Divertimento

Il Miliardario Vide La Sua Ex Moglie Piangere In Farmacia — Poi Sua Figlia Sussurrò: «Mamma, Posso Smettere Di Stare Male»

Massimo rimase immobile davanti alla fotografia. Per alcuni secondi non riuscì nemmeno a respirare. Vittorio Calleri teneva per mano quella bambina con una naturalezza che non apparteneva a una fotografia casuale. La bambina guardava verso l'obiettivo con gli stessi grandi occhi grigi di Sofia, e sul suo polso sinistro portava un piccolo braccialetto d'argento che Massimo riconobbe immediatamente. Lo aveva visto al polso di Sofia in farmacia.

«Non può essere lui», disse Elena.

Massimo non rispose.

«Massimo, tuo padre è morto.»

«Questo lo so.»

«Allora quella fotografia è falsa.»

Massimo ingrandì l'immagine sul telefono. La fotografia era recente. Sullo sfondo si vedeva una casa di campagna, con un'insegna arrugginita accanto al cancello. In basso a destra compariva una data: otto mesi prima.

Otto mesi.

Dopo la morte ufficiale di Vittorio.

«Dobbiamo andare lì», disse Massimo.

Elena scosse la testa.

«Prima dobbiamo trovare Sofia.»

«È proprio per questo che dobbiamo andare.»

Lei lo guardò, combattuta tra la paura e la necessità di fidarsi di lui. Poi prese la fotografia dalle sue mani.

«Quella bambina non è Sofia.»

«Come fai a esserne sicura?»

«Perché Sofia ha una piccola cicatrice dietro l'orecchio destro. Quella bambina non ce l'ha.»

Massimo osservò nuovamente la fotografia.

Aveva ragione.

Per un momento sentì sollievo.

Poi Elena sussurrò:

«Ma allora chi è?»

Nessuno dei due riuscì a rispondere.

Massimo chiamò Roth e gli inviò la fotografia.

«Trova quella casa.»

«Ci sto lavorando.»

«E trova tutto quello che riguarda Vittorio Calleri.»

«Massimo, se è davvero vivo—»

«Non mi interessa cosa sia possibile. Voglio sapere dove si trova.»

Mentre Roth cercava le informazioni, Massimo tornò alla cartella del Progetto Sofia. Sfogliò ogni pagina, una dopo l'altra, fino a trovare una nota scritta a mano.

La calligrafia era di Margherita.

“Due bambine. Una deve essere protetta. L'altra deve essere trovata.”

Elena lesse sopra la sua spalla.

«Due bambine.»

Massimo sentì la gola secca.

«Forse quella della fotografia è l'altra.»

«Perché tua madre avrebbe dovuto proteggerne una e cercare l'altra?»

Massimo non fece in tempo a rispondere.

Il telefono squillò.

Roth.

«Ho trovato la casa.»

«Dove?»

«Provincia di Pavia. È intestata a una società che ufficialmente non esiste più.»

«E Vittorio?»

«Non c'è nessuna registrazione che lo colleghi alla proprietà.»

Massimo rimase in silenzio.

«Roth, dimmi la parte che non vuoi dirmi.»

Dall'altra parte arrivò un respiro pesante.

«La casa è stata sorvegliata.»

«Da chi?»

«Da uomini che lavoravano per la sicurezza privata della famiglia.»

Elena si avvicinò.

«E Sofia?»

Roth esitò.

«Ho trovato una registrazione di una telecamera.»

Massimo si irrigidì.

«Mandamela.»

Pochi secondi dopo arrivò il video.

Era stato registrato quella stessa sera.

Un corridoio dell'ospedale.

Una donna con un camice spingeva una piccola barella. Il volto della bambina era coperto da una coperta, ma Massimo riconobbe immediatamente gli stivaletti rosa con i paperotti gialli.

«È Sofia.»

Elena portò una mano alla bocca.

Nel video la donna entrava in un ascensore riservato. Prima che le porte si chiudessero, un uomo compariva per un istante nell'inquadratura.

Massimo fermò il video.

Ingrandì il volto.

Non era Vittorio.

Era qualcuno che conosceva.

«No.»

Elena lo guardò.

«Chi è?»

Massimo sentì un nodo allo stomaco.

«Il medico che ha visitato Sofia.»

«Quello che ci ha detto della malformazione?»

Massimo annuì.

«Sì.»

Il telefono di Roth squillò nuovamente.

«Massimo, c'è un problema.»

«Parla.»

«Ho controllato il medico. Il suo nome è falso.»

Massimo chiuse gli occhi.

«E quello vero?»

«Dottor Riccardo Serra.»

Elena sussurrò:

«Lo conosci?»

Massimo non rispose.

Conosceva quel nome.

Era uno dei medici che avevano lavorato per Margherita.

E secondo i registri ufficiali, era morto dodici anni prima.

«Roth, mandami tutto quello che hai.»

«C'è ancora una cosa.»

«Cosa?»

«La registrazione dell'ospedale mostra che Serra non ha portato Sofia fuori dall'edificio.»

Massimo corrugò la fronte.

«Cosa significa?»

«L'ascensore si è fermato al piano meno uno. Ma il parcheggio sotterraneo è chiuso da anni.»

Elena guardò Massimo.

«Quindi dov'è andato?»

Massimo non rispose.

Prese la chiave con il numero diciassette dalla tasca.

La osservò.

Poi ricordò qualcosa.

Il vecchio ospedale aveva un ingresso sotterraneo collegato a una struttura privata. Un accesso che quasi nessuno conosceva.

«Portami alla planimetria dell'ospedale», ordinò a Roth.

Passarono trenta secondi.

Poi arrivò un'immagine.

Massimo la guardò.

C'era un tunnel sotto l'edificio.

E alla fine del tunnel compariva una vecchia sala indicata con una sigla.

C-17.

Elena impallidì.

«Diciassette.»

Massimo annuì.

In quel momento arrivò un nuovo messaggio sul telefono.

Non c'era un numero.

Solo una fotografia.

Sofia era seduta su un letto, sveglia, con un bicchiere d'acqua tra le mani.

Sembrava spaventata, ma illesa.

Massimo sentì il cuore esplodergli nel petto.

Sotto la fotografia c'era una frase:

“Se vuoi riavere tua figlia, vieni da solo. E soprattutto, non fidarti di Elena.”

Massimo sollevò lentamente gli occhi verso la donna accanto a lui.

Elena aveva appena letto il messaggio.

Il suo volto perse ogni colore.

Poi il telefono di Massimo vibrò ancora.

Un secondo messaggio.

Questa volta era una scansione di un documento.

In fondo alla pagina c'era una firma.

Elena Benedetti.

E sotto la firma, una dichiarazione datata tre anni prima:

“Accetto di consegnare la bambina alla famiglia Calleri nel caso in cui Massimo dovesse scoprire la sua esistenza.”

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