Le parole di Damiano mi gelarono più del tuono che faceva tremare le finestre di Villa Bellombra.
«Che cosa significa?» sussurrai.
Lui non rispose.
Invece, Damiano guardò Giulia.
Mia figlia tolse lentamente la mano dal suo petto, poi si toccò tre volte appena sotto la clavicola.
Conoscevo quel segno.
Ritmo sbagliato.
Mi si chiuse lo stomaco.
Giulia aveva trascorso anni tra cardiologi e specialisti a causa dei trattamenti legati al suo udito. Non poteva sentire normalmente il battito di Damiano, ma con il palmo premuto contro il suo petto aveva percepito qualcosa di strano.
Feci un passo avanti. «Signor Valenti, pensa che il suo battito cardiaco sia irregolare.»
L’espressione di Damiano si indurì.
«Non è possibile.»
All’improvviso, la guardia accanto alla porta parlò.
«Signore, il dottor Mercuri l’ha visitata questa mattina.»
Gli occhi di Damiano si strinsero.
«Sì.»
La guardia esitò.
«Ha detto che il suo cuore era stabile.»
Seguì un silenzio terribile.
Giulia tirò Damiano per la manica.
Poi indicò il vassoio d’argento accanto al letto.
Accanto a diverse pillole bianche c’era un bicchiere d’acqua mezzo vuoto.
Damiano lo fissò.
Il mio battito accelerò.
«Cosa c’è?» chiesi a Giulia.
Lei fece rapidamente alcuni segni.
Diverse.
«Diverse in che senso?»
Indicò le pillole, poi il cestino dei rifiuti.
Attraversai la stanza e, sotto alcuni fazzoletti, trovai la confezione dei medicinali del giorno precedente.
Le compresse all’interno erano azzurro pallido.
Quelle sul vassoio di Damiano erano bianche.
Il volto di Damiano cambiò all’istante.
«Chiamate Vittorio», ordinò.
Una delle guardie sparì.
L’altra chiuse a chiave la porta della camera.
Strinsi Giulia contro di me.
Damiano prese una delle compresse bianche tra due dita.
«Tre settimane», mormorò. «Mercuri me le porta personalmente ogni mattina.»
Poi dei passi pesanti risuonarono fuori dalla stanza.
La porta si aprì.
Vittorio, il capo della sicurezza di Damiano, entrò con una valigetta medica nera.
Ma nell’istante in cui vide le pillole, si fermò.
Il suo volto divenne completamente inespressivo.
Damiano se ne accorse.
«Quindi», disse Damiano a bassa voce. «Le riconosci.»
Vittorio infilò una mano sotto la giacca.
Tutte le guardie estrassero le armi.
Tirai Giulia dietro di me.
Ma Vittorio non stava cercando una pistola.
Estrasse un flacone identico di pillole bianche.
Damiano rimase immobile.
Vittorio lo posò sul tavolo.
«Queste non sono veleno», disse.
«Allora cosa sono?»
Vittorio guardò direttamente me.
«Servono a tenere sotto controllo una patologia cardiaca genetica.»
Mi mancò il respiro.
Poi aggiunse le parole che mandarono in frantumi ogni cosa.
«Perché Damiano ha una figlia con la stessa patologia.»
Il suo sguardo scese verso Giulia.
«E credo che sia proprio qui, in questa stanza.»
**Continua… Clicca sulla Parte 3 per continuare a leggere.**







No comments yet