Divertimento

La Bambina Accusò Il Ricco Proprietario: «Perché Ha Mentito A Mia Mamma?» — Quello Che Scoprì Su Sua Moglie Cambiò Tutto

Alessandro fissò la fotografia sul telefono finché le lettere del messaggio di sua madre sembrarono confondersi. L’orologio non poteva trovarsi lì. Dopo l’incidente di Carlo Monti, la polizia aveva restituito alla famiglia soltanto alcuni effetti personali: il portafoglio, la fede nuziale, una penna spezzata. Dell’orologio non c’era stata traccia.

«Quello apparteneva a mio padre.»

Riccardo si avvicinò.

«Fammi vedere.»

Alessandro gli porse il telefono. Bastò un’occhiata perché il volto dell’anziano cambiasse.

«Lo riconosci?» domandò Alessandro.

«Ero con Carlo quando lo comprò.»

Teresa indicò la fotografia.

«E la cassetta?»

Riccardo annuì.


«È quella.»

Veronica era rimasta vicino alla scrivania. Alessandro si voltò verso di lei e notò che non guardava la cassetta. Guardava l’orologio.

«Tu sai qualcosa.»

«No.»

«Hai riconosciuto quell’orologio.»

«Era di tuo padre. Certo che lo riconosco.»

Alessandro si avvicinò.

«Mio padre era morto da quasi dieci anni quando ti ho conosciuta.»

Veronica rimase senza risposta per una frazione di secondo.

Fu sufficiente.


«Ernesto!» chiamò Alessandro.

Il responsabile entrò immediatamente.

«Nessuno esce. Chiama la sicurezza e controlla tutte le telecamere esterne. Voglio sapere se qualcuno è entrato o uscito da casa di mia madre nelle ultime ore.»

«Alessandro, non puoi sequestrarmi qui» protestò Veronica.

«Puoi chiamare il tuo avvocato. Anzi, fallo. Forse finalmente scoprirò chi ti sta consigliando.»

Veronica prese il telefono, ma non compose alcun numero.

Alessandro richiamò Lucia. Nessuna risposta.

Poi il suo telefono vibrò.

Un altro messaggio.

**Non fidarti di chi dice di voler raccontare tutta la verità. Nessuno di loro te la sta raccontando tutta. Nemmeno Riccardo.**


Alessandro sollevò lentamente gli occhi verso l’uomo.

Riccardo capì.

«Che cosa ha scritto Lucia?»

«Che non devo fidarmi di lei.»

Teresa si voltò verso suo padre.

«Perché?»

Riccardo abbassò lo sguardo.

«Perché ho commesso degli errori.»

«Quali errori?»

«Non adesso.»


Teresa scoppiò in una risata breve e dolorosa.

«Lei sparisce per ventitré anni, lascia che io creda di averla sepolta e adesso viene qui a dirmi “non adesso”?»

«Teresa…»

«No. Se vuole essere mio padre per cinque minuti, cominci dicendomi la verità.»

Riccardo si sedette lentamente.

«La notte prima che Carlo morisse, lo incontrai.»

Alessandro sentì irrigidirsi ogni muscolo.

«Dove?»

«In un garage sulla Cassia. Carlo aveva finalmente trovato ciò che cercavamo: una serie di movimenti bancari nascosti.»

«Chi rubava?»


Riccardo esitò.

«Tuo zio.»

Alessandro rimase immobile.

«Vittorio?»

Riccardo annuì.

Vittorio Monti era il fratello maggiore di Carlo. L’uomo che, dopo la morte di suo padre, aveva aiutato Lucia con le pratiche legali. Quello che aveva pagato gli studi di Alessandro quando la famiglia attraversava difficoltà. Era morto sette anni prima.

«È impossibile.»

«Vorrei che lo fosse.»

«Mio zio mi ha cresciuto quasi come un figlio.»

«Proprio per questo Carlo aveva paura.»


Riccardo raccontò che Vittorio aveva creato una rete di società attraverso cui sottraeva denaro all’impresa familiare. Quando Carlo e Riccardo se ne erano accorti, avevano preparato copie dei registri. La cassetta conteneva una parte delle prove.

«Perché mia madre l’aveva?» domandò Alessandro.

«Perché Carlo non si fidava più di nessuno della famiglia.»

Alessandro scosse la testa.

«E l’orologio?»

Riccardo tacque.

«Risponda.»

«Dentro quell’orologio c’era qualcosa.»

Alessandro lo fissò.

«Cosa?»


«Carlo aveva fatto modificare il fondello. C’era un piccolo vano. Abbastanza grande per una chiave.»

«Una chiave di cosa?»

«Non me lo disse.»

Veronica fece cadere accidentalmente il telefono.

Tutti si voltarono.

Lei si chinò a raccoglierlo.

«Continua pure questa favola.»

Alessandro la osservò attentamente.

«Tu conosci quella chiave.»

«No.»


«Allora perché hai paura?»

«Perché mio marito sta ascoltando un uomo che per vent’anni è stato considerato un truffatore.»

Riccardo sorrise amaramente.

«Eppure mi hai cercato tu.»

Teresa guardò suo padre.

«Perché Veronica voleva la cassetta?»

«Mi disse che Vittorio aveva lasciato documenti che potevano distruggere Alessandro.»

«E tu cosa facesti?»

«Le dissi che non sapevo dove fosse.»

«Era vero?»


Riccardo esitò.

«No.»

Teresa si alzò.

«Quindi anche adesso stava mentendo.»

«Sapevo che Lucia l’aveva conservata.»

Alessandro sentì la rabbia salire.

«E avete lasciato mia madre sola con quella cosa mentre qualcuno sta usando l’identità di un morto per spostare denaro.»

Prese le chiavi dell’auto.

Riccardo si alzò.

«Non andare.»


«Mia madre potrebbe essere in pericolo.»

«Il messaggio diceva di non andare.»

«È esattamente per questo che andrò.»

Teresa afferrò il cappotto.

«Vengo anch’io.»

«No.»

«Quella cassetta apparteneva a mio padre prima di arrivare a sua madre. Questa storia riguarda entrambi.»

Alessandro la guardò. Vide paura, ma anche la stessa ostinazione che poche ore prima aveva visto negli occhi di Martina.

«Martina resta qui con Ernesto.»

Teresa annuì.

Quando attraversarono l’atrio, Martina corse verso sua madre.

«Dove vai?»

Teresa si inginocchiò.

«Devo controllare una cosa. Torno presto.»

Martina la abbracciò.

«Non mentirmi.»

Teresa chiuse gli occhi.

«Non lo farò.»

Quaranta minuti dopo Alessandro fermò l’auto davanti al palazzo di Lucia all’EUR. La luce della cucina era accesa.

La porta dell’appartamento era socchiusa.

«Mamma?»

Nessuna risposta.

Entrarono.

Non c’erano segni evidenti di lotta. Sul tavolo della cucina trovarono la cassetta aperta.

Vuota.

L’orologio era sparito.

«Lucia?» chiamò Teresa.

Un rumore arrivò dal corridoio.

Alessandro corse verso la camera e trovò sua madre seduta sul pavimento, appoggiata al letto. Era cosciente.

«Mamma!»

Lucia alzò una mano.

«Sto bene. Non mi ha fatto niente.»

Alessandro si inginocchiò.

«Chi?»

Lucia guardò Teresa e il suo volto si trasformò.

«Tu devi essere la figlia di Riccardo.»

Teresa annuì.

«Chi è venuto qui?»

Lucia respirò lentamente.

«Una donna.»

«Veronica?» chiese Alessandro.

Sua madre scosse la testa.

«No.»

«Allora chi?»

Lucia indicò il vecchio comodino.

«Prima apri il cassetto.»

Alessandro lo fece.

Dentro trovò una fotografia ingiallita.

La stessa descritta da Teresa: Carlo Monti e Riccardo Valenti, molto più giovani.

Ma c’era davvero una terza persona.

Una giovane donna.

Teresa prese la fotografia e impallidì.

«Questa è mia madre.»

Lucia annuì.

Alessandro girò la fotografia.

Sul retro, suo padre aveva scritto una data e una frase:

**Se succede qualcosa a noi, proteggete Alessandro e Teresa. Sono gli unici che non devono pagare per quello che abbiamo fatto.**

Alessandro sollevò lentamente lo sguardo.

«Quello che avete fatto?»

Lucia cominciò a piangere.

«Tuo padre e Riccardo non stavano soltanto cercando un ladro, Alessandro.»

«Allora cosa stavano facendo?»

Lucia lo fissò.

«Stavano nascondendo un reato.»

Teresa diventò pallida.

«Quale reato?»

Prima che Lucia potesse rispondere, il telefono di Alessandro squillò.

Era Ernesto.

«Signor Monti, abbiamo un problema.»

«Parla.»

«La signora Veronica è sparita.»

Alessandro si alzò di scatto.

«Avevo detto di non far uscire nessuno.»

«Non è uscita dal cancello.»

«Allora dov’è?»

Dall’altra parte ci fu un silenzio inquietante.

«Abbiamo controllato le telecamere. È scesa nel garage sotterraneo. Poi il segnale si interrompe.»

«E Riccardo?»

Ernesto respirò profondamente.

«È sparito anche lui.»

Alessandro guardò Teresa.

Ma Ernesto non aveva finito.

«C’è un’altra cosa. Prima di scendere nel garage, Riccardo è entrato nella stanza dove avevamo lasciato Martina.»

Teresa lasciò cadere la fotografia.

«Dov’è mia figlia?»

La voce di Ernesto si spezzò.

«Martina non è più nella villa.»

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