Per qualche secondo nessuno toccò la busta. Alessandro continuava a stare tra Lorenzo e i bambini, mentre io sentivo il cuore battermi così forte da coprire quasi le voci provenienti dalla hall dell’albergo. Sofia stava facendo rotolare una macchinina sul tappeto accanto a Tommaso; Luca stringeva il suo coniglio di stoffa. Guardarli mi fece salire una rabbia improvvisa. «Basta», dissi. «Da questa mattina tutti parlano dei miei figli come se fossero documenti dentro una cartella. Se qualcuno ha fatto qualcosa a loro, voglio sapere esattamente cosa.» Lorenzo mi guardò. Per la prima volta la sicurezza sul suo volto vacillò. «Nessuno ha fatto loro del male.» «Avete ottenuto il loro DNA senza il mio consenso.» «Non sono stato io a prelevare i campioni.» «Ma hai ordinato il test.» Lorenzo esitò. «Sì.»
Alessandro fece un passo verso di lui. «Perché?» Lorenzo indicò la busta. «Aprila.» Alessandro non si mosse. Fui io a prenderla. All’interno c’erano quattro pagine e una copia di un vecchio referto medico. Il test confermava con probabilità praticamente assoluta che Alessandro fosse il padre biologico di Sofia, Tommaso e Luca. «Questo lo sapevamo», dissi. «Continua», rispose Lorenzo. Voltai pagina. Comparivano una serie di marcatori genetici e annotazioni che non comprendevo. In fondo era evidenziato un riferimento a una rara mutazione ereditaria. «Che significa?» domandai.
Lorenzo guardò Alessandro. «Tua madre non è morta per l’incidente che ti hanno raccontato.»
Alessandro impallidì.
Conoscevo poco quella parte della sua vita. Sua madre, Cecilia, era morta quando lui aveva otto anni. Alessandro mi aveva raccontato che aveva avuto un incidente stradale mentre tornava da Firenze. Dopo la sua morte Vittorio aveva cresciuto il figlio quasi da solo, trasformando il dolore in disciplina e aspettative.
«Mia madre è morta in macchina», disse Alessandro.
«No. L’incidente avvenne, ma Cecilia era già gravemente malata.»
Lorenzo indicò il vecchio referto.
«Aveva una patologia genetica rara. Vittorio nascose tutto per anni.»
Alessandro prese il documento. Le mani gli tremavano appena.
«Perché avrebbe dovuto nasconderlo?»
«Perché dopo la morte di tua madre ti fece sottoporre a degli esami. Risultasti portatore della stessa mutazione.»
La stanza sembrò restringersi.
Io guardai immediatamente i bambini.
«Vuoi dire che potrebbero averla ereditata?»
«Potrebbero», disse Lorenzo. «Ma il test che ho fatto eseguire non era sufficiente per stabilire se svilupperanno mai la malattia. Serviva soltanto a capire se esistesse il rischio.»
«E perché Vittorio avrebbe avuto paura dei nipoti?» chiese Alessandro.
Lorenzo lo fissò. «Perché sapeva che prima o poi qualcuno avrebbe fatto domande sulla storia clinica della famiglia.»
Carlo, rimasto quasi sempre in silenzio, si alzò. «Lorenzo, fermati.»
«No.»
«Non sai tutto.»
«So abbastanza.»
Alessandro si voltò verso l’avvocato. «Tu sapevi di mia madre?»
Carlo abbassò gli occhi.
Fu sufficiente.
Alessandro si lasciò cadere sulla sedia. Per un uomo che quella mattina aveva scoperto di avere tre figli, sembrava impossibile che ci fosse ancora qualcosa capace di sconvolgerlo di più. Eppure la parola madre aveva aperto una ferita molto più antica.
Mi sedetti accanto a lui senza pensarci.
«Alessandro.»
«Mi ha mentito per trent’anni.»
Non sapevo cosa rispondere.
Lorenzo continuò. «Tre mesi fa ho mandato a Vittorio una copia dei risultati preliminari. Il giorno dopo mi ha licenziato e ordinato di distruggere tutto.»
«Perché hai continuato a seguirci?» domandai.
«Perché qualcuno era entrato nel laboratorio dove erano conservati i campioni.»
Sentii un brivido.
«Chi?»
«Non lo so. Ma i risultati originali sono scomparsi.»
Alessandro sollevò lo sguardo. «Quindi la macchina che seguiva Giulia?»
«Non era mia.»
Carlo scosse la testa. «Potrebbe dire qualsiasi cosa.»
Lorenzo tirò fuori il telefono e mostrò una fotografia. Era la berlina nera che avevo visto dietro il taxi. La targa era chiaramente visibile.
«L’ho fotografata fuori dall’aeroporto stamattina.»
«A chi appartiene?» chiese Alessandro.
«A una società di sicurezza intestata a una holding.»
«Quale holding?»
Lorenzo guardò Carlo.
L’avvocato divenne pallido.
«Conti Hospitality.»
Il nome rimase sospeso nella stanza.
Beatrice.
Alessandro si alzò immediatamente. «Non può essere.»
«La società appartiene alla famiglia della tua fidanzata», disse Lorenzo.
«Beatrice non sapeva nemmeno dell’esistenza dei bambini.»
«Forse lei no.»
Quella precisazione cambiò tutto.
Ricordai le parole di Beatrice all’aeroporto: Tra quaranta minuti abbiamo l’incontro con mio padre e il consiglio. Suo padre. Riccardo Conti. L’uomo con cui Vittorio stava preparando una delle più grandi operazioni immobiliari dell’anno.
«Perché la famiglia Conti dovrebbe interessarsi ai miei figli?» chiesi.
Nessuno rispose.
Poi Carlo chiuse lentamente la cartella.
«Perché il matrimonio tra Alessandro e Beatrice non riguarda soltanto loro.»
Alessandro lo fissò.
«Spiegati.»
«Le due famiglie stanno negoziando una fusione da quasi un anno. Il matrimonio avrebbe consolidato l’accordo e risolto una situazione finanziaria che Vittorio ha tenuto nascosta.»
«Quale situazione finanziaria?»
Carlo inspirò profondamente.
«Il gruppo Rinaldi non è solido come credi.»
Alessandro rise incredulo. «Sono l’amministratore delegato. Conosco ogni bilancio.»
«Conosci quelli che tuo padre ti permette di vedere.»
Alessandro si avvicinò al tavolo.
«Quanto è grave?»
«Abbastanza da rendere indispensabile l’accordo con i Conti.»
Cominciai finalmente a capire. Vittorio aveva eliminato me dall’equazione perché una gravidanza avrebbe complicato il futuro matrimoniale del figlio. Ma restava una cosa che non tornava.
«Se voleva nascondere i bambini», dissi, «perché creare tre fondi fiduciari?»
Carlo mi guardò a lungo.
«Perché Vittorio non stava preparando soltanto il matrimonio di Alessandro.»
Aprì una tasca interna della cartella e tirò fuori un documento che non avevo visto prima.
Era un testamento.
«Lo modificò undici mesi fa.»
Alessandro prese le pagine e iniziò a leggere. Dopo pochi secondi si fermò.
«Questo non è possibile.»
«Cosa?» domandai.
Lui mi porse il documento.
Lessi lentamente la clausola indicata.
In caso di morte di Vittorio Rinaldi, una quota rilevante delle partecipazioni familiari non sarebbe passata direttamente ad Alessandro.
Sarebbe stata trasferita a un fondo intestato ai suoi discendenti biologici.
Sofia, Tommaso e Luca.
«I bambini controllerebbero una parte del gruppo?» domandai incredula.
Carlo annuì.
«Attraverso un fiduciario fino alla maggiore età.»
«Chi è il fiduciario?» chiese Alessandro.
Carlo non rispose.
Voltai pagina.
Quando lessi il nome, sentii lo stomaco chiudersi.
**Giulia Moretti.**
Alessandro mi guardò.
«Tu lo sapevi?»
«Certo che no.»
Lorenzo prese il documento e lo osservò attentamente. Poi il suo volto cambiò.
«C’è qualcosa che non va.»
Indicò la data della modifica.
«Quel giorno Vittorio era ricoverato in una clinica privata in Svizzera.»
Alessandro si voltò di scatto.
«Ricoverato per cosa?»
Carlo rimase in silenzio.
«Per cosa, Carlo?»
L’avvocato abbassò lentamente lo sguardo.
«Per la stessa malattia che Vittorio ti ha sempre detto aver ucciso soltanto tua madre.»
Nessuno parlò.
Poi il telefono di Alessandro vibrò.
Un messaggio di Beatrice.
Lo lesse una volta. Poi una seconda.
Mi porse lo schermo.
**Non firmare niente con mio padre. Non tornare in azienda. Ho scoperto perché volevano che ci sposassimo così in fretta. E Alessandro... tuo padre è scomparso.**







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