Giulia continuò a fissare lo schermo senza riuscire a pronunciare una parola. Sua madre era viva. Vittorio Ferri era vivo. Due persone che lei e Lorenzo avevano pianto come morti erano nello stesso luogo, davanti alla stessa telecamera, e nessuno dei due sembrava sorpresreso di trovarsi accanto all’altro. Ma ciò che faceva più male era l’ultima frase di Elena.
Non fidarti ancora di Lorenzo Ferri.
Giulia si voltò lentamente verso di lui.
«Che cosa significa?»
Lorenzo non distolse lo sguardo dallo schermo. Aveva il volto completamente svuotato.
«Non lo so.»
Vittorio fece un passo avanti nell’inquadratura.
«Lorenzo, ascoltami. Qualunque cosa accada, non collegare la chiave di tua madre alla rete NovaTech.»
«Tu sei morto», disse Lorenzo.
La sua voce non conteneva rabbia. Non ancora. Soltanto incredulità.
Vittorio abbassò gli occhi. «Era necessario.»
Lorenzo rise una sola volta, senza alcuna allegria.
«Necessario? Ho identificato il tuo corpo. Ho organizzato il tuo funerale.»
Sofia si aggrappò al bordo del tavolo.
«Vittorio, dimmi che non è vero.»
L’uomo guardò sua moglie e qualcosa nel suo volto si spezzò.
«Mi dispiace, Sofia.»
«Sette anni.»
La voce della donna tremava.
«Mi hai lasciata vedova per sette anni.»
Elena intervenne.
«Non abbiamo tempo.»
Giulia si avvicinò al telefono.
«Io invece ne ho. Perché hai ricevuto due milioni da Riccardo Valenti tre giorni prima della morte di papà?»
Sua madre impallidì.
«Quel denaro era un’esca.»
«Per chi?»
«Per Andrea.»
Elena spiegò che Valenti aveva scoperto che Andrea stava preparando una copia completa dell’archivio Orione. Aveva quindi trasferito il denaro su un conto intestato a Elena per costruire una prova di corruzione. Se Andrea avesse denunciato tutto, Valenti avrebbe fatto sembrare che la famiglia Moretti avesse venduto volontariamente il progetto.
«Tuo padre non accettò mai un centesimo», disse Elena. «Io trasferii il denaro su un conto protetto. È ancora lì.»
«Perché non sei andata alla polizia?»
Vittorio rispose al posto suo.
«Perché Valenti aveva persone dentro la procura, nelle banche e persino nel consiglio della Ferri Sistemi.»
Giulia sentì la rabbia crescere.
«E voi avete deciso che mentirmi per tutta la vita fosse la soluzione.»
«Abbiamo deciso di tenerti viva», disse Elena.
Quelle parole fecero calare il silenzio.
Giulia avrebbe voluto crederle. Ma ormai ogni verità arrivava accompagnata da una menzogna precedente.
«Perché hai detto che non devo fidarmi di Lorenzo?»
Elena guardò Vittorio.
Lui scosse appena la testa.
Giulia lo vide.
«No. Basta segreti.»
Elena inspirò lentamente.
«Perché Lorenzo non è diventato CEO soltanto grazie alle sue capacità.»
Lorenzo finalmente distolse gli occhi dal padre.
«Che cosa stai dicendo?»
«Nel testamento originale di Vittorio», continuò Elena, «NovaTech non doveva appartenere interamente a te.»
Giulia sentì il cuore accelerare.
Vittorio chiuse gli occhi.
«Elena.»
«Deve saperlo.»
Elena tornò a guardare sua figlia.
«Il quarantanove per cento delle azioni doveva essere trasferito all’erede di Andrea Moretti.»
Giulia rimase immobile.
«A me.»
«Sì.»
Lorenzo si voltò verso il padre. «Io non ho mai visto quel testamento.»
«Perché venne sostituito.»
«Da chi?»
Vittorio non rispose.
Questa volta Lorenzo alzò la voce.
«Da chi?»
«Riccardo Valenti.»
«Come?»
«Con l’aiuto di qualcuno dentro NovaTech.»
Il silenzio diventò pesante.
Giulia ricordò immediatamente le parole di Elena.
Non fidarti ancora di Lorenzo.
Guardò Lorenzo.
«Pensavi che fossi stato io?» domandò lui a Elena.
«Non lo sapevo.»
«Avevo ventinove anni quando mio padre è “morto”.»
«Eri già nel consiglio.»
Lorenzo indietreggiò come se quelle parole lo avessero colpito fisicamente.
Giulia avrebbe voluto avvicinarsi a lui. Non lo fece.
«Perché sei ancora con mia madre?» chiese Lorenzo a Vittorio.
Vittorio guardò Elena prima di rispondere.
«Perché negli ultimi sette anni abbiamo cercato la stessa cosa.»
«Orione?»
«La copia originale.»
Giulia sollevò il taccuino. «Quella che si apre con le due chiavi.»
Vittorio la fissò.
Per la prima volta sembrò veramente spaventato.
«Hai il taccuino di Andrea?»
«Sì.»
«Non mostrarlo a nessuno.»
«Troppo tardi.»
La connessione cominciò improvvisamente a disturbarsi.
Elena si voltò.
«Dobbiamo andare.»
«Aspetta!» gridò Giulia. «Dove sei?»
Sua madre tornò verso la telecamera.
«Trova la pagina quarantasette.»
«Perché?»
«Andrea ha lasciato qualcosa per te.»
«Mamma—»
«E Giulia…»
La voce si interruppe per un secondo.
«Non cercarmi.»
Lo schermo diventò nero.
Giulia rimase immobile.
Poi aprì freneticamente il taccuino.
Pagina quarantasette.
Era apparentemente vuota.
«Non c’è niente.»
Sofia prese il quaderno. «Aspetta.»
Avvicinò la pagina alla lampada della cantina.
Comparvero lentamente alcune linee quasi invisibili.
Inchiostro sensibile al calore.
Una sequenza di numeri.
Lorenzo li riconobbe.
«È un indirizzo IP interno.»
«Di NovaTech?» domandò Giulia.
«Sì.»
Lorenzo prese il portatile che teneva nello zaino e digitò la sequenza. Dopo alcuni passaggi comparve una schermata nera.
ARCHIVIO ORIONE — ACCESSO PRIMARIO.
Sotto apparivano due spazi.
CHIAVE A.
CHIAVE B.
Sofia strinse il dispositivo metallico.
«Non possiamo collegarla. Vittorio ci ha appena detto di non farlo.»
Lorenzo osservò lo schermo.
«Possiamo almeno capire dove si trova il server.»
Digitò alcuni comandi.
Dopo pochi secondi apparve una posizione.
Giulia la riconobbe.
«È la sede NovaTech.»
«Piano meno tre», disse Lorenzo.
Giulia corrugò la fronte. «Pensavo ci fossero soltanto due livelli sotterranei.»
«Anch’io.»
Lorenzo chiuse il computer.
«Domattina scoprirò cosa c’è laggiù.»
«Vengo con te.»
«Giulia—»
«Il progetto apparteneva a mio padre.»
Lorenzo la guardò a lungo.
«Va bene.»
Sofia però sembrava terrorizzata.
«Se Valenti ha mantenuto attivo quel server per tutti questi anni, significa che qualcuno dentro l’azienda continua a proteggerlo.»
Lorenzo annuì.
«Per questo non diremo niente a nessuno.»
Il telefono di Giulia vibrò.
Chiara.
Questa volta era un messaggio.
Dobbiamo parlare. Ho fatto qualcosa di terribile.
Giulia sentì il petto stringersi.
Rispose soltanto:
Dove sei?
La risposta arrivò immediatamente.
NovaTech. Sala riunioni 31. Vieni da sola.
Giulia mostrò il messaggio a Lorenzo.
«Non andarci», disse lui.
«Chiara conosceva mia madre.»
«Proprio per questo.»
Giulia guardò nuovamente il telefono.
Un secondo messaggio era appena arrivato.
Non sono stata io a mandarti alla Centrale.
Giulia impallidì.
«Ma ieri…»
Chiara aveva lasciato intendere il contrario.
Arrivò un'altra frase.
Qualcuno aveva accesso al mio telefono. Giulia, credo che ci abbiano usate entrambe.
Poi comparve una fotografia.
Mostrava Chiara nella sala riunioni 31.
Seduto di fronte a lei c’era un uomo elegante sui sessant’anni.
Lorenzo prese il telefono dalle mani di Giulia.
Il suo volto cambiò immediatamente.
«Riccardo Valenti.»
Giulia sentì il sangue gelarsi.
Sotto la fotografia comparve un ultimo messaggio.
Valenti sa che hai trovato la seconda chiave.
Giulia guardò Sofia.
«Ma noi abbiamo soltanto la tua.»
Sofia diventò pallida.
«No.»
Portò lentamente lo sguardo verso Giulia.
«Elena non avrebbe mai affidato la sua chiave a una banca o a una cassaforte. Avrebbe scelto qualcosa che nessuno avrebbe pensato di cercare.»
Giulia sentì istintivamente il collo.
Sotto la camicetta portava una piccola medaglia d’argento. Apparteneva a sua madre. Gliel’aveva regalata pochi giorni prima della sua presunta morte.
Sofia la vide.
«Giulia… posso guardarla?»
Con le dita tremanti, Giulia tolse la collana.
Sofia ruotò la medaglia e premette sul bordo.
Si aprì.
All’interno, nascosto dietro la fotografia minuscola di Andrea, c’era un microchip.
La seconda chiave.
Nello stesso momento il portatile di Lorenzo emise un segnale.
La schermata di Orione si era riattivata da sola.
ACCESSO RILEVATO.
Poi apparve una nuova riga.
CHIAVE B LOCALIZZATA.
Giulia fissò il microchip nella propria mano.
Lorenzo impallidì.
Nessuno di loro aveva collegato la chiave.
Eppure Orione sapeva esattamente dove si trovava.







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