Massimo corse verso il corridoio prima ancora che la voce automatica finisse di pronunciare l'ultima parola. Elena lo seguì, stringendo ancora la bambola di Sofia contro il petto. Il pianto delle due bambine sembrava provenire da direzioni diverse, confondendosi nell'eco del sotterraneo. Massimo si fermò davanti a una porta metallica, appoggiò l'orecchio e trattenne il respiro.
«Sofia!»
Un piccolo singhiozzo arrivò dall'altra parte.
«Papà!»
Elena iniziò a piangere.
«Sofia, amore mio, la mamma è qui.»
Poi una seconda voce infantile si sovrappose alla prima.
«Non piangere.»
Massimo si irrigidì.
Era la voce della bambina chiamata Giulia.
«Sofia, chi è con te?» domandò.
«Giulia.»
«Dov'è la mamma di Giulia?»
Ci fu un lungo silenzio.
Poi Sofia disse qualcosa che fece gelare Massimo.
«La mamma di Giulia è la stessa della mia.»
Elena chiuse gli occhi.
«No...»
Massimo guardò la porta.
«Elena, aprila.»
Lei scosse la testa.
«Non posso.»
«Perché?»
«Perché questa porta è controllata dal Trust.»
Massimo osservò il pannello elettronico accanto alla serratura. Sul display compariva una richiesta di identificazione genetica.
«Serve il DNA di un membro Calleri.»
«Tu sei un membro Calleri.»
«Non basta.»
Massimo appoggiò il pollice sul lettore.
Niente.
Poi ricordò la vecchia tessera trovata nella villa. La inserì nella fessura.
Il sistema si illuminò.
IDENTITÀ NON VALIDA.
Massimo colpì il pannello con il palmo.
«Apriti.»
Elena gli prese il braccio.
«Massimo, fermati.»
Lui si voltò furioso.
«Hanno mia figlia dietro questa porta.»
«E potrebbero avere una ragione per cui non vogliono che tu la apra.»
«Non mi interessa.»
In quel momento il telefono di Massimo squillò.
Roth.
«Ho trovato il rapporto originale del DNA.»
Massimo rispose immediatamente.
«Parla.»
«Il test che Elena ha ricevuto tre anni fa era stato alterato.»
«Da chi?»
«Non lo so. Ma ho trovato il file originale.»
Massimo sentì il cuore accelerare.
«E cosa dice?»
Roth esitò.
«Il DNA di Sofia è compatibile con il tuo.»
Elena si portò una mano alla bocca.
Massimo rimase immobile.
«E Vittorio?»
«Nessuna compatibilità.»
Il sollievo durò appena un secondo.
«Allora chi ha falsificato il test?»
«Margherita.»
Massimo chiuse gli occhi.
«Perché?»
«Non lo so. Ma c'è una registrazione allegata al rapporto.»
«Mandamela.»
Il file arrivò pochi secondi dopo.
Massimo lo aprì.
La voce di sua madre riempì il corridoio.
«Se Massimo scopre che Sofia è sua figlia, verrà a cercarla. E quando verrà a cercarla, troverà anche Giulia.»
Elena guardò Massimo.
La registrazione continuò.
«Non posso permetterlo. Non ancora.»
La voce di Margherita tremava.
«Vittorio vuole entrambe le bambine. Non per la famiglia. Per il sangue.»
La registrazione si interruppe.
Massimo rimase a fissare lo schermo.
«Per il sangue?»
Roth rispose:
«C'è dell'altro.»
«Cosa?»
«Ho trovato una vecchia cartella intestata a Vittorio. È stata aperta ieri.»
Massimo sentì nuovamente quella sensazione fredda nello stomaco.
«Cosa contiene?»
«Una diagnosi.»
Silenzio.
«Vittorio aveva una malattia genetica rara. E secondo il documento, Sofia e Giulia sono state concepite come parte di un progetto medico iniziato prima della tua nascita.»
Elena sbiancò.
«No.»
Massimo la guardò.
«Tu lo sapevi?»
«No.»
«Elena.»
Lei iniziò a scuotere la testa.
«Ti giuro che non sapevo niente.»
La porta davanti a loro emise un suono.
ACCESSO AUTORIZZATO.
Si aprì lentamente.
Massimo ed Elena entrarono.
Le due bambine erano sedute su un letto, una accanto all'altra.
Sofia corse immediatamente verso Elena.
«Mamma!»
Elena la prese tra le braccia e la strinse così forte da tremare.
Massimo si inginocchiò davanti a loro.
«Giulia?»
La bambina lo guardò.
Aveva gli stessi occhi di Sofia.
Ma non disse nulla.
Massimo si voltò verso Elena.
«Perché non parla?»
Una voce arrivò dalla porta alle loro spalle.
«Perché le hanno detto di non farlo.»
Massimo si girò.
Riccardo Serra era lì.
Ma questa volta non era solo.
Accanto a lui c'era una donna anziana.
Elena la riconobbe immediatamente.
Il suo volto perse colore.
«No...»
Massimo la guardò.
«Chi è?»
Elena strinse Sofia contro di sé.
«È mia madre.»
La donna fece un passo avanti.
«Sono venuta a riprendere le mie nipoti.»
Massimo rimase sconvolto.
«Tua madre è morta.»
Elena scosse lentamente la testa.
«No.»
La donna guardò Massimo negli occhi.
«Quella che è morta tre anni fa era mia sorella.»
Poi sorrise amaramente.
«Io sono Francesca Benedetti.»
E dietro di lei, nel corridoio, comparve un uomo anziano.
Massimo lo riconobbe dalla fotografia.
Vittorio Calleri.
Vivo.







No comments yet