Per alcuni secondi Luca dimenticò perfino di respirare.
Suo padre era morto tre anni prima in una clinica privata sul lago di Como. Luca aveva visto il corpo. Aveva scelto la bara. Aveva camminato dietro il feretro sotto una pioggia sottile mentre Margherita, vestita di nero, gli stringeva il braccio senza versare una lacrima. Ricordava il certificato di morte, le firme, il notaio che aveva letto il testamento e perfino il profumo dei gigli nella cappella.
Eppure l’uomo nella fotografia aveva il volto di Vittorio Benedetti.
«Dove hai preso questa foto?» chiese.
Riccardo esitò.
«Da un archivio che non avrei dovuto trovare.»
«Non giocare con me.»
«Non sto giocando.»
Luca gli mostrò lo schermo.
«Questa data è falsa.»
«Lo pensavo anch’io.»
«Mio padre è morto.»
Riccardo abbassò lo sguardo sulla fotografia.
«Sì.»
Quella risposta confuse Luca ancora di più.
Emma, dal letto, osservava entrambi.
«Allora chi è quell’uomo?»
Riccardo rimase in silenzio.
Luca fece un passo verso di lui.
«Parla.»
«Non posso dimostrarlo ancora.»
«Dimmi quello che sai.»
Riccardo inspirò lentamente.
«Sei mesi fa stavo verificando alcune vecchie società intestate a tuo padre. Ho trovato pagamenti continuati anche dopo la sua morte. Non pensioni, non assicurazioni. Pagamenti mensili alla San Vittore.»
«Per cosa?»
«Conservazione biologica.»
Luca sentì Emma trattenere il respiro.
Riccardo continuò.
«Campioni genetici.»
Il codice B-117 sembrò improvvisamente bruciare sullo schermo.
«Stai dicendo che il donatore era mio padre?»
«Sto dicendo che B-117 era collegato a lui.»
«Non è la stessa cosa.»
«Esatto.»
Per la prima volta Luca vide paura autentica negli occhi di Riccardo.
«Allora perché hai aiutato mia madre?»
Riccardo serrò la mascella.
«Perché quando ho cominciato a fare domande, Margherita mi ha mostrato documenti che sembravano dimostrare che Emma fosse entrata volontariamente nel programma.»
Emma scosse la testa.
«Non sono mai entrata in nessun programma.»
«Adesso lo so.»
«Eppure hai continuato.»
La voce di Emma era debole, ma tagliente.
Riccardo abbassò gli occhi.
«Ho commesso un errore.»
«Un errore?» disse Luca. «Hai contribuito a terrorizzare una donna incinta.»
«Non ho mai ordinato a Serena di darle anticoagulanti.»
«Serena dice il contrario.»
Il volto di Riccardo cambiò.
«Che cosa?»
«Dice che le confezioni arrivavano da te.»
Riccardo aprì la cartellina con movimenti nervosi.
«Io consegnavo buste sigillate. Pensavo contenessero integratori prescritti dalla clinica.»
Luca quasi rise.
«Conveniente.»
«Puoi non credermi. Ma se avessi voluto fare del male a Emma, perché sarei venuto qui con questo?»
Estrasse tre fogli.
Erano copie di bonifici.
Luca riconobbe immediatamente il conto di origine: Fondazione Vittorio Benedetti.
I pagamenti erano diretti a una società chiamata Aurora Biogen S.r.l.
«Non conosco questa società.»
«Perché ufficialmente non appartiene alla famiglia.»
Riccardo indicò una firma in fondo.
Luca sentì lo stomaco stringersi.
Margherita Benedetti.
«Tua madre autorizza personalmente ogni pagamento.»
Emma guardò Luca.
«Da quanto tempo?»
Riccardo voltò pagina.
«Sette anni.»
Sette.
Prima dei due aborti spontanei. Prima della gravidanza. Persino prima del matrimonio.
Quella scoperta cambiava tutto.
Luca si voltò verso la finestra. Milano brillava sotto di loro, indifferente.
«Perché mia madre avrebbe pianificato qualcosa prima ancora che sposassi Emma?»
Riccardo non rispose.
Fu Emma a parlare.
«Forse non riguardava me.»
Luca si voltò.
Lei aveva una mano sul ventre.
«Forse riguardava te.»
In quel momento il monitor emise un allarme.
Emma si irrigidì.
«Luca…»
Un dolore violento le attraversò il ventre.
Lui raggiunse immediatamente il letto.
«Emma?»
Il battito sul monitor accelerò.
Un'infermiera entrò di corsa, seguita dal medico.
«Signor Benedetti, deve uscire.»
«Non la lascio.»
«Adesso!»
Emma gli afferrò il polso.
«Vai.»
Luca esitò.
«Sto bene.»
Ma entrambi sapevano che non era vero.
Nel corridoio Riccardo ricevette una telefonata.
Guardò il display e impallidì.
«È Margherita.»
«Non rispondere.»
Riccardo sollevò lentamente gli occhi.
«Non sta chiamando me.»
Mostrò il telefono.
Sul display c'era una notifica del sistema di sicurezza della villa Benedetti sul lago di Como, la proprietà rimasta quasi completamente chiusa dopo la morte di Vittorio.
ACCESSO AUTORIZZATO — ARCHIVIO PRIVATO.
Luca lesse l'orario.
02:47.
«Chi ha ancora accesso?»
«Tu. Io. Margherita.»
«Allora è lei.»
Riccardo scosse la testa.
«Margherita è qui a Milano.»
Luca lo fissò.
«Come fai a saperlo?»
«Mi ha appena mandato una fotografia dall'atrio.»
Un'altra notifica apparve.
ARCHIVIO PRIVATO — PORTA APERTA.
Poi una terza.
SISTEMA TELECAMERE DISATTIVATO MANUALMENTE.
Riccardo digitò freneticamente sul telefono.
«Qualcuno sta cercando qualcosa.»
«Cosa c'è nell'archivio?»
Riccardo rimase immobile.
«Le carte personali di Vittorio che tua madre non volle consegnare al notaio.»
Luca pensò alla fotografia, ai campioni genetici, ai pagamenti iniziati sette anni prima.
«Andiamo.»
«Emma è qui.»
Luca guardò la porta della stanza. Tutto dentro di lui gli ordinava di non allontanarsi.
Poi il telefono di Riccardo squillò.
Numero privato.
Riccardo rispose mettendo il vivavoce.
Nessuno parlò.
Si sentiva soltanto un respiro.
Poi una voce maschile, anziana e roca, pronunciò tre parole:
«Luca è lì?»
Luca impallidì.
Conosceva quella voce.
L'aveva ascoltata per tutta l'infanzia.
«Papà?»
Dall'altra parte calò il silenzio.
Poi l'uomo disse:
«Non fidarti del certificato di morte.»
La chiamata si interruppe.
Riccardo fissò Luca.
Ma Luca non riusciva più a guardarlo.
Perché sul telefono era appena comparso un messaggio proveniente dallo stesso numero.
Conteneva soltanto un indirizzo sul lago di Como e una fotografia scattata pochi secondi prima.
Nell'immagine c'era una cassaforte aperta.
Dentro, accanto a una serie di provette contrassegnate B-117, si trovava una cartella con il nome completo di Luca.
Sotto il suo nome era stampata una sola parola.
STERILE.







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