Divertimento

Il Miliardario Vide La Sua Ex Moglie Piangere In Farmacia — Poi Sua Figlia Sussurrò: «Mamma, Posso Smettere Di Stare Male»

Massimo sentì il sangue gelarsi nelle vene. La voce era piccola, stanca, ma inconfondibile. Era Sofia. Fece un passo verso la parete e vi appoggiò entrambe le mani.

«Sofia! Sono qui!»

Dall'altra parte arrivò un colpo leggero, poi un singhiozzo.

«Papà...»

Elena gli si aggrappò al braccio.

«Apri quella porta.»

Massimo cercò immediatamente una maniglia, un pannello, qualsiasi cosa potesse permettergli di entrare. La parete sembrava completamente solida. Poi vide una piccola luce verde vicino al pavimento. Si inginocchiò e passò le dita sopra una superficie metallica nascosta sotto la vernice.

«La porta è qui.»

Prese la tessera magnetica e la passò sul lettore.

Niente.

Provò la chiave numero diciassette.

Un clic.

Una sezione della parete scivolò lentamente verso l'interno.

Elena entrò per prima.

La stanza successiva era molto più piccola. C'era un letto, una sedia e un apparecchio per controllare il battito cardiaco. Ma Sofia non era lì.

Sul letto c'era soltanto una bambola.

Elena la prese.

«Questa è sua.»

Massimo guardò il monitor.

I numeri erano ancora accesi.

Qualcuno aveva lasciato la stanza da pochi secondi.

«Sono appena andati via.»

Un rumore di passi risuonò nel corridoio.

Massimo uscì di corsa.

Vide una porta chiudersi in fondo al passaggio.

«Fermati!»

Corse, ma quando raggiunse l'uscita era già vuota. Sul pavimento trovò soltanto un piccolo nastro rosa.

Elena arrivò alle sue spalle.

«Sofia?»

«No.»

Massimo strinse il nastro.

«Ma erano qui.»

Il telefono di Elena squillò.

Numero sconosciuto.

Lei rispose.

Nessuno parlò.

Poi una voce femminile disse:

«Non cercate Sofia.»

Elena sbiancò.

«Chi sei?»

«Una persona che ha cercato di proteggerla molto prima di voi.»

«Dov'è mia figlia?»

La voce rimase calma.

«Dove avrebbe dovuto essere fin dall'inizio.»

«Portala da me.»

«Non posso.»

«Perché?»

La donna esitò.

«Perché se Sofia torna da suo padre, la seconda bambina morirà.»

Elena chiuse gli occhi.

Massimo le strappò quasi il telefono dalle mani.

«Chi è la seconda bambina?»

La donna respirò profondamente.

«Quella che avete visto nella fotografia.»

«Dov'è?»

«Con tuo padre.»

Massimo rimase pietrificato.

«Vittorio è vivo?»

La linea rimase silenziosa.

Poi la donna disse:

«Vittorio non è mai morto.»

La chiamata terminò.

Elena guardò Massimo.

«Adesso sappiamo che tuo padre è vivo.»

«No.»

Massimo scosse lentamente la testa.

«Sappiamo che qualcuno vuole farci credere che sia vivo.»

Tornò nella stanza e osservò ogni dettaglio. Il letto. Il monitor. La bambola. Poi vide una piccola macchia di colore sul muro. Una bambina aveva disegnato qualcosa con un pennarello.

Due figure femminili.

Una aveva un cuore sul petto.

L'altra aveva una piccola corona.

Sotto la prima c'era scritto:

SOFIA.

Sotto la seconda:

GIULIA.

Elena si avvicinò.

«Giulia.»

Massimo fissò il nome.

«È questo il nome dell'altra bambina.»

In quel momento il suo telefono vibrò.

Era Roth.

«Massimo, devi tornare subito in superficie.»

«Perché?»

«Ho trovato il certificato di nascita di Sofia.»

«E?»

«Non è quello che pensavamo.»

Massimo rimase in silenzio.

«Cosa c'è scritto?»

«Sofia Benedetti non è registrata come figlia di Massimo Calleri.»

Elena si irrigidì.

«Ma allora...»

Roth continuò:

«Il documento originale indica un altro padre.»

Massimo sentì il cuore battere violentemente.

«Chi?»

Roth esitò.

«Vittorio Calleri.»

Elena portò una mano alla bocca.

Massimo rimase immobile.

«Stai dicendo che Sofia è figlia di mio padre?»

«Sto dicendo che il certificato originale lo afferma.»

«È impossibile.»

«Lo so.»

Massimo chiuse gli occhi.

Tre anni prima, Elena era incinta.

Tre anni prima, sua madre aveva iniziato a nascondere tutto.

Tre anni prima, lui aveva creduto di aver perso sua moglie.

Ma adesso una domanda molto più terribile stava prendendo forma.

Se Vittorio era davvero il padre di Sofia, perché Margherita aveva fatto di tutto per nasconderla proprio a lui?

Elena si avvicinò lentamente.

«Massimo... c'è qualcosa che non ti ho mai detto.»

Lui la guardò.

«Cosa?»

Gli occhi di Elena si riempirono di lacrime.

«Quando ero incinta, tua madre mi fece fare un esame del DNA.»

Massimo impallidì.

«E non mi hai mai detto niente.»

«Perché il risultato mi arrivò il giorno prima che sparissi.»

«Che risultato?»

Elena abbassò lo sguardo.

«Diceva che il padre di Sofia non eri tu.»

Massimo rimase senza parole.

Poi Elena aggiunse, quasi sussurrando:

«Ma c'era una seconda pagina. E quella pagina diceva qualcosa di ancora più terribile.»

«Che cosa?»

Elena alzò gli occhi verso di lui.

«Che il campione genetico attribuito a Vittorio era stato prelevato da una persona che, secondo i registri, era già morta da vent'anni.»

In quel momento, dall'altoparlante del corridoio uscì una voce automatica.

«Protocollo Calleri attivato. Soggetto Giulia trasferito.»

Massimo guardò Elena.

Poi entrambi sentirono, molto lontano, il pianto di due bambine.

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