Divertimento

La Bambina Accusò Il Ricco Proprietario: «Perché Ha Mentito A Mia Mamma?» — Quello Che Scoprì Su Sua Moglie Cambiò Tutto

«No, Veronica» disse Alessandro. «Non è così che funziona il mondo. È così che hai deciso di farlo funzionare tu.»

Per la prima volta, sul volto di lei passò qualcosa che somigliava alla paura. Durò appena un istante, subito coperto da un sorriso freddo.

«Non trasformare una faccenda domestica in una tragedia morale.»

«Una faccenda domestica?» Alessandro si voltò verso Ernesto. «Chiami immediatamente il contabile. Quello che gestisce i conti della villa, non quello personale di mia moglie.»

Ernesto esitò.

«Signore… credo che sarebbe meglio parlarne in privato.»

Alessandro lo fissò.

«Da questo momento non c’è più niente di privato.»

Veronica fece un passo verso di lui.

«Stai esagerando.»


«Tre mesi di stipendi sottratti non sono un’esagerazione.»

«Ho già detto che avrei rimesso tutto.»

«Con quali soldi?»

Lei aprì la bocca, ma non rispose.

Fu quella pausa a insospettirlo più di qualsiasi parola.

Alessandro conosceva Veronica da dodici anni. Aveva imparato a riconoscere il modo in cui stringeva la mascella quando era arrabbiata, il modo in cui distoglieva lo sguardo quando mentiva su qualcosa di insignificante e il modo in cui diventava improvvisamente calma quando stava cercando di nascondere qualcosa di serio.

In quel momento era troppo calma.

Ernesto tirò fuori il telefono e fece la chiamata. Nel frattempo, dall’atrio arrivarono voci soffocate. Teresa e Martina erano ancora lì.

Alessandro tornò da loro.

La bambina era seduta sul bordo di una poltrona troppo grande per lei, con le mani strette attorno alle cinghie dello zaino. Teresa invece era rimasta in piedi, come se non si sentisse autorizzata a sedersi su un mobile di quella casa.


«Signora Greco» disse Alessandro, «questa sera riceverà tutti e tre gli stipendi arretrati.»

Teresa lo guardò incredula.

«Signore…»

«Più gli interessi e una compensazione per il ritardo.»

«Non è necessario.»

«Lo è.»

Martina sollevò gli occhi.

«E gli altri?»

Alessandro guardò la bambina.

«Gli altri cosa?»


«Gli altri lavoratori. Anche loro non vengono pagati?»

Teresa sussurrò il nome della figlia nel tentativo di fermarla, ma Alessandro alzò una mano.

«Ha ragione.»

Tornò verso Ernesto.

«Voglio la lista completa. Chiunque abbia uno stipendio in sospeso viene pagato oggi.»

«Sì, signore.»

«E Teresa non torna a casa finché il trasferimento non risulta effettuato.»

Veronica scoppiò a ridere senza allegria.

«Vuoi metterti a fare il salvatore adesso?»

Alessandro si girò verso di lei.


«No. Voglio smettere di essere il padrone di casa che non sa cosa succede sotto il proprio tetto.»

Le parole colpirono anche lui.

Per anni aveva delegato ogni dettaglio della villa. Aveva lavorato fino a notte, viaggiato, negoziato acquisizioni, costruito società. Aveva detto a se stesso che occuparsi di stipendi, fornitori, manutenzione e personale fosse semplicemente una questione di efficienza.

Ora capiva che l’ignoranza non era innocenza.

Il telefono di Ernesto squillò.

«È il dottor Farina, il contabile.»

Alessandro prese personalmente il cellulare.

«Farina.»

Dall’altra parte ci fu un momento di silenzio.

«Signor Monti, buonasera.»


«Mi dica perché il personale della mia villa non riceve stipendio da tre mesi.»

Altro silenzio.

«Io… ero convinto che lei fosse informato.»

Alessandro chiuse gli occhi per un istante.

La stessa frase.

«Di cosa avrei dovuto essere informato?»

«Degli spostamenti di liquidità ordinati dalla signora Monti.»

Veronica fece per intervenire, ma Alessandro le rivolse uno sguardo che la immobilizzò.

«Quanti soldi sono stati spostati?»

Farina comunicò una cifra.


Alessandro si irrigidì.

Era quasi sei volte superiore all’ammontare degli stipendi mancanti.

«Non capisco» disse lentamente. «Ernesto mi ha appena dato una cifra molto più bassa.»

«Quella riguarda solo il personale domestico.»

«E il resto?»

Il contabile respirò profondamente.

«Fornitori, manutenzione, alcuni collaboratori esterni e… altre voci.»

«Quali altre voci?»

«Preferirei mostrarle i documenti.»

Alessandro sentì un brivido freddo lungo la schiena.


«Mi dica almeno dove sono finiti i soldi.»

Farina esitò ancora.

«Non tutti sono finiti nelle partite di poker.»

Veronica impallidì.

Questa volta Alessandro lo vide chiaramente.

«Continui.»

«Ci sono stati diversi bonifici verso una società chiamata Aurelia Consulting.»

«Non la conosco.»

«Nemmeno io la conoscevo. Ho chiesto spiegazioni alla signora Monti circa due mesi fa. Mi è stato detto che era una società di consulenza incaricata personalmente da lei.»

Alessandro si voltò lentamente verso Veronica.


«Da me?»

«Così risulta nelle autorizzazioni.»

«Io non ho autorizzato nessuna società.»

Farina abbassò la voce.

«Signor Monti… alcune firme digitali risultano provenire dal suo account.»

Per alcuni secondi Alessandro non sentì più nulla.

Non il ticchettio dell’orologio nell’atrio.

Non il respiro di Ernesto.

Non Martina che sussurrava qualcosa alla madre.

Solo una parola continuava a rimbalzargli nella testa.


Firme.

«Quanto è stato trasferito ad Aurelia Consulting?»

Quando Farina pronunciò l’importo, Alessandro dovette appoggiare una mano al tavolo.

Centottantamila euro.

Veronica prese la borsa.

«Questa conversazione è ridicola. Ne parleremo più tardi.»

Fece due passi verso la porta.

«Fermati.»

Lei continuò.

«Veronica.»


Il tono di Alessandro cambiò appena, ma bastò.

Lei si voltò.

«Che vuoi fare? Trattenermi qui con la forza?»

«No.»

Alessandro guardò Ernesto.

«Chiuda il cancello.»

Il responsabile rimase pietrificato.

«Signore?»

«Nessuno porta via documenti, computer o telefoni aziendali finché non capisco cosa sta succedendo.»

Veronica strinse la borsa contro il fianco.

«Il mio telefono è personale.»

«La tua borsa no.»

Lei impallidì nuovamente.

Alessandro se ne accorse.

«Che cosa c’è dentro?»

«Niente che ti riguardi.»

«Se è vero, mostramelo.»

«Sei impazzito.»

Fece un altro passo indietro, ma urtò contro una piccola consolle. La borsa le scivolò dal braccio e cadde sul pavimento.

La chiusura si aprì.

Rossetto, chiavi, portafoglio e un piccolo astuccio di pelle finirono sul marmo.

Poi cadde una busta.

Bianca.

Spessa.

Alessandro vide il proprio nome stampato nell’angolo superiore.

Veronica si chinò immediatamente, ma Martina fu più veloce. La busta era scivolata fino ai piedi della bambina, che la raccolse e la porse ad Alessandro.

«Credo sia sua.»

«Martina!» gridò Veronica.

La bambina sobbalzò.

Alessandro prese la busta.

«Non alzare mai più la voce con lei.»

Veronica rimase immobile, pallida di rabbia.

Alessandro aprì la busta.

Dentro c’erano diverse pagine stampate.

La prima portava il logo di una banca svizzera.

La seconda indicava un conto intestato a una società.

Aurelia Consulting S.r.l.

Ma non fu quello a gelargli il sangue.

In fondo alla pagina c’era il nome dell’amministratore unico.

Alessandro lo lesse una volta.

Poi una seconda.

«Riccardo Valenti.»

Ernesto alzò la testa di scatto.

Teresa guardò prima lui, poi Veronica.

Alessandro conosceva quel nome.

Riccardo Valenti era stato il socio di suo padre vent’anni prima.

L’uomo che, secondo tutta la famiglia Monti, aveva sottratto denaro all’azienda ed era scomparso poco prima della morte di suo padre.

«Perché stai mandando soldi a Riccardo Valenti?» domandò Alessandro.

Veronica non rispose.

Per la prima volta da quando era iniziata quella conversazione, sembrava davvero terrorizzata.

Poi, dal fondo dell’atrio, arrivò una voce sottile.

«Signor Monti…»

Era Teresa.

Aveva perso ogni colore in volto.

Alessandro si voltò.

«Che succede?»

Teresa fissava il documento nelle sue mani.

«Quel nome…»

«Lo conosce?»

Lei annuì lentamente.

«Sì.»

Martina guardò la madre, confusa.

Teresa si portò una mano alla bocca.

«Riccardo Valenti era mio padre.»

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