Lorenzo chiuse il portatile con uno scatto così rapido che Giulia sobbalzò. Per alcuni secondi nessuno parlò. La piccola medaglia aperta riposava ancora nel palmo di Giulia, e il microchip nascosto al suo interno sembrava improvvisamente molto più pericoloso di quanto le sue dimensioni lasciassero immaginare.
«Come può averla localizzata?» chiese Giulia.
Sofia scosse la testa. «Non dovrebbe essere possibile.»
Lorenzo riaprì lentamente il computer, questa volta senza collegarlo alla rete. «Forse non ha localizzato il chip. Forse ha localizzato noi.»
Giulia lo fissò.
«Il tuo portatile.»
«Oppure il telefono di qualcuno.»
Sofia spense immediatamente il proprio. Giulia fece lo stesso. Lorenzo estrasse la SIM dal suo cellulare.
«Torniamo a Milano», disse. «Ma non alla NovaTech.»
«Chiara è lì con Valenti.»
«Ed è esattamente il motivo per cui non possiamo presentarci senza sapere cosa vuole.»
Giulia guardò il messaggio dell’amica un’ultima volta prima di spegnere il telefono.
«Se le succede qualcosa perché abbiamo aspettato…»
«Non succederà.»
«Non puoi prometterlo.»
Lorenzo sostenne il suo sguardo. «No. Ma posso evitare che Valenti ottenga entrambe le chiavi nello stesso momento.»
Durante il viaggio verso Milano, Giulia aprì di nuovo il taccuino di Andrea. Stavolta cercava qualcosa di diverso. Se suo padre aveva previsto che le chiavi potessero finire nelle mani sbagliate, doveva aver lasciato una protezione.
Alla pagina cinquantadue trovò una frase:
DUE CHIAVI APRONO LA PORTA. LA TERZA DECIDE COSA ESCE.
«C’è una terza chiave.»
Lorenzo lesse.
«Non necessariamente fisica.»
Sotto la frase compariva una sequenza di lettere.
G.M. — MEMORIA.
Giulia sentì un brivido.
«G.M. sono le mie iniziali.»
«Avevi dodici anni quando Andrea è morto», disse Lorenzo. «Potrebbe averti affidato qualcosa senza dirtelo.»
Giulia cercò nei ricordi. Suo padre le insegnava giochi di logica. Le faceva risolvere piccoli codici durante i viaggi in macchina. Ogni compleanno nascondeva il regalo e costruiva una serie di indizi.
Poi ricordò una frase.
«La verità non sta mai nella prima risposta.»
Lorenzo la guardò.
«Cosa?»
«Papà lo diceva sempre quando sbagliavo un indovinello.»
Giulia tornò alle lettere.
G.M. — MEMORIA.
Sotto, quasi cancellata, c’era una parola.
BELLAGIO.
Sofia impallidì.
«La casa sul lago.»
«Quale casa?»
«Andrea aveva un piccolo appartamento a Bellagio. Ufficialmente lo vendette prima dell’incidente.»
«Ufficialmente?»
«Non venne mai venduto.»
Giulia si voltò verso Lorenzo. «Allora perché stiamo tornando a Milano?»
Quaranta minuti dopo avevano cambiato direzione.
Arrivarono a Bellagio quando era già buio. L’appartamento si trovava sopra una vecchia bottega chiusa, in una strada stretta lontana dal lungolago. Sofia aveva conservato una chiave per più di vent’anni.
Quando entrarono, Giulia ebbe la sensazione assurda che suo padre potesse comparire da una stanza all’altra.
C’era polvere ovunque.
Una libreria.
Un tavolo.
Una vecchia macchina da scrivere.
Sul muro, un disegno infantile.
Giulia si avvicinò.
Una casa gialla, tre persone e un sole enorme.
In basso, scritto con una grafia da bambina:
PAPÀ, MAMMA E GIULIA.
«L’ho fatto io.»
Le si spezzò la voce.
Ricordava quel posto.
Non chiaramente, ma abbastanza.
Andrea la portava lì alcune domeniche dicendole che era il loro “rifugio segreto”.
Giulia passò le dita sul disegno e sentì qualcosa dietro il foglio.
Lo staccò.
Una piccola chiave di ottone cadde sul pavimento.
Lorenzo la raccolse.
Sul retro del disegno era scritto:
Dove Giulia nascondeva i tesori.
Giulia chiuse gli occhi.
Poi ricordò.
Corse verso la libreria e si inginocchiò davanti al mobile più basso.
«Quando ero piccola papà aveva costruito una scatola segreta.»
Premette due punti del legno.
Un pannello scattò.
Dentro c’era una scatola blu.
Giulia la aprì.
Nessun dispositivo.
Soltanto una vecchia videocassetta, una fotografia e una busta.
La fotografia mostrava Andrea con una bambina di circa sette anni: Giulia.
Dietro c’erano cinque numeri.
3 — 1 — 4 — 1 — 5.
«Pi greco», disse Lorenzo.
Giulia sorrise tristemente. «Era il nostro codice preferito.»
La busta conteneva una sola pagina.
Giulia,
se un giorno sarai abbastanza grande da leggere questo, significa che io non sono riuscito a proteggere ciò che abbiamo creato. Orione può sembrare un sistema capace di prevedere le persone. Non lo è. È capace di trovare ciò che qualcuno cerca di nascondere.
Giulia continuò.
Il vero pericolo non sono i dati. È il modo in cui possono essere usati contro chi li ha prodotti.
Più sotto:
Ho diviso l’accesso in tre parti. Elena possiede la prima. Sofia la seconda. Tu possiedi l’ultima, ma non è un oggetto. È qualcosa che soltanto tu puoi sapere.
«Cosa?» sussurrò Lorenzo.
Giulia lesse l’ultima frase.
Quando arriverà il momento, ricordati la domanda che ti facevo ogni sera prima di dormire.
Giulia chiuse gli occhi.
La ricordava.
Andrea entrava nella sua stanza, le sistemava le coperte e chiedeva sempre:
Qual è la cosa che nessuno può comprarti?
E lei rispondeva:
Il mio cuore.
Giulia aprì gli occhi.
Le stesse parole che, vent’anni dopo, aveva pronunciato nella mensa della NovaTech.
Qualcuno che voglia il mio cuore prima del mio corpo.
Lorenzo la fissava.
Anche lui aveva capito.
«Tuo padre ha costruito la terza chiave attorno a una frase che ti ha insegnato da bambina.»
Giulia sentì improvvisamente freddo.
«E tu hai sentito quella frase.»
Silenzio.
Lorenzo indietreggiò appena.
Giulia lo guardò come se lo vedesse per la prima volta.
«Ecco perché mamma mi ha detto di non fidarmi ancora di te.»
«Giulia, io non sapevo—»
«Ma ora conosci la risposta.»
Sofia intervenne. «Giulia, Lorenzo non poteva sapere che—»
Un rumore al piano inferiore li interruppe.
La porta della bottega.
Qualcuno era entrato.
Lorenzo spense immediatamente la luce.
Passi sulle scale.
Uno.
Due.
Tre.
Giulia strinse la scatola contro il petto.
La porta dell’appartamento si aprì lentamente.
Una figura comparve nell’oscurità.
«Giulia?»
Lei riconobbe la voce.
«Chiara?»
Lorenzo accese la lampada.
Chiara era sulla soglia, pallida, con gli occhi rossi.
«Come ci hai trovati?» chiese Lorenzo.
Chiara guardò Giulia.
«Perché Elena mi ha dato questo indirizzo tre anni fa.»
Giulia sentì la rabbia tornare.
«Tre anni fa?»
«Devo spiegarti tutto.»
«Comincia da Valenti.»
Chiara abbassò gli occhi.
«Lavoro per lui.»
Il silenzio divenne assoluto.
«Da quanto?»
«Da cinque anni.»
Giulia sentì qualcosa spezzarsi dentro.
«Quindi la nostra amicizia…»
«Era vera.»
«Non dire così.»
«Giulia, ascoltami. Mi mandò alla NovaTech per avvicinarmi a te. Dovevo controllare se Elena ti avesse lasciato qualcosa. Ma dopo averti conosciuta non sono più riuscita a fare quello che voleva.»
«Eppure gli hai detto della collana.»
Chiara sollevò lo sguardo, terrorizzata.
«Io non sapevo della collana.»
Lorenzo fece un passo avanti. «Allora come ha localizzato la chiave?»
Chiara guardò la scatola blu.
«Perché Valenti non sta cercando le chiavi.»
«Che significa?»
«Le ha già copiate anni fa.»
Sofia impallidì.
«Impossibile.»
«Non gli serve l’accesso a Orione», continuò Chiara. «Gli serve Giulia.»
Giulia sentì il respiro fermarsi.
«Perché?»
Chiara estrasse lentamente dalla borsa una cartellina.
«Perché Andrea ha modificato il sistema prima di morire. La terza chiave non è soltanto una frase.»
Aprì la cartellina.
Dentro c’era un vecchio documento medico intestato a Giulia Moretti.
«È legata a te biometricamente.»
Giulia fissò il proprio nome.
Poi una voce arrivò dal piccolo televisore nell’angolo della stanza.
«Finalmente.»
Tutti si voltarono.
Lo schermo, che nessuno aveva acceso, si illuminò.
Riccardo Valenti apparve seduto nella sala riunioni 31 della NovaTech.
Dietro di lui c’erano decine di monitor.
«Signorina Moretti», disse sorridendo, «suo padre era un uomo molto intelligente. Ma ha commesso un errore.»
Giulia strinse i pugni.
«Quale?»
Il sorriso di Valenti scomparve.
«Ha costruito Orione perché obbedisse soltanto a lei.»
Uno dei monitor alle sue spalle si accese.
Comparve una scritta.
IDENTITÀ PRIMARIA: GIULIA MORETTI.
Poi un'altra.
PROTOCOLLO EREDE ATTIVO.
Valenti si avvicinò alla telecamera.
«Ed è per questo che, da quando aveva dodici anni, ogni persona importante della sua vita è stata scelta, osservata o manipolata per condurla esattamente dove si trova adesso.»
Giulia guardò Chiara.
Poi Sofia.
Infine Lorenzo.
Valenti sorrise appena.
«Compreso l’uomo di cui si sta innamorando.»







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