Divertimento

Sollevò La Coperta Convinto Che Sua Moglie Incinta Lo Tradisse—Ma Ciò Che Vide Sulle Sue Gambe Svelò Il Terribile Segreto Della Sua Famiglia

Luca smise di leggere.

Per qualche secondo alla stazione Centrale esistettero soltanto il rumore distante degli annunci, il passaggio metallico di un treno e il foglio che tremava tra le sue dita.

Sul telefono, Emma aveva il volto completamente immobile.

«Continua.»

«Emma…»

«Ho detto continua.»

Luca abbassò gli occhi sulla lettera.

«“Non so quale versione della verità Vittorio abbia lasciato a Luca. So soltanto che per ventotto anni ho vissuto con la vergogna di averti consegnata ad Anna e Paolo senza poterti spiegare perché.”»

Luca sentì lo stomaco contrarsi.

«“Non ti ho abbandonata perché non ti volevo. Ti ho consegnata perché Vittorio aveva scoperto cosa avevano fatto alla clinica e temeva che, se fossi rimasta con me, saresti diventata proprietà del programma.”»

Emma chiuse gli occhi.

«Proprietà.»

La parola uscì appena.

Luca continuò.

«“Anna non era una sconosciuta. Era mia amica. Quando capimmo che il programma non era ciò che ci avevano raccontato, fu lei ad aiutarmi.”»

Luca si fermò.

Quindi la fotografia delle due donne non era una coincidenza.

Margherita e Anna si conoscevano davvero.

«“Ti prego di credere almeno a questo: Anna è stata tua madre in ogni modo che conta. Io ti ho partorita, ma è stata lei a scegliere ogni giorno di proteggerti.”»

Emma si coprì la bocca e finalmente pianse.

Non con rabbia.

Con dolore.

Paolo, ancora accanto al suo letto, abbassò la testa.

«Continua», disse lei.

Luca voltò pagina.

La calligrafia cambiava. Le ultime righe erano state scritte in fretta.

«“Se sei incinta, non permettere che analizzino il bambino attraverso Aurora Biogen. Non consegnare campioni a nessuna struttura collegata alla Fondazione. Soprattutto, non fidarti di chi ti dirà che B-117 è il padre biologico del bambino.”»

Luca si immobilizzò.

Emma smise di piangere.

«Cosa?»

Luca rilesse.

Era scritto chiaramente.

B-117 non è il padre biologico del bambino.

«Allora perché il protocollo parla di un impianto?» domandò Emma.

Luca cercò la pagina successiva.

Non c’era.

La lettera terminava con una frase:

La verità è nella registrazione.

Luca guardò il vecchio registratore nell’armadietto.

Inserì la cassetta.

Premette play.

Un fruscio riempì l’altoparlante.

Poi arrivò la voce di una donna giovane.

Margherita.

«Mi chiamo Margherita Conti. Registro questa dichiarazione il 17 settembre 1998.»

Luca sentì un brivido.

Emma era nata nel 1998.

«Aurora ci disse che stavamo partecipando a uno studio sulla fertilità. Non era vero. Prelevavano ovociti, conservavano embrioni, confrontavano compatibilità genetiche senza spiegare alle donne l’intero protocollo.»

Emma si portò una mano al ventre.

La registrazione continuò.

«Quando rimasi incinta, mi dissero che il padre biologico era Vittorio.»

Luca trattenne il fiato.

«Poi Alessandro mi mostrò un documento che sosteneva che il campione fosse suo.»

Pausa.

«Entrambi mentivano.»

Luca guardò lo schermo del telefono.

Emma sembrava pietrificata.

«Non so chi fosse il donatore. Il codice era stato sostituito. So soltanto che Vittorio scoprì la manipolazione e cercò di chiudere il programma.»

Luca comprese allora qualcosa.

Se Margherita stessa non sapeva chi fosse il padre biologico di Emma, il collegamento tra Emma e B-117 poteva essere stato costruito successivamente.

La voce registrata riprese.

«Anna mi aiutò a far uscire la bambina dalla clinica. Paolo accettò di crescerla senza fare domande. Io sposai Vittorio mesi dopo.»

Luca chiuse gli occhi.

Emma e lui non erano cresciuti come fratelli. Non si erano conosciuti fino all’età adulta.

Ma Margherita aveva partorito Emma.

E anni dopo aveva partorito Luca.

«Emma…» sussurrò Luca.

Lei aveva capito.

«Se Margherita è mia madre biologica…»

Non riuscì a terminare.

Luca sentì la paura più terribile di quella notte.

Se Margherita era madre di entrambi, lui ed Emma potevano essere fratello e sorella.

Emma cominciò a respirare troppo velocemente.

«No.»

«Aspetta.»

«Luca, il bambino—»

«Non sappiamo ancora niente.»

Ma il terrore era già entrato nella stanza.

Paolo chiamò immediatamente il medico.

Luca prese il fascicolo rimasto nell’armadietto.

Doveva esserci qualcosa.

Qualunque cosa.

Sfogliò decine di pagine finché trovò due certificati di nascita.

Il primo apparteneva a Emma.

Madre biologica: riservata.

Il secondo apparteneva a Luca.

Madre: Margherita Benedetti.

Padre: Vittorio Benedetti.

Ma dietro il certificato di Luca era spillato un referto genetico.

Luca lo aprì.

Test di paternità — Vittorio Benedetti / Luca Benedetti.

Esito:

Paternità esclusa.

Luca dovette appoggiarsi all’armadietto.

Vittorio non era suo padre biologico.

Quindi restava Alessandro.

Ma se Alessandro fosse stato anche il donatore legato alla nascita di Emma, la situazione sarebbe stata ancora peggiore.

«C’è altro», disse Luca.

Emma lo guardò attraverso lo schermo.

Nel fascicolo c’era una seconda analisi.

Più recente.

Confronto genetico: Luca Benedetti / soggetto E.R.

Luca smise di respirare.

Il test era stato eseguito cinque anni prima.

Pochi mesi dopo che lui ed Emma si erano conosciuti.

Qualcuno aveva già controllato se fossero parenti.

Luca cercò il risultato.

La pagina finale mancava.

Strappata.

«Qualcuno sapeva», disse Emma.

Luca annuì.

«Prima che ci sposassimo.»

Il telefono squillò.

Margherita.

Questa volta Luca rispose.

«Hai scritto tu la lettera?»

Sua madre rimase in silenzio.

«Rispondimi.»

«Sì.»

«Emma è tua figlia?»

Un lungo respiro.

«Sì.»

Emma sentì tutto.

«E io?» chiese Luca. «Sono figlio di Alessandro?»

«No.»

La risposta arrivò immediatamente.

Luca si irrigidì.

«Vittorio non era mio padre. Alessandro non lo è. Allora chi?»

Margherita cominciò a piangere.

«È questa la cosa che Vittorio ha cercato di nasconderti.»

«Chi è mio padre?»

«Enrico Valenti.»

Luca sentì il mondo fermarsi.

Il direttore scientifico di Aurora Biogen.

Il padre di Serena.

«Quindi Serena…»

«È tua sorellastra.»

Luca chiuse gli occhi.

Ma Emma fece la domanda decisiva.

«Margherita, se tu sei mia madre e Luca è tuo figlio… siamo fratello e sorella?»

Silenzio.

Poi Margherita disse qualcosa che nessuno dei due si aspettava.

«No.»

Emma si aggrappò al letto.

«Come puoi esserne certa?»

«Perché io ti ho partorita, Emma.»

Margherita inspirò tremando.

«Ma geneticamente non sono tua madre.»

Nella stazione Luca rimase completamente immobile.

«Cosa significa?»

«Significa che ventotto anni fa Aurora Biogen usò il mio corpo per portare avanti una gravidanza che geneticamente apparteneva a un’altra donna.»

Emma guardò Paolo.

Poi Luca.

«Chi era quella donna?»

Margherita rimase in silenzio per diversi secondi.

«La madre genetica di Emma era l’unica persona che Vittorio temeva più di Alessandro.»

Luca strinse il telefono.

«Dimmi il nome.»

Prima che Margherita potesse rispondere, una voce femminile risuonò alle spalle di Luca.

«Non serve.»

Luca si voltò.

Una donna sulla sessantina era ferma a pochi metri dall’armadietto 214. Capelli grigi, cappotto scuro, una cicatrice sottile lungo il collo.

Aveva gli occhi di Emma.

Nella mano teneva la pagina mancante del test genetico eseguito cinque anni prima.

«Sono io», disse.

Poi gli porse il foglio.

Il risultato era cerchiato in rosso.

Relazione biologica tra Luca Benedetti ed E.R.: esclusa.

Luca sollevò gli occhi.

La donna lo guardò senza sorridere.

«Mi chiamo Elena Riva.»

Fece una pausa.

«E sono la madre genetica di Emma.»

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