Divertimento

Sollevò La Coperta Convinto Che Sua Moglie Incinta Lo Tradisse—Ma Ciò Che Vide Sulle Sue Gambe Svelò Il Terribile Segreto Della Sua Famiglia

Emma continuò a fissare il telefono anche dopo che la registrazione si fu interrotta.

«Anni prima che ci incontrassimo.»

Ripeté quelle parole lentamente, quasi avesse bisogno di sentirle pronunciate dalla propria voce per comprenderne l’assurdità.

Luca scosse la testa.

«Mio padre potrebbe essersi sbagliato.»

Emma lo guardò.

«Tuo padre ha registrato un messaggio in cui parla di un protocollo segreto, di Alessandro e di un impianto che io non ricordo. E qualcuno ha cancellato gli ultimi quarantasette secondi. Non possiamo continuare a dire che tutti si sono sbagliati.»

Aveva ragione.

Luca chiamò immediatamente Riccardo.

«Non toccare il file originale.»

«Non l’ho fatto.»

«Chi poteva accedere alla stanza prima di te?»

«Chiunque avesse la vecchia chiave di Vittorio.»

«Alessandro?»

«Probabile.»

«E i quarantasette secondi mancanti?»

Riccardo esitò.

«Luca, c’è qualcosa che devi vedere.»

Pochi secondi dopo arrivarono fotografie di una scatola trovata dietro il ritratto. Dentro c’erano ricevute, lettere e una piccola agenda nera.

Una pagina riportava una data di nove anni prima.

Accanto, Vittorio aveva scritto:

E.R. — compatibilità confermata. Non informare M. finché non sarà necessario.

Emma impallidì.

«E.R.»

Luca non voleva dirlo.

«Emma Rinaldi.»

Nove anni prima.

Loro si erano conosciuti soltanto cinque anni prima.

Emma si portò una mano alla bocca.

«Come potevano conoscere il mio nome?»

Luca chiamò suo suocero.

Erano quasi le cinque del mattino quando Paolo Rinaldi rispose con la voce impastata dal sonno.

«Luca? È successo qualcosa a Emma?»

«È in ospedale, ma è stabile.»

Paolo si svegliò immediatamente.

«Sto arrivando.»

«Aspetta. Devo chiederti una cosa. Nove anni fa Emma ha mai fatto analisi genetiche? Donazioni di sangue? Qualcosa legato alla famiglia Benedetti?»

Dall’altra parte cadde un silenzio troppo lungo.

«Paolo?»

«Perché me lo chiedi?»

Luca sentì Emma irrigidirsi.

«Papà», disse lei abbastanza forte perché lui la sentisse. «Rispondi.»

Paolo sospirò.

«Quando avevi diciannove anni, tua madre si ammalò.»

Emma chiuse gli occhi. Sua madre, Anna, era morta quando lei ne aveva ventuno.

«Lo so.»

«Aveva bisogno di cure che non potevamo permetterci. Una fondazione ci aiutò.»

Luca capì.

«La Fondazione Vittorio Benedetti.»

«Sì.»

Emma sembrò ricevere un colpo.

«Perché non me l’hai mai detto?»

«Tua madre mi fece promettere.»

«Promettere cosa?»

«La fondazione pagò tutto. In cambio chiesero soltanto che la famiglia partecipasse a uno studio medico.»

«Che tipo di studio?»

«Malattie ereditarie. Così dissero.»

Emma strinse il lenzuolo.

«Mi fecero dei prelievi?»

«A tutti noi.»

«E firmasti qualcosa?»

Paolo non rispose.

«Papà.»

«Sì.»

Emma chiuse gli occhi.

Luca prese il telefono.

«Hai ancora quei documenti?»

«Forse.»

«Trovali. Non darli a nessuno. Portali direttamente in ospedale.»

Dopo la chiamata Emma rimase in silenzio.

«Mi hanno scelta quando ero una ragazza.»

«Non sappiamo ancora perché.»

«È proprio questo che mi terrorizza.»

Un’ora dopo Paolo arrivò con una vecchia cartellina del forno Rinaldi. Aveva ancora addosso un maglione infilato in fretta e gli occhi rossi.

Abbracciò sua figlia senza parlare.

Poi consegnò i documenti a Luca.

Il contratto parlava di uno studio sulla predisposizione genetica a patologie cardiovascolari. Tutto sembrava normale finché Luca non trovò un allegato.

Autorizzazione alla conservazione di materiale biologico per finalità di ricerca.

Firmato da Paolo e Anna.

Tra i soggetti minorenni era indicata Emma.

«Non capisco», disse Paolo. «Ci dissero che serviva per la ricerca.»

Luca sfogliò le pagine.

Mancava l’allegato numero quattro.

Qualcuno lo aveva rimosso.

Poi Emma notò un timbro quasi cancellato.

Aurora Biogen.

La stessa società finanziata da Margherita.

Luca fotografò tutto e inviò le immagini al penalista.

Pochi minuti dopo arrivò un messaggio di Riccardo.

Ho trovato l’allegato 4.

Seguì una fotografia.

Luca la aprì.

Era una tabella di compatibilità genetica.

Decine di codici.

B-117 compariva nella colonna sinistra.

Nella colonna destra c’erano cinque nomi.

Quattro erano cancellati.

Il quinto era perfettamente leggibile.

Emma Rinaldi — compatibilità 99,7%.

«Compatibilità con cosa?» chiese Paolo.

Nessuno seppe rispondere.

Poi entrò il medico.

Aveva in mano i primi risultati tossicologici.

«Signora Benedetti, abbiamo identificato il farmaco.»

Emma lo guardò.

«Cos’era?»

«Un anticoagulante. Ma c’è un altro dato che non mi convince.»

Luca si alzò.

«Quale?»

«La concentrazione varia troppo tra i campioni. Questo suggerisce somministrazioni ripetute, non un’assunzione accidentale.»

Paolo impallidì.

«Qualcuno la stava avvelenando?»

Il medico scelse attentamente le parole.

«Non posso stabilire l’intenzione. Posso dire che qualcuno potrebbe averle somministrato un farmaco senza che lei ne fosse consapevole.»

Emma cominciò a tremare.

«Il bambino?»

«Per ora è stabile.»

Il medico uscì promettendo ulteriori controlli.

Luca stava per chiamare la polizia quando arrivò un messaggio da Serena.

Non testo.

Un video.

Serena appariva seduta dentro un’auto. Piangeva.

«Signor Benedetti, se vede questo video significa che non sono riuscita a tornare.»

Luca alzò il volume.

«Le compresse non servivano a far perdere il bambino a Emma. Dovevano provocare sintomi abbastanza gravi da farla ricoverare.»

Emma sussurrò:

«Perché?»

Come se potesse sentirla, Serena continuò.

«Perché all’ospedale avrebbero fatto gli esami. E quando avessero scoperto la verità sul bambino, Emma avrebbe creduto di essere stata tradita da Luca.»

Luca sentì il sangue gelarsi.

«Ma qualcosa è cambiato tre settimane fa. Ho trovato un secondo fascicolo.»

Serena sollevò una busta.

Sopra c’era scritto:

PROTOCOLLO E.R. — FASE 2.

«Emma non era stata scelta soltanto per la compatibilità con B-117.»

Serena guardò fuori dal finestrino, spaventata.

«Era stata scelta perché sua madre, Anna Rinaldi, aveva partecipato allo stesso programma ventotto anni fa.»

Paolo lasciò cadere la cartellina.

Emma lo fissò.

«Papà?»

Il volto dell’uomo diventò bianco.

Serena pronunciò l’ultima frase:

«Prima di fare un test sul bambino, fate un test su Emma. Perché nei registri originali della Aurora Biogen, Anna Rinaldi non risulta come sua madre biologica.»

Il video terminò.

Emma guardò suo padre.

Paolo aveva le lacrime agli occhi.

«Dimmi che è falso.»

L’uomo aprì la bocca.

Ma non uscì alcuna parola.

Poi si sedette accanto al letto e prese la mano di sua figlia.

«Emma… tua madre ed io avevamo promesso che non l’avresti mai saputo in questo modo.»

Luca sentì il cuore fermarsi.

Emma ritirò lentamente la mano.

«Saputo cosa?»

Paolo abbassò gli occhi.

«Che Anna ti ha cresciuta. Ti ha amata più della sua stessa vita.»

La voce gli si spezzò.

«Ma non è stata lei a partorirti.»

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