Giulia non riuscì a parlare. Tutto ciò che aveva scoperto nelle ultime ore sembrava convergere verso Lorenzo, l’unica persona alla quale aveva desiderato affidarsi proprio quando il resto della sua vita cominciava a sgretolarsi. Lui aveva conosciuto Andrea. Lo aveva visto il giorno della sua morte. E aveva aspettato fino a quel momento per dirglielo.
«Tre ore», ripeté Giulia. «Hai incontrato mio padre tre ore prima che morisse.»
Lorenzo annuì.
«Avevo ventitré anni. Non facevo ancora parte del consiglio. Mio padre mi mandò in un parcheggio vicino a Porta Garibaldi con una busta.»
«Che cosa conteneva?»
«Non lo sapevo.»
«E Andrea era lì.»
«Sì.»
Lorenzo si passò una mano sul volto. «Era agitato. Continuava a guardarsi intorno. Quando gli consegnai la busta, mi chiese chi fossi. Gli dissi il mio nome.»
Giulia sentì il cuore battere dolorosamente.
«Che cosa fece?»
«Mi guardò per qualche secondo e disse: “Allora forse non è troppo tardi per uno dei Ferri.”»
Sofia chiuse gli occhi.
Lorenzo continuò. «Poi mi consegnò un’altra busta e mi ordinò di darla soltanto a Vittorio. Non l’aprii. Tornai a casa e la consegnai a mio padre.»
«E quella notte Andrea morì», disse Giulia.
«Sì.»
«Perché hai mentito?»
«Perché mio padre mi fece giurare di dimenticare quell’incontro. Il giorno dopo mi disse che Andrea era morto e che, se qualcuno avesse scoperto che ero stato l’ultimo Ferri a incontrarlo, avrebbero accusato me.»
Giulia rise amaramente. «E ancora oggi hai scelto di proteggere te stesso.»
«All’inizio sì.»
Lorenzo non cercò di giustificarsi.
«Quando ho scoperto chi eri, avrei dovuto dirtelo. Non l’ho fatto. E non c’è una spiegazione che renda quella scelta giusta.»
Quell’ammissione la ferì quasi più di una difesa.
«Cosa c’era nella busta che Vittorio ti aveva dato per mio padre?»
«Non lo so.»
Sofia intervenne.
«Io sì.»
Tutti si voltarono.
«Vittorio mi raccontò tutto anni dopo. Dentro c’erano documenti che dimostravano che qualcuno aveva autorizzato l’accesso esterno a Orione.»
«Valenti», disse Giulia.
Sofia scosse lentamente la testa.
«No.»
Il silenzio divenne pesante.
«La firma era di Elena.»
Giulia sentì il sangue gelarsi.
«Mia madre?»
«Vittorio pensava fosse stata falsificata. Andrea voleva scoprirlo.»
Giulia ricordò i due milioni trasferiti sul conto di Elena. Le menzogne. La morte simulata.
Prima che potesse chiedere altro, il computer emise un suono.
Un nuovo file era comparso nella scheda di memoria.
Chiara impallidì. «Prima non c’era.»
Il file si chiamava: 14_11_2011.
Lorenzo lo aprì.
Era una registrazione audio.
La voce di Andrea riempì la stanza.
«Elena, se ascolti questo messaggio, ho scoperto chi ha usato le tue credenziali.»
Giulia si avvicinò al computer.
«Non sei stata tu. Valenti ha duplicato il tuo accesso attraverso il terminale di Milano. Ho le prove.»
Giulia chiuse gli occhi.
Sua madre non aveva tradito Andrea.
Ma la registrazione continuò.
«C’è però qualcosa che non capisco. Qualcuno dentro Ferri Sistemi ha aiutato Valenti. Non Vittorio. Non Sofia.»
Una pausa.
«Ho seguito gli accessi fino a un account secondario.»
Poi Andrea pronunciò un nome.
«Lorenzo Ferri.»
Giulia aprì gli occhi.
Lorenzo sembrava incapace di respirare.
«No.»
Andrea continuò.
«Non credo che il ragazzo sappia cosa sta facendo. Il suo account è stato utilizzato sei volte negli ultimi tre mesi. Se Vittorio riceve questa registrazione, deve controllare chi può accedere alle credenziali di suo figlio.»
La registrazione terminò.
Lorenzo si sedette.
«A quell’epoca lavoravo come stagista nell’ufficio strategico.»
Chiara lo guardò. «Chi conosceva la tua password?»
«Nessuno.»
Poi qualcosa cambiò nel suo volto.
«Aspetta.»
Giulia lo vide ricordare.
«Avevo un token fisico. Lo lasciavo spesso nel cassetto perché mio padre insisteva che lavorassi soltanto su sistemi interni.»
«Chi aveva accesso al tuo ufficio?»
Lorenzo sollevò lentamente gli occhi.
«Riccardo Valenti.»
Sofia impallidì.
«Aveva una stanza nello stesso corridoio.»
Il puzzle cominciava finalmente ad assumere una forma. Valenti aveva usato l’identità digitale di Elena. Poi quella di Lorenzo. Aveva creato prove sufficienti per far sembrare colpevole chiunque avesse cercato di fermarlo.
Giulia guardò l’orologio.
Le sei e dodici.
Mancavano meno di tre ore alla riunione del consiglio.
«Andiamo alla NovaTech.»
Lorenzo si alzò. «Valenti ha chiesto che tu venga sola.»
«E per la prima volta faremo esattamente quello che non si aspetta.»
Alle otto e quarantacinque Giulia entrò nella sede NovaTech da sola.
Almeno apparentemente.
Sofia e Chiara erano rimaste in un edificio dall’altra parte della strada con una copia del video di Andrea e dei documenti. Lorenzo, formalmente sospeso, aveva utilizzato un vecchio accesso tecnico per raggiungere il piano meno due.
Giulia portava la medaglia sotto la camicetta.
La chiave di Sofia, invece, non era con lei.
Alle nove precise entrò nella sala consiglio.
Dodici persone erano sedute attorno al tavolo.
Riccardo Valenti occupava il posto normalmente riservato a Lorenzo.
«Signorina Moretti.»
Giulia chiuse la porta.
«Signor Valenti.»
«Ha portato ciò che le ho chiesto?»
«Prima voglio vedere mia madre.»
Valenti sorrise. «Sua madre ha fatto le proprie scelte.»
«Anch’io.»
Posò il taccuino sul tavolo.
Diversi consiglieri si scambiarono sguardi confusi.
«Prima di qualsiasi voto», disse Giulia, «voglio che tutti sappiano che mio padre, Andrea Moretti, era cofondatore della tecnologia su cui è stata costruita NovaTech.»
Valenti smise di sorridere.
Giulia continuò.
«E che esiste un testamento che assegna alla sua erede il quarantanove per cento della società originaria.»
Un consigliere si alzò.
«Se questo fosse vero, la vendita non potrebbe procedere.»
«Non è vero», disse Valenti.
«Allora non avrà problemi se mostriamo i documenti.»
Le porte si aprirono.
Lorenzo entrò.
Valenti scattò in piedi.
«Lei è sospeso.»
«Come CEO.»
Lorenzo appoggiò una cartellina sul tavolo.
«Non come azionista.»
Dietro di lui entrarono due avvocati indipendenti.
Valenti capì che qualcosa stava cambiando.
«State facendo un errore.»
Giulia lo guardò.
«No. Stiamo smettendo di fare quelli che hai programmato per noi.»
In quel momento tutti gli schermi della sala si accesero.
Orione.
IDENTITÀ PRIMARIA RILEVATA.
GIULIA MORETTI.
Le porte si bloccarono automaticamente.
«Che cosa hai fatto?» chiese Lorenzo.
«Niente.»
Valenti, invece, sorrideva.
«Io sì.»
Il pavimento vibrò leggermente.
Sul monitor apparve una mappa.
PIANO -3.
ACCESSO APERTO.
Valenti prese una tessera dal taschino.
«Grazie per averla portata dentro l’edificio, signorina Moretti.»
Giulia capì.
Non aveva bisogno di collegare il microchip.
La presenza biometrica di Giulia nella sede aveva attivato il protocollo.
Valenti uscì attraverso una porta laterale che improvvisamente si sbloccò.
Lorenzo gli corse dietro.
«Giulia, resta qui!»
Lei ignorò l’ordine.
Lo seguì.
Raggiunsero l’ascensore tecnico e scesero al piano meno tre.
Quando le porte si aprirono, trovarono un corridoio che nessuno dei due aveva mai visto.
Alla fine c’era una grande sala server.
Valenti era davanti alla console centrale.
«Finalmente», disse.
Giulia entrò.
«Hai perso.»
«No.»
Valenti indicò lo schermo.
Due indicatori erano verdi.
CHIAVE A: AUTENTICATA.
CHIAVE B: AUTENTICATA.
Giulia impallidì.
«La chiave di Sofia non è qui.»
«Non serve che lo sia.»
Valenti estrasse dal taschino una copia identica.
Chiara aveva detto la verità.
Le aveva duplicate.
Mancava soltanto la terza.
IDENTITÀ PRIMARIA: IN ATTESA DI CONFERMA VOCALE.
Valenti guardò Giulia.
«Dica la frase.»
«No.»
«Allora forse sua madre la convincerà.»
Premette un comando.
Uno schermo laterale si accese.
Elena apparve seduta in una stanza sconosciuta.
Accanto a lei c’era Vittorio.
«Mamma!»
Elena guardò nella telecamera.
«Giulia, non farlo.»
Valenti sospirò.
«Sempre così drammatica.»
Giulia strinse i pugni.
«Se pronuncio la frase, l’archivio diventa pubblico.»
Valenti sorrise.
«Quello era il progetto originale di Andrea.»
Giulia sentì immediatamente che qualcosa non andava.
«Era?»
«Ho modificato il protocollo anni fa.»
Lorenzo impallidì.
Valenti indicò lo schermo.
«Adesso la frase non pubblica Orione.»
Comparve una nuova schermata.
PROTOCOLLO TRASFERIMENTO PROPRIETÀ.
«Lo trasferisce a me.»
Giulia guardò Lorenzo.
Se avesse pronunciato “il mio cuore”, avrebbe consegnato tutto a Valenti.
Se avesse detto “basta giocare”, avrebbe distrutto Orione e forse anche le prove contro di lui.
Era esattamente ciò che Valenti voleva: costringerla a scegliere tra due sconfitte.
Poi sullo schermo Elena cominciò a scuotere lentamente la testa.
Non guardava Giulia.
Guardava qualcosa dietro la telecamera.
Vittorio se ne accorse.
E sorrise.
«Riccardo», disse, «hai sempre avuto lo stesso difetto.»
Valenti si voltò verso lo schermo.
«Quale?»
Vittorio si avvicinò alla telecamera.
«Hai sempre creduto che Andrea ti avesse raccontato come funzionava davvero la terza chiave.»
Valenti perse il sorriso.
Giulia sentì il cuore accelerare.
Vittorio continuò.
«La frase non è la terza chiave.»
Giulia fissò lo schermo.
«Allora cos’è?»
Fu Elena a rispondere.
«Una trappola.»
Improvvisamente tutti i monitor della sala diventarono rossi.
ACCESSO NON AUTORIZZATO RILEVATO.
IDENTIFICAZIONE RESPONSABILE IN CORSO.
Poi Orione mostrò un nome.
RICCARDO VALENTI.
E sotto apparve una frase che Andrea aveva programmato quindici anni prima.
GRAZIE PER ESSERTI IDENTIFICATO.







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