Per alcuni secondi rimasi incapace di parlare. Guardavo Riccardo attraverso il vetro della stanza mentre lui discuteva con due uomini della sicurezza, completamente ignaro delle parole che mia madre aveva appena pronunciato.
«Non ti credo», sussurrai.
«Vorrei che fosse una bugia.»
«Mi ha salvata.»
«Perché gli servivi viva.»
Quelle parole mi fecero stringere Tommaso più forte.
«Allora perché Vittorio ha cercato di uccidermi?»
Laura respirò profondamente.
«Perché il loro accordo è saltato. Vittorio doveva inscenare la tua scomparsa, non la tua morte. Riccardo voleva riportarti legalmente nella successione Valenti. Vittorio avrebbe ricevuto cinquanta milioni per collaborare e Serena avrebbe controllato Orione. Ma Vittorio ha scoperto che, eliminando te e Tommaso, poteva ottenere molto di più attraverso documenti falsificati.»
«E tu facevi parte di tutto questo.»
Silenzio.
«Sì.»
Quella risposta mi ferì più di qualsiasi giustificazione.
«Perché?»
«Perché ventotto anni fa commisi l’errore di credere che nasconderti sarebbe bastato.»
Laura mi raccontò finalmente ciò che nessuno aveva voluto dirmi. Alberto Rinaldi, nonno di Vittorio, era stato per anni il notaio e fiduciario dei Valenti. Aveva scoperto l’esistenza del fondo destinato a me e aveva creato una rete di società per sottrarne gradualmente il controllo. Quando Riccardo se ne accorse, era già troppo tardi. Laura ricevette minacce. Riccardo firmò la rinuncia alla custodia per guadagnare tempo, mentre lei fuggì con me sotto una nuova identità.
«Ma perché dirmi che mio padre era morto?»
«Perché avevo paura che un giorno lo cercassi.»
Chiusi gli occhi.
«E Serena?»
La voce di Laura cambiò.
«Anni dopo la fuga ero sola, terrorizzata e convinta che Riccardo non potesse proteggerci. Marcello Rinaldi mi trovò.»
Non servì altro.
«Serena è tua figlia.»
«Sì.»
Il mondo sembrò inclinarsi.
Serena era la sorellastra di Vittorio.
Ma era anche mia sorellastra.
La donna che aveva assistito al tentato omicidio mio e di mio figlio con impazienza era sangue del mio sangue.
«Lei lo sa?»
«Da sempre.»
Mi venne la nausea.
«E Vittorio?»
«Ha scoperto la verità tre anni fa. Poco prima di conoscerti.»
Tre anni.
Esattamente quando Vittorio era entrato nella mia vita fingendo che il nostro incontro fosse casuale.
«Dove sei?»
Laura esitò.
«Non posso dirtelo al telefono.»
«Allora dimmi come fai a sapere che Riccardo gli ha dato la mia posizione.»
«Perché ho la registrazione.»
Mi inviò un file audio.
La voce di Riccardo era inconfondibile.
*Domani saranno sulla scogliera del Corvo. Fate ciò che dovete, ma Elena deve rimanere viva.*
Seguiva la voce di Vittorio.
*E il bambino?*
Poi Riccardo:
*Non deve essere toccato.*
La registrazione terminava lì.
Mi mancò il respiro.
Riccardo sapeva.
Sapeva che saremmo stati sulla montagna.
E non mi aveva avvertita.
In quel momento entrò nella stanza.
Spensi immediatamente il telefono.
«Tutto bene?»
Lo guardai e per la prima volta vidi uno sconosciuto.
«Sono stanca.»
Riccardo osservò Tommaso.
«Dovresti riposare.»
«Hai ragione.»
Aspettai quasi un’ora.
Poi dissi alla dottoressa che avevo bisogno di camminare. Appena rimasi sola nel corridoio, raggiunsi l’uscita di servizio indicata da Laura attraverso un messaggio.
Un’auto mi aspettava nel garage sotterraneo.
Laura era al volante.
Quando mi vide con Tommaso tra le braccia, scoppiò a piangere.
Io non la abbracciai.
«Guida.»
Partimmo.
Dopo venti minuti raggiungemmo una vecchia casa fuori Cortina. Soltanto allora le consegnai Tommaso per qualche secondo.
Le mani le tremavano mentre guardava suo nipote.
«È bellissimo.»
«Hai aiutato l’uomo che ha cercato di ucciderlo.»
Laura abbassò gli occhi.
«Ho cercato di impedirlo.»
«Non abbastanza.»
Non protestò.
Posò Tommaso nella culla portatile e aprì una cassaforte nascosta dietro una libreria.
«C’è qualcosa che devi vedere.»
Dentro c’erano i documenti originali del fondo Valenti e una seconda chiavetta.
«Questa contiene la registrazione completa.»
La inserimmo nel computer.
Ascoltai di nuovo Riccardo indicare la scogliera.
Ma questa volta l’audio continuò.
*Domani saranno sulla scogliera del Corvo. Fate ciò che dovete, ma Elena deve rimanere viva.*
Vittorio rispose:
*E il bambino?*
*Non deve essere toccato.*
Poi la voce di Serena:
*Quando Elena sarà recuperata, che cosa succederà a Vittorio?*
Riccardo rispose senza esitazione.
*Lo consegneremo alla polizia insieme alle prove della frode. Non saprà che il soccorso è già pronto sotto la parete.*
Mi immobilizzai.
Guardai Laura.
«Hai tagliato la registrazione.»
Lei non riuscì a sostenere il mio sguardo.
«Perché?»
«Perché non sapevo più di chi fidarmi.»
«No. Hai cercato di farmi credere che Riccardo volesse farmi del male.»
Laura cominciò a piangere.
«Volevo portarti via da tutti loro.»
«Anche mentendomi ancora.»
Prima che potesse rispondere, un rumore di pneumatici arrivò dall’esterno.
Laura impallidì.
Guardai dalla finestra.
Tre automobili nere avevano circondato la casa.
Pensai a Riccardo.
Poi la portiera della prima auto si aprì.
Scese Vittorio.
Serena uscì dall’altra parte.
Vittorio guardò direttamente verso la finestra dietro cui mi trovavo e sorrise.
Quello stesso sorriso della scogliera.
Laura indietreggiò.
«Non capisco. Nessuno conosceva questo posto.»
Io guardai lentamente il telefono che mia madre aveva utilizzato per contattarmi.
Poi Serena sollevò il proprio cellulare dall’esterno.
Sul mio schermo comparve un messaggio.
**Grazie, mamma. Sapevo che prima o poi Elena ti avrebbe chiamata.**
Alzai gli occhi verso Laura.
Lei era diventata bianca.
Vittorio si avvicinò alla porta e gridò:
«Elena, questa volta non c’è nessuna sporgenza a salvarti.»
Poi sentimmo il rumore della serratura che cominciava a cedere.







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