Mara rimase immobile.
«A nome mio?»
Dall’altra parte della radio Dante respirò lentamente.
«Elena ha creato un fondo fiduciario sei anni fa. Le prove, le società usate per nascondere il denaro, i documenti originali… tutto è stato trasferito sotto una tutela legale che si attiva soltanto con due persone.»
Mara strinse la radio.
«Chi?»
«Luca.»
Una pausa.
«E tu.»
Il bambino alzò lo sguardo verso di lei.
Mara sentì il pavimento svanire sotto i piedi.
«Io non ho mai firmato niente.»
«Non dovevi.»
Una voce risuonò dietro Dante.
Mara la riconobbe dalla cappella.
Vittorio.
«Elena ti ha indicata come custode indipendente», continuò l’anziano attraverso la radio. «Se fosse morta, Luca avrebbe ereditato il diritto di accesso. Ma finché fosse stato minorenne, soltanto tu avresti potuto autorizzarlo.»
Mara chiuse gli occhi.
Se succede qualcosa, porta Luca da Mara.
Non era soltanto una richiesta disperata di una madre.
Era un’istruzione.
«Perché non me l’ha mai detto?»
«Per proteggerti», disse Vittorio.
Mara quasi rise.
«Ha funzionato benissimo.»
Poi la voce di Dante tornò dura.
«Mara, vattene.»
«E tu?»
Silenzio.
«Dante.»
«Salvatore vuole che tu venga qui con Luca.»
«E Rocco?»
La risposta arrivò da un’altra voce.
Non Dante.
Rocco.
«Sto cercando di evitare che mio nipote venga ucciso.»
Mara gelò.
«Hai quasi fatto uccidere suo padre.»
«Ho cercato di prendere il controllo della famiglia.»
La voce di Rocco era tesa.
«Non ho ordinato il ponte. Non ho mandato il cecchino. E non ho ucciso Elena.»
Dante intervenne immediatamente.
«Non significa che tu sia innocente.»
«Non ho detto di esserlo.»
Un rumore metallico.
Poi Rocco continuò:
«Ho spiato Dante. Ho comprato uomini. Ho preso la villa. Ho preparato una successione contro mio fratello.»
Mara guardò Luca.
«E hai detto a un bambino che suo padre sarebbe morto.»
Dall’altra parte cadde il silenzio.
«Sì.»
La risposta fu più bassa.
«Quello l’ho fatto.»
Dante disse:
«E per questo risponderai.»
«Se usciamo vivi.»
La radio crepitò.
Poi una voce sconosciuta riempì il canale.
Calma.
Anziana.
«Mara Esposito.»
Dante imprecò.
«Salvatore, stai lontano dalla radio.»
«Finalmente possiamo parlare.»
Mara sentì Luca stringerle la mano.
«Non abbiamo niente da dirci.»
«Al contrario. Elena ha costruito tutto intorno a te.»
«Elena costruiva vie d’uscita. Non trappole.»
«Eppure eccoci qui.»
Mara non rispose.
Salvatore continuò.
«Portami Luca e la chiave. Dante, Rocco e Vittorio usciranno dalla villa vivi.»
«E io?»
Una breve pausa.
«Tu hai già fatto quello che serviva.»
La minaccia era abbastanza chiara.
Mara abbassò la radio.
Luca aveva sentito tutto.
«Vuole ucciderti?»
Lei si inginocchiò.
«Non glielo permetteremo.»
«Papà ha detto che devo andare via.»
«Tuo padre pensa che sia il modo più sicuro.»
«Lo è?»
Mara guardò la villa oltre gli alberi.
«No.»
Prese il lupo di peluche dalle mani di Luca.
Toccò la cucitura sotto la zampa.
Poi qualcosa le tornò in mente.
Il video di Elena.
La frase sulla seconda copia.
La cassetta.
La chiave.
E una cosa che nessuno aveva ancora verificato.
«Luca, tua mamma ti ha mai detto cosa fare se qualcuno voleva il lupo?»
Il bambino annuì.
«Ha detto di darlo.»
Mara si fermò.
«Di darlo?»
«Sì.»
Luca indicò l’occhio mancante.
«Perché quello importante non è dentro.»
Mara lo fissò.
«Dove sarebbe?»
Il bambino indicò il collare.
Mara lo aprì.
All’interno c’era una piccola striscia metallica.
Non una memoria.
Una targhetta.
Su un lato c’erano numeri.
Sull’altro:
M.E. — L.B.
Mara sentì il cuore accelerare.
Prese la radio.
«Dante.»
Nessuna risposta.
«Dante!»
Finalmente.
«Sono qui.»
«Elena ha lasciato un altro codice.»
Vittorio parlò immediatamente.
«Leggilo.»
Mara dettò i numeri.
Silenzio.
Poi un rumore.
Carta sfogliata.
«È un conto?» domandò Marco.
«No», disse Vittorio.
La sua voce cambiò.
«È un protocollo notarile.»
Rocco bestemmiò.
«Che significa?»
Vittorio respirò profondamente.
«Che Elena non si fidava nemmeno della cassetta.»
Mara sentì la gola seccarsi.
«Dove porta?»
«A un atto depositato.»
«Dove?»
«Milano.»
«Che cosa contiene?»
Questa volta rispose Dante.
«L’identità del beneficiario finale.»
Mara aggrottò la fronte.
«Pensavo fosse Luca.»
«Luca è il beneficiario del fondo.»
«Allora chi è quello finale?»
Dante non fece in tempo a rispondere.
Dalla villa arrivò un colpo.
Poi un altro.
La radio esplose di urla.
«A terra!»
«Chiudete la porta!»
«Marco!»
Mara trascinò Luca dietro una parete.
«Dante!»
Spari.
Vetro infranto.
Poi la voce di Rocco:
«Salvatore sta scappando!»
Vittorio gridò qualcosa che Mara non comprese.
La comunicazione si interruppe.
Per dieci secondi non ci fu nulla.
Poi Marco tornò sul canale.
«Mara, ascolta attentamente.»
«Dove sono Dante e Luca—»
Si fermò.
Luca era con lei.
La paura le stava confondendo i pensieri.
«Dante. Dov’è Dante?»
«Ferito, ma cosciente.»
Mara sentì lo stomaco stringersi.
«Rocco?»
«Con noi.»
«Salvatore?»
«È uscito dal lato nord.»
«Allora avete perso.»
«No.»
Marco respirò affannosamente.
«Ha lasciato qualcosa.»
«Cosa?»
«Un telefono.»
Sul canale arrivò Dante.
La sua voce era debole.
«C’era una registrazione.»
Mara strinse la radio.
«Di chi?»
«Elena.»
Il mondo sembrò fermarsi.
«Un’altra?»
«No.»
Dante fece una pausa.
«È quella che abbiamo già visto.»
Mara non capì.
«Allora perché lasciarla?»
Fu Vittorio a rispondere.
«Perché Salvatore possiede la parte finale.»
Mara guardò Luca.
«Quale parte finale?»
«I novantadue secondi che mancavano.»
Silenzio.
Poi Dante disse:
«E in quei novantadue secondi Elena pronuncia finalmente il nome dell’uomo che l’ha fatta uccidere.»
Continua — clicca sulla Parte 9 per continuare a leggere.







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