Divertimento

Durante una tormenta Mara salvò un boss ferito e suo figlio — all’alba, 420 SUV neri circondavano la sua baita

«Era uno dei nostri.»

Le parole rimasero sospese nel tunnel.

Dante non si mosse.

Mara vide la sua mano stringersi lentamente intorno alla radio.

«Nome.»

Dall’altra parte ci fu un’esitazione.

«Nessun documento addosso. Ma Marco lo riconoscerà.»

Marco alzò lo sguardo.

«Descrivilo.»

L’uomo alla radio lo fece.


Quando ebbe finito, Marco imprecò sottovoce.

Dante non ebbe bisogno di chiedere.

«Lo conosci.»

«Faceva parte della sicurezza della villa.»

«Da quanto?»

«Nove anni.»

Il silenzio che seguì fu peggiore delle esplosioni sopra le loro teste.

Mara guardò Dante.

«Quindi Rocco ha uomini dentro il tuo esercito.»

«Oppure qualcuno li sta usando senza che Rocco debba nemmeno ordinarglielo.»


Marco scosse la testa.

«Boss, quell’uomo aveva giurato fedeltà a tuo padre.»

Dante lo fissò.

«Anche Rocco.»

Nessuno aggiunse altro.

Ripresero a camminare.

Il tunnel era stretto, umido e abbastanza basso da costringere Dante a piegare le spalle. Ogni pochi metri doveva fermarsi per respirare.

Mara osservava la macchia rossa che si allargava lentamente sulla fasciatura.

«Stai riaprendo la ferita.»

«Continua a camminare.»


«Quella non era una richiesta.»

Dante le lanciò uno sguardo.

Mara si fermò.

«Se svieni qui dentro, non riusciremo a trascinarti per novecento metri. Siediti.»

Marco quasi trattenne il fiato.

Dante Bellaro la fissò come se nessuno gli avesse parlato così da anni.

Poi si sedette contro la parete.

Mara cambiò rapidamente la medicazione.

Luca rimase accanto a lei, stringendo il suo lupo di peluche.

«Zia Mara?»


Quella volta lei non si irrigidì.

«Dimmi.»

«La mamma diceva che eri coraggiosa.»

Le dita di Mara si fermarono sulla benda.

Dante alzò lo sguardo.

«Nel messaggio?» domandò.

Luca annuì.

«Diceva che se papà non poteva proteggermi, dovevo trovare te.»

Dante chiuse gli occhi per un secondo.

Mara terminò il nodo.


«Perché Elena avrebbe pensato che Dante non avrebbe potuto proteggerti?»

Luca abbassò gli occhi sul peluche.

«Non lo so.»

Marco prese la scheda di memoria dalla tasca.

«Forse questo lo sa.»

Dante si rialzò.

«Prima usciamo.»

Arrivarono alla fine del tunnel quasi quaranta minuti dopo.

Mara spostò una vecchia tavola.

Una lama di luce bianca penetrò nell’oscurità.


La rimessa era esattamente come la ricordava: legno marcito, vecchie reti da pesca, una motoslitta coperta da un telo e attrezzi arrugginiti appesi alla parete.

Marco controllò l’esterno attraverso una fessura.

«Nessun movimento.»

Dante indicò la motoslitta.

«Funziona?»

Mara tolse il telo.

«L’anno scorso funzionava.»

«Rassicurante.»

«Puoi sempre tornare indietro a piedi.»

Questa volta Dante sorrise davvero.


Durò meno di un secondo.

Marco estrasse un piccolo dispositivo dal borsone.

«Ho un lettore offline. Possiamo vedere cosa c’è sulla scheda senza collegarci a una rete.»

Dante guardò fuori.

«Fallo.»

Marco inserì la memoria.

Comparve una sola cartella.

Protetta da password.

«Fantastico», mormorò Mara.

Sul display apparve una domanda di sicurezza.


IL NOME DEL LUPO?

Luca tirò immediatamente il suo peluche contro il petto.

Dante lo guardò.

«Come si chiama?»

Il bambino esitò.

«Nero.»

Marco digitò.

Password errata.

Rimasero tutti immobili.

«Un altro tentativo», disse Marco.


Mara prese il peluche.

Lo osservò meglio.

Un occhio mancava. Una zampa era stata ricucita. Il tessuto era consumato quasi fino alla trama.

Poi notò qualcosa sotto il collare.

Piccole lettere ricamate a mano.

E.B.

Sotto, quasi cancellata:

A.M.

Mara smise di respirare.

«Alma.»


Dante si voltò.

«Cosa?»

«Elena chiamava quel lupo Alma.»

«Perché?»

Mara deglutì.

«Diceva che certe cose potevano essere distrutte senza perdere l’anima.»

Marco digitò ALMA.

La cartella si aprì.

C’erano fotografie.

Registri bancari.

Nomi.

Targhe.

Registrazioni audio.

E un solo video.

La data risaliva a sei anni prima.

Tre giorni prima della morte di Elena.

Dante impallidì.

Marco avviò il file.

Elena comparve sullo schermo.

Era seduta in una stanza buia.

Sembrava stanca.

Spaventata.

Ma viva.

Mara portò una mano alla bocca.

Per sei anni aveva ricordato la sua amica soltanto come l’aveva vista l’ultima volta.

Adesso Elena la guardava attraverso uno schermo.

«Se state vedendo questo», disse nel video, «significa che non sono riuscita a fermarlo.»

Dante si avvicinò.

«Elena…»

La registrazione continuò.

«Dante, se sei tu, ascoltami fino alla fine. Non reagire come fai sempre. Non fidarti della rabbia.»

Gli occhi di Dante si indurirono.

Elena respirò profondamente.

«Qualcuno sta vendendo i percorsi della famiglia. Magazzini, trasferimenti, nomi degli uomini, perfino le persone che collaborano con noi nella polizia.»

Marco guardò Dante.

Mara ricordò immediatamente le parole deliranti della notte.

Rocco conosceva il percorso.

Il ponte era una trappola.

Marco non ha mai ricevuto il segnale.

Nel video Elena abbassò la voce.

«Ho seguito il denaro. Tutto sembra portare a Rocco.»

Dante serrò la mascella.

Poi Elena disse:

«Ma è proprio questo che mi spaventa.»

Mara sentì Dante irrigidirsi.

«È troppo facile.»

Marco smise quasi di respirare.

«Qualcuno vuole che Dante guardi suo fratello mentre il vero tradimento avviene molto più vicino.»

Un colpo esplose all’esterno della rimessa.

Marco chiuse immediatamente il dispositivo.

«A terra!»

Dante trascinò Luca dietro un vecchio banco da lavoro.

Mara si accucciò accanto a loro.

Un secondo proiettile attraversò la parete.

Poi una voce gridò dal bosco.

«Boss! Non sparate! Siamo noi!»

Marco guardò attraverso una fessura.

Due SUV neri stavano arrivando lungo il sentiero.

Uomini Bellaro.

«Sono dei nostri», disse.

Dante non si mosse.

«Come il cecchino.»

Marco lo guardò.

Per la prima volta da quando Mara lo aveva conosciuto, Dante Bellaro sembrava non sapere di chi potersi fidare.

Poi la radio di uno degli uomini fuori gracchiò abbastanza forte perché tutti nella rimessa sentissero.

«Abbiamo trovato Bellaro.»

Una pausa.

«Confermate a Rocco che il bambino è con lui.»

Dante sollevò lentamente la pistola.

E Mara capì che il tunnel non li aveva portati fuori dalla trappola.

Li aveva condotti direttamente dentro un’altra.

Continua — clicca sulla Parte 5 per continuare a leggere.

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