Riccardo Valenti rimase immobile davanti alla console. Per la prima volta da quando Giulia lo aveva visto, il suo volto non mostrava superiorità, ironia o controllo. Mostrava paura. Intorno a lui, gli schermi del piano meno tre continuavano a lampeggiare in rosso mentre la stessa frase compariva su ogni monitor.
GRAZIE PER ESSERTI IDENTIFICATO.
«Che cosa avete fatto?» domandò Valenti.
Vittorio sorrise dallo schermo. «Noi? Niente. Andrea ha fatto tutto.»
Valenti si precipitò sulla tastiera e digitò una serie di comandi.
ACCESSO NEGATO.
Provò ancora.
IDENTITÀ BLOCCATA.
«Disattivalo!» gridò.
Giulia non si mosse.
«Non so come.»
Valenti la guardò.
«Non mentire.»
«Per una volta, non lo sto facendo.»
Lorenzo si avvicinò lentamente a Giulia. «La trappola si è attivata quando Valenti ha tentato di trasferire la proprietà.»
Elena annuì dal collegamento.
«Andrea sapeva che prima o poi qualcuno avrebbe cercato di impossessarsi di Orione. Per questo costruì un protocollo nascosto che non compare nei documenti.»
«Che cosa fa?» chiese Giulia.
Vittorio rispose.
«Registra.»
Sugli schermi apparvero migliaia di cartelle.
Bonifici. Messaggi. Contratti. Registrazioni degli accessi. Società fantasma. Operazioni finanziarie.
Quindici anni di attività.
Giulia comprese.
«Orione non stava soltanto conservando le vecchie prove.»
«No», disse Elena. «Ha continuato a seguire la rete.»
Valenti smise di digitare.
Lorenzo fissò i dati.
«Se questi documenti sono autentici…»
«Lo sono», disse Vittorio.
Valenti si voltò verso Giulia.
«Non sa cosa succederà se pubblica tutto.»
«So cosa è successo quando nessuno lo ha fatto.»
«Governi, banche, aziende. Ci sono persone che non può affrontare.»
«Mio padre ci ha provato.»
«E suo padre è morto.»
La frase colpì Giulia come un pugno.
Lorenzo fece un passo verso Valenti, ma Giulia gli afferrò il braccio.
«No.»
Non voleva che Riccardo potesse trasformare ancora una volta la verità in una storia di rabbia e vendetta.
«Hai ordinato tu la morte di mio padre?» domandò.
Valenti non rispose.
Giulia vide una piccola luce accendersi sulla console.
REGISTRAZIONE PROTOCOLLO ATTIVA.
Andrea aveva previsto persino quello.
«Rispondimi.»
Valenti rise nervosamente. «Pensa davvero che confesserò perché un computer mi sta ascoltando?»
«No. Penso che tu abbia paura perché sai che il computer ha già trovato la risposta.»
Sul monitor comparve un file.
INCIDENTE MORETTI — 14/11/2011.
Valenti impallidì.
Giulia aprì il documento.
C’era una registrazione telefonica.
La voce di Valenti.
«Fermatelo prima che raggiunga Vittorio. Deve sembrare un incidente.»
Giulia chiuse gli occhi.
Per quindici anni aveva ricordato la pioggia di quella notte, la telefonata ricevuta da sua madre, il cappotto nero indossato al funerale. Aveva trascorso metà della propria vita credendo che un istante casuale avesse portato via Andrea.
Non era stato casuale.
Quando riaprì gli occhi, non stava più piangendo.
«Hai ucciso mio padre.»
Valenti la fissò.
«Andrea avrebbe distrutto tutto.»
«No. Avrebbe distrutto te.»
Un allarme cominciò a suonare.
Lorenzo guardò la console.
«Sta iniziando una trasmissione.»
Sul monitor comparve:
PROTOCOLLO EREDE — DECISIONE RICHIESTA.
PUBBLICAZIONE ARCHIVIO: IN ATTESA.
DISTRUZIONE ARCHIVIO: IN ATTESA.
Valenti capì immediatamente.
«Eccola, Giulia. La sua grande scelta.»
Si avvicinò.
«Pubblicare tutto significa distruggere anche NovaTech. Ci sono documenti che provano il coinvolgimento della Ferri Sistemi. Migliaia di dipendenti perderanno il lavoro. Investitori, clienti, famiglie.»
Giulia guardò Lorenzo.
Quella era la parte che suo padre non poteva decidere per lei.
«Ha ragione», disse Lorenzo.
Valenti sorrise.
«Finalmente.»
Ma Lorenzo continuò.
«Se pubblichiamo tutto senza distinguere responsabilità individuali e società, NovaTech potrebbe crollare.»
Giulia sentì una fitta.
«Quindi vuoi distruggere Orione.»
«No.»
Lorenzo si avvicinò.
«Voglio che sia tu a scegliere.»
«Anche se significa perdere tutto?»
Lorenzo la guardò negli occhi.
«Ho passato metà della mia vita ereditando cose che non avevo costruito. Un cognome. Un’azienda. I segreti di mio padre. Non voglio ereditare anche la decisione di tuo padre.»
Valenti scosse la testa.
«Molto romantico. Ma quando perderai miliardi, vedremo quanto durerà.»
Lorenzo non lo guardò.
«Se la verità costa la mia posizione, la perderò.»
Giulia sentì qualcosa sciogliersi dentro di sé. Non era ancora perdono. Le menzogne di Lorenzo restavano. Ma per la prima volta lui non stava decidendo cosa fosse meglio per lei.
Le stava lasciando la scelta.
Il sistema emise un segnale.
RICONOSCIMENTO VOCALE PRONTO.
Giulia si avvicinò al microfono.
Valenti trattenne il respiro.
«Il mio cuore.»
Niente.
Il sistema rimase fermo.
Valenti sorrise lentamente.
«Non funziona.»
Giulia ricordò le parole di Vittorio.
La frase non è la terza chiave.
Una trappola.
Pensò alla lettera di Andrea.
Tu possiedi l’ultima, ma non è un oggetto. È qualcosa che soltanto tu puoi sapere.
Qual era la cosa che nessuno può comprarti?
Per anni Giulia aveva creduto che la risposta fosse il suo cuore.
Ma suo padre aveva scritto qualcosa di diverso.
Una scelta.
Non una frase.
Giulia guardò la console.
«Orione, riconoscimento Giulia Moretti.»
Una luce verde apparve.
IDENTITÀ CONFERMATA.
«Autorizzo la conservazione delle prove originali.»
Valenti impallidì.
«Non può.»
«E autorizzo il trasferimento esclusivamente alle autorità indipendenti indicate nel protocollo di Andrea Moretti.»
Lorenzo comprese.
Non pubblicare indiscriminatamente.
Non distruggere.
Proteggere le prove e consegnarle a più destinatari contemporaneamente.
Orione rispose:
DECISIONE ETICA RICONOSCIUTA.
PROTOCOLLO EREDE COMPLETATO.
Valenti corse verso il server centrale.
«No!»
Le porte si aprirono.
Quattro uomini della sicurezza entrarono.
Dietro di loro c’erano i due avvocati che Lorenzo aveva portato alla riunione e un magistrato.
Valenti si fermò.
«Come…»
Lorenzo sollevò il telefono.
«Quando siamo entrati qui ho inviato la posizione e una copia dello streaming.»
Valenti guardò Giulia con odio.
«Pensa che sia finita?»
«Per te, probabilmente sì.»
Mentre veniva accompagnato fuori, Valenti si voltò un’ultima volta.
«Chieda a sua madre perché Andrea quella notte stava andando da Vittorio invece che tornare da lei.»
Giulia sentì il gelo attraversarla.
«Che cosa significa?»
Valenti sorrise.
«Elena lo sa.»
Poi scomparve nel corridoio.
Giulia si voltò verso lo schermo.
«Mamma?»
Elena aveva abbassato gli occhi.
«Che cosa non mi hai ancora detto?»
«Giulia, non qui.»
«Basta.»
La parola risuonò nella sala.
«Ho passato giorni a scoprire che ogni persona che amo ha deciso quali verità potevo sopportare. Adesso basta.»
Elena cominciò a piangere.
«Tuo padre stava andando da Vittorio perché aveva scoperto qualcosa su di te.»
Giulia sentì il cuore accelerare.
«Su di me? Avevo dodici anni.»
«Non riguardava ciò che avevi fatto.»
«Allora cosa?»
Vittorio posò una mano sulla spalla di Elena.
Lei la allontanò.
«Devo dirglielo io.»
Giulia aspettò.
«Andrea aveva scoperto che Valenti stava cercando di impossessarsi legalmente di Orione attraverso la successione. Finché Andrea era vivo, non poteva farlo. Se Andrea fosse morto, l’accesso sarebbe passato alla sua erede.»
«A me.»
«Sì.»
Elena inspirò con difficoltà.
«Per questo Andrea voleva modificare il tuo certificato di nascita e creare una protezione legale che impedisse a chiunque di collegarti a Orione.»
Giulia corrugò la fronte.
«Modificare cosa?»
Elena chiuse gli occhi.
«Il nome di tuo padre.»
Silenzio.
Giulia sentì Lorenzo irrigidirsi accanto a lei.
«Andrea era mio padre.»
«Sì.»
La risposta arrivò immediatamente.
«Ti ha cresciuta. Ti ha amata dal giorno in cui sei nata. Non ha mai fatto differenze.»
«Ma?»
Elena pianse.
Giulia capì che esisteva ancora una frase che sua madre non riusciva a pronunciare.
«Chi è il mio padre biologico?»
Vittorio abbassò lo sguardo.
Lorenzo guardò suo padre.
Poi Elena pronunciò finalmente il nome.
«Vittorio Ferri.»
Il mondo sembrò fermarsi.
Giulia si voltò verso Lorenzo.
Lui era diventato pallido.
Sofia si portò entrambe le mani alla bocca.
Giulia indietreggiò.
«No.»
Elena cercò di parlare.
«Giulia—»
«No.»
Guardò Lorenzo.
L’uomo del quale si stava innamorando.
Il figlio di Vittorio Ferri.
Poi guardò Vittorio sullo schermo.
«Dimmi che non è vero.»
Vittorio rimase in silenzio per un tempo interminabile.
Infine alzò gli occhi.
«Elena non ti ha detto tutto.»
Giulia sentì una speranza disperata accendersi.
Ma Vittorio continuò.
«Sono tuo padre biologico.»
Lorenzo si appoggiò alla console.
Giulia non riusciva più a respirare.
Vittorio però pronunciò un’ultima frase.
«Ma Lorenzo non è mio figlio biologico.»







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