Raffaele fece un altro passo fuori dal passaggio segreto.
Vittorio gli puntò immediatamente la pistola al petto.
«Fermo.»
Raffaele obbedì.
Non sembrava spaventato.
Guardava soltanto Giulia.
Io mi misi davanti a lei.
«Non pronunciare il nome di mia figlia.»
Il suo sorriso svanì.
«Tu mi conoscevi come Andrea.»
«Tu mi hai mentito.»
«Sì.»
«Per quattro anni?»
«Molto più a lungo di quanto immagini.»
Damiano cercò di alzarsi dalla sedia a rotelle.
Il monitor portatile collegato al suo petto emise un segnale irregolare.
Vittorio gli posò una mano sulla spalla.
«Non si muova.»
Damiano ignorò l’avvertimento.
«Sei entrato nella mia casa, hai manomesso le mie medicine e hai seguito una bambina.»
Raffaele finalmente lo guardò.
«Se avessi voluto ucciderti, saresti già morto.»
«Questa dovrebbe tranquillizzarmi?»
«No.»
Raffaele indicò la lettera.
«Dovrebbe farti pensare.»
Abbassai gli occhi sul foglio.
Qualcosa non tornava.
Una sensazione piccola, insistente.
Poi capii.
«Aspettate.»
Tutti si voltarono verso di me.
Guardai Damiano.
«Sua madre è morta sei anni fa.»
«Sì.»
Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie.
«Giulia ne ha quattro.»
Nella sala calò un silenzio assoluto.
Damiano guardò lentamente la lettera.
Poi Raffaele.
«Mia madre non poteva sapere dell’esistenza di Giulia.»
Mercuri chiuse gli occhi.
«Esatto.»
Vittorio afferrò la pagina.
«Quindi questa lettera è falsa.»
«Non tutta», disse Mercuri.
Damiano si voltò verso di lui.
«Parla.»
Il medico indicò la carta.
«La calligrafia è stata imitata, ma quel foglio proviene davvero dalla cancelleria privata di vostra madre. Raffaele aveva accesso ai suoi documenti.»
Raffaele non negò.
Damiano lo fissò con un odio così freddo che quasi mi fece indietreggiare.
«Hai falsificato una lettera di nostra madre.»
«Avevo bisogno che la leggessi.»
«Perché?»
«Perché non avresti ascoltato me.»
«E pensavi che avrei ascoltato una morta?»
«L’hai appena fatto.»
Damiano tentò nuovamente di alzarsi.
Questa volta il dolore lo fermò.
Giulia uscì da dietro di me.
Le presi subito la mano.
Lei guardò Raffaele.
Non con affetto.
Con curiosità.
Poi fece un gesto.
Chi?
Raffaele osservò le sue mani.
«So cosa ha chiesto.»
Mi gelai.
«Conosci la lingua dei segni?»
Lui rispose usando le mani.
**Sono tuo padre.**
Giulia rimase immobile.
Io persi il controllo.
«Non farlo!»
Mi misi tra loro.
«Non hai il diritto di dirle una cosa del genere.»
Raffaele abbassò lentamente le mani.
«Il test lo confermerà.»
«Hai passato quattro anni a nasconderti!»
«Perché dovevo.»
«No. Hai scelto di farlo.»
Per la prima volta vidi incrinarsi la calma sul suo volto.
«Se fossi comparso, Damiano mi avrebbe fatto cercare in tutta Napoli.»
«Ti stava già cercando.»
«Non abbastanza.»
Damiano rise senza allegria.
«Ti attribuisci troppa importanza.»
Raffaele si voltò verso di lui.
«E tu ancora non capisci perché sei vivo.»
Quelle parole cambiarono qualcosa.
Vittorio strinse l’arma.
«Spiegati.»
Raffaele guardò le pillole azzurre.
«Quelle non servivano a ucciderlo.»
Mercuri scosse immediatamente la testa.
«Non mentire.»
«Tu non sapevi cosa contenevano.»
«So cosa facevano al suo cuore.»
«Esatto. Lo destabilizzavano.»
Mi si rivoltò lo stomaco.
«Qual è la differenza?»
Raffaele guardò me.
«Avevo bisogno che Damiano fosse abbastanza malato da costringere Vittorio a chiamare Mercuri continuamente.»
Mercuri lo fissò.
«Perché?»
«Per poter entrare e uscire dalla villa usando la tua rete.»
Il medico impallidì.
Vittorio capì per primo.
«Ti servivano i codici di sicurezza.»
Raffaele annuì.
«Non Damiano.»
Il suo sguardo scese su Giulia.
«Lei.»
La tirai contro di me.
«Perché?»
Questa volta Raffaele esitò.
Damiano lo notò.
«Finalmente.»
«Cosa?»
«C’è qualcosa che hai paura di dire.»
Raffaele lo ignorò.
Mercuri, invece, improvvisamente sollevò la testa.
«Il campione.»
Raffaele gli lanciò uno sguardo tagliente.
«Stai zitto.»
«Quale campione?» chiesi.
Mercuri guardò me.
«Quello che mi ordinò di conservare quando Giulia nacque.»
«Ha detto che era per un test di paternità.»
«Lo credevo anch’io.»
Raffaele fece un passo.
Le guardie alzarono le pistole.
«Mercuri.»
«No.»
Il medico sembrava aver finalmente superato la paura.
«È finita.»
Damiano parlò piano.
«Continua.»
Mercuri inspirò.
«Due anni fa Raffaele mi chiese di analizzare nuovamente il DNA di Giulia. Ma non cercava più una corrispondenza con lui.»
Sentii le dita di mia figlia stringersi attorno alle mie.
«Con chi?»
Mercuri guardò Damiano.
«Con vostra madre.»
Damiano aggrottò la fronte.
«Mia madre era già morta.»
«Avevo ancora un campione conservato nella clinica.»
Raffaele chiuse gli occhi.
Mercuri continuò.
«La compatibilità confermò che Giulia appartiene biologicamente alla vostra linea materna.»
«Questo dimostra soltanto che Raffaele può essere suo padre», dissi.
«No.»
Mercuri deglutì.
«Dimostra qualcosa che Raffaele aveva bisogno di provare davanti a un notaio.»
Vittorio abbassò lentamente la pistola di qualche centimetro.
«Un’eredità.»
Raffaele rimase in silenzio.
Damiano lo capì.
«Ecco perché sei tornato.»
«Non per i soldi.»
«Tu non hai mai fatto niente che non fosse per il potere.»
Raffaele rise piano.
«Non sai nemmeno cosa ha lasciato nostra madre.»
Damiano lo fissò.
«Allora dimmelo.»
Raffaele guardò Giulia.
«Villa Bellombra è solo una parte.»
Nessuno parlò.
«Sei mesi prima di morire, nostra madre trasferì una parte del patrimonio Valenti in un trust separato. Nessuno di noi poteva toccarlo.»
Vittorio chiese: «Chi era il beneficiario?»
«Il primo discendente diretto della linea materna nato dopo la sua morte.»
Sentii le gambe indebolirsi.
Tutti guardarono Giulia.
Damiano diventò pallido.
«Mia madre non sapeva chi sarebbe stato.»
«No.»
Raffaele sorrise amaramente.
«Ma sapeva che uno di noi avrebbe avuto un figlio prima o poi.»
Finalmente capii.
«Tu non vuoi Giulia perché ti manca tua figlia.»
Raffaele non rispose.
«Ti serve perché il patrimonio è intestato a lei.»
«È mia figlia.»
«È una bambina che hai sorvegliato per quattro anni.»
Raffaele fece un passo verso di me.
«Io posso proteggerla.»
Damiano rise.
«Da chi? Da te stesso?»
Raffaele si voltò di scatto.
«Da quello che succederà quando scopriranno quanto vale.»
«Chi?»
Raffaele non rispose.
Poi Giulia lasciò la mia mano.
Si avvicinò a Damiano e posò nuovamente il palmo sul suo petto.
Il monitor emise due segnali rapidi.
Lei corrugò la fronte.
Poi guardò le pillole bianche.
Indicò Damiano.
Indicò le pillole.
Infine scosse violentemente la testa.
Mercuri si alzò così rapidamente che la sedia cadde all’indietro.
«Non gliele dia.»
Vittorio si voltò.
«Ha appena detto che erano quelle corrette.»
Mercuri prese una compressa bianca e la osservò sotto la luce del telefono.
Il suo volto perse colore.
«Il flacone è corretto.»
Damiano strinse gli occhi.
«Ma?»
Mercuri spezzò la pillola.
All’interno c’era una polvere azzurra.
Mi si fermò il cuore.
Raffaele guardò la compressa.
Per la prima volta sembrò davvero sorpreso.
«Non sono stato io.»
Damiano sussurrò:
«Allora c’è qualcun altro nella villa.»
In quello stesso momento la radio di Vittorio crepitò.
Una voce terrorizzata parlò dall’altro capo.
«Capo… abbiamo trovato la stanza delle telecamere.»
Vittorio afferrò la radio.
«Che succede?»
«Qualcuno ci osservava da lì.»
«Chi?»
Seguì una pausa.
«Non lo sappiamo.»
Poi la voce aggiunse:
«Ma sulla parete ci sono fotografie della bambina. Centinaia.»
Giulia sollevò gli occhi verso di me.
E capii che Raffaele non era l’unica persona che la stava osservando.
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