Divertimento

La Bambina Accusò Il Ricco Proprietario: «Perché Ha Mentito A Mia Mamma?» — Quello Che Scoprì Su Sua Moglie Cambiò Tutto

Alessandro non arrivò mai nello studio.
Ernesto Bianchi, il responsabile della villa, comparve a metà del corridoio, con la camicia perfettamente stirata e un sorriso nervoso sul volto.
«Signor Monti, la stavo proprio cercando.»
«Bene» rispose Alessandro. «Perché anch’io stavo cercando lei.»
Ernesto impallidì.
«Devo parlare degli stipendi del personale. Adesso.»
Il responsabile deglutì a fatica.
«Signore, la situazione è un po’ delicata.»
«Le persone lavorano e vengono pagate. Non vedo cosa ci sia di delicato.»
Ernesto abbassò la voce.

«C’entra la signora Veronica.»
Il nome di sua moglie cadde tra loro come una pietra.
«Si spieghi.»
«Negli ultimi mesi, la signora Veronica ha chiesto di rimandare alcuni pagamenti al personale. Diceva che c’erano delle discrepanze tra i conti, che se ne sarebbe occupata personalmente e che lei ne era al corrente.»
«Io non ne sapevo nulla.»
«Adesso l’ho capito, signore.»
Alessandro sentì la rabbia crescergli lentamente dentro, ma non alzò la voce.
«Quanto dobbiamo?»
Ernesto gli comunicò la cifra.
Non era una somma enorme per la famiglia Monti, ma Alessandro non sentì parlare di denaro. Sentì parlare di affitto, cibo, medicine, biglietti dell’autobus, divise scolastiche.

Sentì una bambina chiedergli perché avesse mentito.
«Dov’è Veronica?»
«Al piano di sopra, signore. Si sta preparando per uscire.»
«Dove deve andare?»
Ernesto esitò.
«Di solito, il giovedì, partecipa a una partita privata di carte ai Parioli.»
Alessandro lo fissò.
«Carte?»
«Poker, signore. Con puntate molto alte.»
Pochi minuti dopo, Veronica Monti scese le scale come se stesse entrando nelle pagine di una rivista: abito nero, orecchini di diamanti, profumo costoso, borsa firmata.

Accennò un sorriso.
«Alessandro, ho saputo che volevi vedermi. Sono in ritardo.»
«Hai usato il mio nome per promettere al personale che oggi sarebbe stato pagato?»
Veronica quasi non batté ciglio.
«Oh, per favore. È solo questo? Ho dato loro una data perché smettessero di chiedere. Sai come sono fatti.»
«No. Non so come sono fatti. Spiegamelo.»
Lei sospirò, infastidita.
«Alessandro, sono personale di servizio. Se gli dai troppa confidenza, finiscono per approfittarsene. Hanno sempre un’emergenza, un affitto da pagare, un figlio malato, qualche problema. Bisogna tenerli sotto controllo.»
Ernesto abbassò la testa.
Alessandro sentì riaprirsi dentro di sé una ferita antica e profonda.

Da bambino, a Tor Bella Monaca, aveva visto sua madre aspettare settimane prima di essere pagata da una donna benestante che continuava a ripeterle: «Domani».
Ricordava sua madre mentre contava le monete sopra un tavolo di plastica, separando i soldi per l’affitto, la bolletta della luce e il pane.
Ricordava di aver dormito con la giacca addosso perché non c’erano abbastanza soldi per il riscaldamento.
E adesso casa sua era diventata quella casa.
«Dove sono i soldi, Veronica?»
Lei incrociò le braccia.
«Li ho spostati. Avevo intenzione di rimetterli sul conto.»
«Dove sono?»
«Ho avuto qualche serata storta, va bene?» sbottò lei con rabbia. «Ho perso alle partite, ma li avrei recuperati. Li recupero sempre.»
Il silenzio fu brutale.

«Hai preso gli stipendi delle persone che lavorano qui e li hai persi giocando d’azzardo.»
«Non fare il melodrammatico. Nessuno morirà perché deve aspettare qualche giorno.»
«Teresa potrebbe perdere la stanza che affitta già stasera.»
«Allora ne troverà un’altra. È così che funziona il mondo.»
Alessandro la guardò con una calma che faceva paura.

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