittorio per il cappotto.

«Spiegati.»

L’anziano non cercò di liberarsi.

«Rocco non è il bersaglio finale. È una leva.»

«Una leva per cosa?»

«Per arrivare a Luca.»

Dante lo spinse contro il muro.

«Continui a ripetere il nome di mio figlio senza dirmi perché.»

Vittorio indicò la chiave nella mano di Dante.


«Quella apre una cassetta di sicurezza.»

Marco si avvicinò.

«Dove?»

«Milano.»

Dante rise senza umorismo.

«Fantastico. Quattro ore di strada durante una guerra.»

«Non dobbiamo andarci.»

Vittorio guardò la scheda di memoria.

«Elena preparò due copie.»

Mara sentì il cuore accelerare.


«Una era nel lupo.»

«Sì.»

«E l’altra?»

Vittorio abbassò lo sguardo su Luca.

«Nella cassetta.»

Dante serrò la mascella.

«Cosa contiene?»

«La stessa prova, ma firmata.»

«Firmata da chi?»

Vittorio non rispose subito.


Fuori, il vento sbatteva contro le pareti della cappella.

«Da uomini che per anni hanno lavorato con la famiglia Bellaro.»

Marco impallidì.

«Polizia?»

«Non solo.»

Vittorio cominciò a elencare.

Magistrati.

Dogane.

Società di trasporto.

Banche.


Uomini incaricati di spostare denaro e merci.

Mara lo fissò.

«Elena aveva raccolto abbastanza per distruggere tutto.»

«Non tutto.»

Vittorio indicò Dante.

«Solo la parte che aveva cominciato a muoversi senza il controllo della famiglia.»

Dante lo guardò con disprezzo.

«Parli come se questo rendesse migliore ciò che facevamo.»

Vittorio non si difese.

«Non lo rende migliore.»


Mara notò che quella risposta colpì Dante più di qualsiasi giustificazione avrebbe potuto fare.

Marco interruppe.

«La villa.»

Tutti si voltarono verso di lui.

«Se Rocco è lì, dobbiamo capire chi lo ha preso.»

Dante annuì.

«Contatta solo uomini che conosci personalmente.»

Marco lo fissò.

«Dopo quello che abbiamo scoperto, quanti sarebbero?»

«Tre.»


«Su quattrocentoventi unità?»

«Tre.»

Marco prese la radio.

Dante guardò Vittorio.

«Tu resti qui.»

L’anziano sorrise appena.

«No.»

«Non era una proposta.»

«Eppure verrò.»

Dante sollevò la pistola.


«Non costringermi.»

Vittorio lo fissò.

«L’uomo che ha preso Rocco pensa ancora che io sia morto. È l’unico vantaggio che abbiamo.»

Dante non rispose.

Mara intervenne.

«Ha ragione.»

Dante si voltò verso di lei.

«Non ti ho chiesto di scegliere da che parte stare.»

«Non sto scegliendo.»

Indicò Luca.


«Sto scegliendo il bambino.»

Dante la fissò per un lungo momento.

Poi abbassò l’arma.

Marco ricevette una risposta.

«Ho qualcuno.»

La radio gracchiò.

Una voce maschile parlava a bassa voce.

«Marco?»

«Dimmi cosa sta succedendo alla villa.»

«Caos. Sono arrivati uomini con insegne Bellaro, ma nessuno li riconosceva. Hanno preso Rocco dal garage.»


«Chi li comandava?»

«Non l’ho visto.»

«Dante?»

«Pensavamo fosse morto.»

Marco guardò immediatamente Vittorio.

«Chi?»

La voce esitò.

«Salvatore Conti.»

Dante diventò immobile.

Vittorio chiuse gli occhi.


Mara li guardò entrambi.

«Chi è?»

Dante rispose.

«Il consigliere di mio padre.»

Marco aggiunse:

«E il padrino di Rocco.»

Mara sentì un gelo salirle lungo la schiena.

«Era vivo anche lui?»

Vittorio annuì lentamente.

«Non è mai morto.»

«Allora perché nessuno lo ha visto per anni?»

Vittorio si sedette.

Per la prima volta sembrava improvvisamente vecchio.

«Perché gli avevo dato io l’ordine di sparire.»

Dante si avvicinò.

«Perché?»

«Pensavo che stesse cercando di capire chi ci tradiva.»

«E invece?»

Vittorio alzò lo sguardo.

«Forse stava costruendo tutto questo.»

Dante si voltò verso Marco.

«Quanti uomini possiamo radunare senza usare la rete principale?»

«Forse venti.»

«Bastano.»

Mara scosse la testa.

«Per entrare in una villa piena di uomini armati?»

«Non entreremo sparando.»

«E come?»

Dante guardò Vittorio.

«Useremo un morto.»

Un’ora dopo si trovavano all’interno di un vecchio fuoristrada forestale.

Niente SUV neri.

Niente simboli Bellaro.

Luca sedeva tra Mara e Dante, nascosto sotto una pesante coperta.

Marco guidava.

Vittorio era davanti.

La villa apparve tra gli alberi nel primo pomeriggio.

Dante la osservò da lontano.

«Quante volte sei entrato qui dopo la tua morte?»

«Mai.»

«Comodo.»

Vittorio ignorò il sarcasmo.

Marco fermò il veicolo dietro un edificio agricolo abbandonato.

«Da qui continuiamo a piedi.»

Un uomo li stava aspettando.

Appena vide Dante abbassò la testa.

«Boss.»

Poi vide Vittorio.

Il suo volto si svuotò.

«Madonna santa.»

Vittorio gli fece cenno di tacere.

«Rocco?»

«Nella sala riunioni.»

«Salvatore?»

«Con lui.»

Dante controllò la pistola.

«Luca resta qui con Mara.»

Il bambino afferrò immediatamente la sua manica.

«No.»

Dante si inginocchiò.

«Devi ascoltarmi.»

«Papà, ogni volta che dici così poi sparisci.»

Quelle parole lo colpirono.

Mara vide Dante esitare.

Poi gli mise una mano sulla spalla.

«Tornerà.»

Luca la guardò.

«Me lo prometti?»

Mara fissò Dante.

«Sì.»

Dante si rialzò senza dire nulla.

Seguì Vittorio e Marco verso il retro della villa.

Mara rimase con Luca nell’edificio agricolo.

Passarono cinque minuti.

Poi dieci.

La radio che Marco aveva lasciato con lei rimase silenziosa.

Al dodicesimo minuto gracchiò.

«Mara.»

Era Dante.

«Sono qui.»

La sua voce era tesa.

«Prendi Luca e vattene.»

Mara si alzò immediatamente.

«Cosa è successo?»

Una pausa.

Poi Dante parlò.

«Rocco non è prigioniero.»

Mara sentì lo stomaco chiudersi.

«Cosa significa?»

«È seduto al tavolo con Salvatore.»

Un’altra pausa.

«E davanti a loro c’è una fotografia di te.»

Mara guardò Luca.

«Di me?»

La risposta di Dante arrivò quasi in un sussurro.

«Non vogliono Luca per quello che Elena gli ha lasciato.»

«Allora perché?»

Dall’altra parte si udì un rumore.

Una sedia trascinata.

Poi Dante disse:

«Perché Elena ha messo tutto a nome tuo.»

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