Alessandro rimase per qualche secondo con il telefono stretto nella mano. L’ultima frase di sua madre continuava a risuonargli nella testa: «Per proteggere te». Non aveva tempo per comprendere tutto. Non aveva tempo nemmeno per avere paura. Martina era da qualche parte con una persona che conosceva dettagli della sua famiglia rimasti nascosti per ventitré anni, e ogni minuto poteva cambiare la situazione.
«Dobbiamo tornare alla villa» disse.
Teresa lo guardò incredula.
«Tornare? Mia figlia è scomparsa e tu vuoi tornare lì?»
«È esattamente dove ci stanno mandando.»
«È una trappola.»
«Lo so.»
Lucia tentò di alzarsi.
«Alessandro, ascoltami. Non portare nessuno con te.»
«Mamma, non posso lasciarti qui.»
«Io non sono quella che vogliono.»
La donna gli afferrò la mano.
«Tu sì.»
Quelle due parole gli fecero abbassare lo sguardo.
Poi Lucia aggiunse qualcosa che lo fece gelare.
«E non fidarti del registro che troverai nella stanza di tuo padre.»
«Perché?»
«Perché quello che cercheranno di farti vedere non è necessariamente quello che tuo padre nascose.»
Alessandro non comprese.
«Mamma, devi essere più chiara.»
Lucia esitò.
«La persona che ha fatto sparire Martina conosce una cosa che io non ho mai raccontato a nessuno.»
«Quale?»
La donna guardò Teresa.
«Tuo padre non era l'unico figlio di Riccardo.»
Teresa sbiancò.
«Cosa?»
Lucia chiuse gli occhi.
«Tua madre ebbe due figli.»
Per un istante sembrò che il mondo si fosse fermato.
Teresa indietreggiò.
«No.»
«Tuo fratello nacque due anni prima di te.»
«Io non ho mai avuto un fratello.»
«Lo so.»
«Dov'è?»
Lucia non rispose.
Teresa la scosse delicatamente per le spalle.
«Dov'è mio fratello?»
La voce di Lucia si spezzò.
«È morto.»
«Quando?»
«Questo è il problema.»
Alessandro guardò sua madre.
«Che significa?»
Lucia abbassò gli occhi.
«Perché nei documenti ufficiali non è mai esistito.»
Nessuno riuscì a parlare.
Poi il telefono di Alessandro vibrò.
Un nuovo messaggio.
**Meno ventidue minuti. Vieni alla villa. Da solo. E porta il registro.**
Alessandro mostrò lo schermo a Teresa.
«Non puoi andare.»
«Se non vado, potrebbero farle del male.»
«E se vai, potrebbero farne a te.»
Alessandro guardò Lucia.
«Mamma, resta qui e chiudi la porta. Chiamerò qualcuno di fiducia.»
Lucia gli afferrò il polso.
«No.»
«Perché?»
«Perché non puoi chiamare nessuno.»
«La polizia deve sapere.»
«La polizia sì. Ma non attraverso il telefono.»
Alessandro la fissò.
«Che cosa stai nascondendo?»
Lucia inspirò lentamente.
«Quando tuo padre morì, ci furono due persone che vennero a casa nostra prima ancora della polizia.»
«Chi?»
«Vittorio Monti e Veronica.»
Alessandro rimase immobile.
«Veronica?»
«Sì.»
«Perché?»
«Perché sapevano che Carlo aveva lasciato qualcosa.»
Teresa intervenne.
«La cassetta?»
Lucia scosse la testa.
«No. Una registrazione.»
Alessandro sentì un brivido.
«Una registrazione di cosa?»
«Di una conversazione avvenuta la notte prima dell'incidente.»
«Con chi parlava mio padre?»
Lucia lo guardò.
«Con Veronica.»
Il silenzio fu assordante.
Alessandro ricordò il modo in cui sua moglie aveva reagito quando aveva visto l'orologio. Non sembrava sorpresa. Sembrava terrorizzata.
«Perché non me l'hai mai detto?»
«Perché tuo padre mi ordinò di non farlo.»
«Era convinto che Veronica fosse pericolosa?»
Lucia scosse la testa.
«Non sapeva ancora di chi fosse veramente figlia.»
Teresa spalancò gli occhi.
«Veronica?»
Lucia non rispose.
Alessandro sentì il cuore battere violentemente.
«Mamma, cosa stai dicendo?»
«Sto dicendo che la storia che conosci sulla famiglia Monti è costruita su una bugia.»
---
Quando Alessandro arrivò alla villa, il cancello era aperto.
Non c'erano guardie.
Nessuna automobile davanti all'ingresso.
Le luci del piano terra erano tutte spente.
«Martina!» gridò appena entrato.
Nessuna risposta.
Teresa lo seguì nonostante gli avesse chiesto di restare indietro.
«Non ti lascio andare da solo.»
Alessandro non protestò.
Entrarono nello studio.
Il computer di Veronica era ancora acceso.
Sul monitor c'era una cartella chiamata ARCHIVIO V.
Alessandro la aprì.
Dentro c'erano decine di file.
Contratti.
Bonifici.
Fotografie.
Certificati.
E un video.
La data era quella della notte precedente alla morte di Carlo Monti.
Alessandro cliccò.
Lo schermo mostrò suo padre seduto al tavolo della cucina. Sembrava stanco, agitato.
Di fronte a lui c'era una donna molto più giovane.
Veronica.
Alessandro sentì Teresa trattenere il respiro.
La voce di Carlo arrivò dagli altoparlanti.
«Sei sicura che lui non sappia niente?»
Veronica rispose:
«Non lo saprà mai.»
«E Alessandro?»
Lei rimase in silenzio.
Carlo abbassò la voce.
«Alessandro è mio figlio. Se qualcuno gli fa del male, io parlerò.»
Veronica sorrise amaramente.
«È proprio questo il problema, Carlo. Non hai capito che Alessandro non è tuo figlio.»
Alessandro si irrigidì.
Teresa gli afferrò il braccio.
Sul video, Carlo si alzò lentamente.
«Ripetilo.»
Veronica lo guardò negli occhi.
«Alessandro è figlio di Riccardo.»
Il video si interruppe.
Teresa portò una mano alla bocca.
Alessandro rimase immobile davanti allo schermo.
Per tutta la vita aveva creduto di essere Carlo Monti.
Aveva portato il cognome di suo padre, il suo volto nei ricordi, le sue lezioni, il suo dolore.
Ora una registrazione di ventitré anni prima gli aveva appena tolto l'unica certezza che credeva di possedere.
«Non è possibile» sussurrò.
Teresa scosse la testa.
«Alessandro…»
«No.»
Il telefono vibrò.
Un'altra fotografia.
Martina era seduta sul pavimento di una stanza sconosciuta.
Accanto a lei c'era un uomo.
Il volto era nascosto dall'ombra.
Sotto la fotografia c'era una sola frase:
**Adesso sai perché la bambina doveva essere portata via.**
Alessandro sentì il sangue gelarsi.
Poi arrivò un secondo messaggio.
**Tuo padre biologico è ancora vivo.**
Teresa guardò lo schermo.
«Riccardo.»
Alessandro scosse lentamente la testa.
«No.»
«Perché?»
Lui indicò la fotografia.
«Perché Riccardo è davanti a noi.»
Teresa si voltò verso la porta dello studio.
Era chiusa.
E dall'altra parte qualcuno aveva appena inserito una chiave nella serratura.







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