Per alcuni secondi Lorenzo rimase con il telefono premuto contro l’orecchio, come se la chiamata potesse tornare da sola. Intorno a loro Milano Centrale continuava a vivere nella sua indifferenza: annunci, valigie trascinate sul pavimento, persone che correvano verso i binari. Giulia, invece, sentiva soltanto l’ultima frase di Sofia ripetersi nella testa.
Elena Moretti non è morta quattro anni fa.
«Richiamala», disse.
Lorenzo lo fece immediatamente. Una volta. Due. Tre. Nessuna risposta.
«Andiamo da lei.»
«Vengo anch’io.»
«No.»
Giulia lo fissò incredula. «Hai appena sentito tua madre dire che la mia potrebbe essere viva e pensi davvero che rimarrò qui?»
«Ha detto anche che qualcuno è entrato in casa.»
«Appunto.»
Lorenzo la guardò e capì che discutere era inutile.
Quarantacinque minuti dopo lasciavano Milano alle spalle. Lorenzo guidava personalmente, troppo teso per affidarsi a un autista. Giulia sedeva accanto a lui con il taccuino di Andrea sulle ginocchia. Aveva provato a chiamare Chiara sette volte. Nessuna risposta.
Alla fine aprì il taccuino.
Molte pagine contenevano formule incomprensibili. Altre riportavano nomi, trasferimenti bancari e sigle societarie. Una ricorreva continuamente: A.M., V.F., E.M., S.F.
Poi Giulia trovò una frase cerchiata due volte.
ORIONE NON È IL PRODOTTO. È LA PROVA.
«Lorenzo.»
Lui lanciò un’occhiata al foglio.
«Sai cosa significa?»
«No.»
«Non mentirmi.»
«Non lo so davvero.»
Giulia continuò a sfogliare. «Che cosa faceva Orione?»
Lorenzo rallentò leggermente. «Ufficialmente era un sistema predittivo. Analizzava grandi quantità di dati per anticipare comportamenti economici.»
«Ufficialmente.»
«Nei vecchi archivi ho trovato riferimenti a una seconda versione. Non so cosa facesse.»
«E tuo padre?»
«Negli ultimi anni della sua vita distrusse quasi tutto ciò che riguardava quel progetto.»
Giulia chiuse il taccuino. «Forse non cercava di nascondere un furto. Forse cercava di nascondere qualcosa di peggio.»
La villa di Sofia Ferri apparve poco dopo, isolata sopra il lago. Il cancello era aperto.
Lorenzo frenò bruscamente.
«Non dovrebbe esserlo.»
Entrarono.
La porta principale era socchiusa. Nel soggiorno alcuni cassetti erano stati svuotati, ma niente sembrava rubato. Televisore, quadri, argenteria: tutto era ancora lì.
«Cercavano qualcosa», mormorò Giulia.
«Mamma!»
Lorenzo attraversò le stanze chiamandola. Nessuna risposta.
Giulia arrivò nello studio e si fermò.
Su una parete c’erano fotografie della famiglia Ferri. In una, Lorenzo aveva forse dieci anni. Accanto a lui Vittorio e Sofia sorridevano davanti a una casa al mare.
Giulia riconobbe quella casa.
«Lorenzo.»
Lui entrò.
Giulia indicò la fotografia. «Io sono stata lì.»
«Impossibile. Era la casa dei miei nonni in Liguria. È stata venduta più di vent’anni fa.»
«Avevo cinque o sei anni. Mia madre mi portò lì.»
Un ricordo che aveva sempre considerato insignificante tornò improvvisamente nitido: una terrazza azzurra, il rumore del mare, Elena che litigava con una donna dai capelli scuri.
Quella donna poteva essere Sofia.
Lorenzo aprì la bocca, ma un rumore proveniente dal piano inferiore li fece voltare.
Trovarono Sofia nella cantina, chiusa dentro una piccola dispensa. Era pallida ma illesa. Lorenzo la abbracciò con una forza che Giulia non gli aveva mai visto.
«Chi è stato?»
«Non l’ho visto.»
Sofia sollevò lo sguardo e notò Giulia.
Il suo volto cambiò.
«Hai gli occhi di Andrea.»
Giulia sentì un nodo alla gola.
«Mia madre è viva?»
Sofia abbassò gli occhi.
«Rispondimi.»
«Siediti.»
«Non voglio sedermi.»
Sofia respirò profondamente.
«Quattro anni fa Elena scoprì che qualcuno la stava cercando. Aveva ricevuto fotografie della tua casa, del tuo ufficio, persino dell’università dove avevi studiato. Capì che finché fosse rimasta Elena Moretti, tu saresti stata un bersaglio.»
«Quindi ha finto la propria morte?»
Sofia annuì.
Il dolore arrivò prima della rabbia.
Giulia ricordò l’ospedale. La bara chiusa. Il funerale. Gli anni trascorsi parlando a una fotografia.
«Io l’ho seppellita.»
«Hai seppellito una bara vuota.»
Giulia indietreggiò.
«E tu lo sapevi.»
«Sì.»
Lorenzo guardò sua madre. «Perché non me l’hai mai detto?»
«Perché tuo padre mi fece promettere di proteggere entrambe.»
Giulia si irrigidì. «Vittorio?»
Sofia annuì lentamente.
«Negli ultimi mesi della sua vita Vittorio cercava di rimediare a quello che aveva fatto.»
«Ha rubato il lavoro di mio padre.»
«Sì. Ma non è stato lui a uccidere Andrea.»
Silenzio.
«Chi è stato?»
Sofia guardò verso la porta come se temesse ancora qualcuno.
«Andrea aveva scoperto che un investitore utilizzava Orione per manipolare acquisizioni, mercati e società concorrenti. Vittorio accettò il denaro all’inizio. Quando comprese cosa stava succedendo, era troppo tardi.»
«Nome.»
«Riccardo Valenti.»
Lorenzo impallidì.
Giulia lo notò.
«Lo conosci.»
«È presidente della Valenti Capital.»
«E?»
Lorenzo esitò.
«È il principale investitore esterno di NovaTech.»
Sofia chiuse gli occhi.
«Non soltanto.»
Si alzò e raggiunse una vecchia libreria. Premette qualcosa dietro un volume e un pannello laterale si aprì. All’interno c’era una piccola cassaforte.
«Andrea creò due chiavi crittografiche. Una venne affidata a Elena. L’altra a me. Separatamente non servono a niente. Insieme aprono l’archivio originale di Orione.»
Sofia estrasse un piccolo dispositivo metallico.
«Dentro quell’archivio ci sono le prove di tutto.»
«Dov’è la chiave di Elena?» domandò Giulia.
Sofia la guardò.
«Non lo so.»
«Allora dove si trova mia madre?»
«Elena mi contattava una volta ogni sei mesi. Sempre da luoghi diversi. L’ultima volta è stato tre mesi fa.»
«Dammi il numero.»
«Non funzionerà.»
«Dammi tutto quello che hai.»
Sofia tornò alla cassaforte e prese una busta.
Prima che potesse consegnarla a Giulia, Lorenzo disse: «Aspetta.»
Aveva aperto il taccuino di Andrea.
«Questa pagina prima non c’era.»
Giulia si avvicinò.
Una pagina era rimasta incollata alla successiva. Lorenzo la separò delicatamente.
C’era un elenco di trasferimenti finanziari risalenti all’anno della morte di Andrea. Uno proveniva dalla Valenti Capital.
Il destinatario fece gelare Giulia.
ELENA MORETTI.
«Mia madre riceveva soldi da Valenti?»
Sofia prese il taccuino. «Non ne sapevo nulla.»
La cifra era enorme.
Due milioni di euro.
Tre giorni prima dell’incidente di Andrea.
Giulia sentì la nausea salire.
«Mi stai dicendo che mia madre è stata pagata prima che mio padre morisse?»
«Non sappiamo per cosa», disse Lorenzo.
«Non difenderla.»
«Non la sto difendendo. Sto dicendo che qualcuno potrebbe volerci far interpretare questi documenti nel modo sbagliato.»
Giulia lo guardò. Per quanto volesse odiarlo per quella prudenza, sapeva che aveva ragione.
Il telefono di Sofia vibrò.
Tutti e tre si immobilizzarono.
Sul display compariva un numero sconosciuto.
Sofia guardò Giulia. «È il formato che usava Elena.»
Giulia sentì il cuore martellare.
Sofia rispose mettendo il vivavoce.
«Pronto?»
Nessuna voce.
Poi sul telefono arrivò un collegamento a una videochiamata.
Sofia lo aprì.
Lo schermo rimase nero per alcuni secondi.
Infine apparve il volto di una donna.
Più magro. Più vecchio. Capelli corti attraversati da ciocche grigie.
Ma Giulia l’avrebbe riconosciuta anche dopo cent’anni.
Il mondo le mancò sotto i piedi.
«Mamma…»
Elena Moretti portò una mano alla bocca.
«Giulia.»
Giulia cominciò a piangere senza rendersene conto.
«Sei viva.»
«Mi dispiace.»
«Quattro anni.» La voce di Giulia si spezzò. «Mi hai lasciata piangere sulla tua tomba per quattro anni.»
Elena abbassò gli occhi.
«Se fossi tornata, ti avrebbero usata per arrivare a me.»
«Chi? Valenti?»
Elena impallidì.
«Come conosci quel nome?»
Giulia sollevò il taccuino.
«Ho trovato i due milioni.»
Il silenzio di Elena fu devastante.
«Mamma, perché ti ha pagata?»
«Non erano per me.»
«Allora per chi?»
Elena guardò improvvisamente fuori campo.
Qualcuno era con lei.
Giulia vide una mano maschile posarsi sulla spalla della madre.
Poi un uomo entrò nell’inquadratura.
Sofia lasciò cadere il dispositivo metallico.
Lorenzo diventò bianco.
Giulia non riconobbe subito quel volto invecchiato. Ma aveva visto abbastanza fotografie negli ultimi due giorni per capire.
L’uomo alle spalle di Elena era Vittorio Ferri.
Il padre di Lorenzo.
L’uomo morto sette anni prima.
Vittorio guardò direttamente nella telecamera.
«Lorenzo.»
Lorenzo non riuscì a parlare.
Elena invece fissò sua figlia, terrorizzata.
«Giulia, ascoltami. Qualunque cosa Lorenzo ti abbia raccontato, non consegnargli le due chiavi.»
Giulia guardò l’uomo che amava.
Poi sua madre pronunciò lentamente le parole che distrussero l’ultima certezza rimasta.
«Non fidarti ancora di Lorenzo Ferri.»







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