Divertimento

Il Miliardario Vide La Sua Ex Moglie Piangere In Farmacia — Poi Sua Figlia Sussurrò: «Mamma, Posso Smettere Di Stare Male»

Massimo fissò il nome di sua madre sullo schermo finché le lettere cominciarono quasi a confondersi davanti ai suoi occhi. Margherita Calleri. Una donna morta da tre anni secondo Elena, sei mesi secondo i documenti del Trust, eppure ancora capace di comparire dentro un sistema che avrebbe dovuto essere completamente congelato. Il corridoio dell’ospedale era pieno di rumori, passi veloci, telefoni che squillavano e voci basse, ma Massimo aveva la sensazione di trovarsi in una stanza isolata dal resto del mondo. Elena gli stava davanti, con le braccia incrociate sul petto e il volto tirato dalla paura.

«Perché qualcuno continua a usare il nome di tua madre?»

Massimo abbassò lentamente il telefono.

«Non lo so.»

Elena fece un sorriso amaro.

«È la prima cosa sincera che mi dici da tre anni.»

Quelle parole lo colpirono più di qualsiasi accusa. Massimo avrebbe voluto rispondere, dirle che lui non sapeva nulla delle lettere, delle telefonate, dei referti scomparsi. Ma ogni spiegazione gli sembrava troppo debole davanti a ciò che stava accadendo. Aveva passato tre anni credendo che Elena lo avesse lasciato volontariamente, portandosi via una figlia che lui non sapeva nemmeno di avere. Adesso scopriva che qualcuno aveva costruito quella separazione con una precisione quasi chirurgica.

La porta della sala pediatrica si aprì e uscì una dottoressa.

«Signora Benedetti?»

Elena si precipitò verso di lei.

«Come sta mia figlia?»

«La crisi si è stabilizzata. Per ora respira meglio, ma dobbiamo fare ulteriori esami. C'è qualcosa che non torna.»

«Cosa?»

La dottoressa esitò.

«Il suo cuore.»

Massimo si avvicinò.

«Che cosa ha?»

«Non posso dirvelo senza completare gli accertamenti, ma abbiamo trovato una vecchia annotazione nel sistema. Risale a quando Sofia aveva pochi mesi. Parla di una possibile malformazione congenita.»

Elena impallidì.

«Nessun medico me l'ha mai detto.»

«È proprio questo il problema.»

La dottoressa abbassò la voce.

«Qualcuno ha cancellato parte della documentazione originale.»

Massimo sentì la rabbia salire.

«Chi può farlo?»

«Non lo so. Ma l'accesso utilizzato appartiene a una struttura privata convenzionata con una fondazione.»

«Quale fondazione?»

La dottoressa lo guardò.

«Fondazione Calleri.»

Elena si voltò lentamente verso Massimo.

«Non ne sapevo niente.»

«Nemmeno io.»

Ma questa volta Massimo capì che non bastava dirlo.

Prese il telefono e chiamò Roth.

«Voglio l'accesso completo agli archivi del Trust.»

«Massimo, non è così semplice.»

«Allora rendilo semplice.»

«Se forzi il sistema, scatterà un blocco automatico.»

«Che blocchi pure tutto.»

«Massimo...»

«Mia figlia è dentro questo ospedale e qualcuno ha deciso che la sua cartella medica appartiene alla mia famiglia. Non mi interessa quanto costa rompere quel sistema.»

Roth rimase in silenzio.

Poi disse:

«C'è un modo.»

Massimo si irrigidì.

«Quale?»

«Devi trovare il registro originale di Margherita.»

«Dove?»

«Nella vecchia villa.»

Il cuore di Massimo accelerò.

La villa di Magenta era rimasta chiusa da mesi. Dopo la morte di sua madre, aveva evitato di tornarci. Ogni stanza conteneva un ricordo che non era ancora riuscito ad affrontare.

«Cosa dovrei cercare?»

«Una cassaforte.»

Massimo corrugò la fronte.

«Conosco tutte le casseforti della villa.»

«Questa non è registrata.»

Un brivido gli attraversò la schiena.

«Come fai a saperlo?»

Roth esitò.

«Perché Margherita mi ordinò personalmente di non parlarne mai.»

Elena aveva ascoltato ogni parola.

«Andiamo.»

Massimo la guardò.

«Tu resti qui.»

«No.»

«Elena, Sofia è in ospedale. Devi starle accanto.»

«E tu devi trovare chi le sta facendo questo.»

I loro occhi si incontrarono. Per la prima volta dopo tre anni, Massimo vide nella sua espressione qualcosa che non era soltanto rabbia. C'era paura. Ma anche una fiducia fragile che lei stessa sembrava non voler ammettere.

«Se quella cassaforte contiene qualcosa su Sofia», disse Elena, «voglio esserci quando la apri.»

Un'ora dopo, la villa era immersa nel buio.

Massimo aprì la porta principale e il profumo della casa gli tornò addosso con una violenza inattesa. Legno antico, cera per mobili, fiori secchi. Elena rimase qualche passo dietro di lui.

«Dove la cerchiamo?»

«Mia madre aveva uno studio privato.»

Salirono le scale senza accendere le luci. Massimo entrò nello studio e iniziò a spostare libri, quadri e vecchi documenti. Dopo quasi venti minuti, Elena notò qualcosa.

«Massimo.»

Indicò una fotografia appesa dietro la scrivania.

Era un ritratto di famiglia.

Margherita era al centro.

Accanto a lei c'era Massimo bambino.

E dall'altra parte...

Un uomo che Elena non aveva mai visto.

Massimo si avvicinò lentamente.

«Chi è?»

«Non lo so.»

Sul retro della fotografia c'era una data.

E sotto, una frase scritta dalla mano di Margherita.

“Quando Massimo scoprirà la verità, sarà già troppo tardi.”

Elena sentì un brivido.

«Massimo... guarda la mano di quell'uomo.»

Lui osservò attentamente la fotografia.

L'uomo portava un anello con lo stemma dei Calleri.

Ma Massimo non aveva mai visto quell'anello.

In quel momento, dal piano inferiore arrivò un rumore.

Una porta che si chiudeva.

Massimo si voltò di scatto.

«Non siamo soli.»

E mentre scendevano lentamente le scale, il telefono di Elena vibrò.

Un messaggio proveniva dal numero dell'ospedale.

“Sofia è stata trasferita.”

Elena impallidì.

Subito dopo arrivò un secondo messaggio.

“Non cercatela.”

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