Divertimento

Sono tornato a casa in anticipo per il compleanno di mia figlia: l’ho trovata a terra, ma l’allarme era stato disattivato dall’interno

«Grandi era nella foto.»

Per un istante rimasi immobile.

Non guardai il telefono.

Guardai l’ispettore.

Era inginocchiato accanto a Venturi mentre un agente gli stringeva le manette ai polsi. La luce bianca del capannone gli tagliava il volto di profilo.

Nove anni prima aveva più capelli, meno peso e nessuna giacca marrone.

Ma Viola aveva ragione.

Era lui.

Il sesto uomo.

«Matteo?» sussurrò Chiara attraverso il telefono.


«Resta con Viola.»

«Cosa succede?»

«Non lasciare entrare nessuno che non sia già nella stanza. Nessuno.»

Grandi alzò gli occhi.

Mi aveva sentito.

«Problemi?»

Non risposi.

Lorenzo era ancora appoggiato a me. Sentii le sue dita stringermi il braccio.

«Non qui», mormorò.

Troppo tardi.


Grandi si alzò lentamente.

«Sua figlia sta bene?»

«Si è svegliata.»

Qualcosa attraversò il suo volto.

Sollievo?

Paura?

Non riuscivo più a distinguere le due cose.

Venturi rise.

Una risata breve, quasi soddisfatta.

«Finalmente.»


Grandi gli lanciò uno sguardo.

«Stia zitto.»

«Perché?» disse Venturi. «La famiglia si sta riunendo.»

Uno degli agenti lo spinse verso l’uscita.

Venturi continuò a guardare Grandi.

«Diglielo, ispettore.»

Grandi non reagì.

«Digli chi eri.»

Mi avvicinai.

«Lo faccio io.»


Estrassi il telefono e mostrai la fotografia recuperata nell’appartamento di Lorenzo.

«Nove anni fa non ti chiamavi Grandi.»

Gli agenti attorno a noi smisero di muoversi.

Grandi fissò la foto.

Poi me.

«No.»

«Nome.»

«Matteo—»

«Nome.»

Venturi sorrise.


«Davide Serra.»

Il ricordo arrivò come un colpo.

Serra.

Analista dell’intelligence aggregato alla squadra per quella missione.

Non era uno dei nostri operatori. Era l’uomo che riceveva i rapporti, verificava le fonti e trasmetteva informazioni al comando.

L’uomo che aveva avuto accesso a tutto.

«Sei sparito dopo l’indagine su Andrea.»

Grandi, o Serra, abbassò lo sguardo.

«Sono entrato nel programma di protezione interna.»

«E hai cambiato identità.»


«Sì.»

«Perché?»

Venturi rispose al posto suo.

«Perché aveva paura di me.»

Grandi si voltò.

«Avevo paura di ciò che rappresentava.»

«Che differenza nobile.»

«Basta.»

Grandi fece un passo verso di me.

Due agenti si irrigidirono.


«Matteo, ascolti prima di decidere chi è il nemico.»

«Hai visto l’allarme disattivato dall’account di mia moglie e hai cercato di convincermi che fosse una rapina.»

Il suo volto si tese.

«Perché non sapevo quanto avesse scoperto Viola.»

«Quindi sapevi che poteva essere collegato al passato.»

Silenzio.

Era sufficiente.

Lo afferrai per la giacca.

Gli agenti si mossero.

Lorenzo gridò: «Matteo!»


Mi fermai prima di fare qualcosa che avrebbe aiutato soltanto Venturi.

Lasciai Grandi.

«Parla.»

Lui sistemò lentamente la giacca.

«Quando ho visto il suo nome sul rapporto dell’aggressione ho capito immediatamente che poteva esserci un collegamento. Ma se avessi aperto ufficialmente quella pista, il sistema avrebbe notificato persone che non sapevo ancora se fossero compromesse.»

«Così hai mentito a me.»

«Così ho guadagnato tempo.»

«Mentre mia figlia poteva morire.»

Questa volta abbassò gli occhi.

«Sì.»


Non era una risposta che potevo perdonare.

Ma poteva essere vera.

«La busta», dissi. «Sei stato tu a prenderla dalla scena?»

«No.»

«Chi allora?»

«Non lo so.»

Venturi rise di nuovo.

«Continuate pure. È quasi commovente.»

Grandi si voltò verso di lui.

«Perquisitelo.»


Un agente controllò Venturi.

Portafoglio.

Chiavi.

Un secondo telefono.

Una tessera.

Poi una piccola chiavetta nera.

Venturi smise di sorridere.

Grandi la prese.

«Cos’è?»

«Niente che tu possa usare.»

Lorenzo si staccò da me.

«Non collegarla.»

Grandi lo guardò.

«Perché?»

«Perché Venturi non porta mai con sé qualcosa che non vuole venga trovato.»

Era vero.

Il telefono di Grandi squillò.

Ascoltò.

«Ripeta.»

Il suo volto cambiò.

«Quando?»

Riattaccò.

«Asterion è stata perquisita.»

«Andrea?» chiesi.

«Non c’era.»

«Cosa hanno trovato?»

«Una stanza vuota, server rimossi e sangue.»

Sentii Lorenzo inspirare.

«Quanto?»

«Non abbastanza per sapere se qualcuno è morto.»

Venturi non reagì.

Lo osservai.

«Sai dov’è Andrea.»

«No.»

«Ma sai dove andrebbe.»

Un piccolo movimento degli occhi.

Verso Lorenzo.

Lo vidi.

Lorenzo lo vide.

«La casa sul lago», disse.

Venturi chiuse gli occhi.

Era la prima volta che perdeva davvero il controllo.

«Quale casa?» chiese Grandi.

«Un vecchio rifugio operativo», rispose Lorenzo. «Non compare più nei registri. Lo usavamo prima della missione.»

«Quanto dista?»

«Un’ora.»

Il mio telefono vibrò.

Chiara.

Aprii il messaggio.

Una fotografia.

Viola aveva scritto su un foglio, con una grafia tremante:

LA BUSTA È CON ANDREA.

Sotto, una seconda frase.

NON FATELO VENIRE QUI.

Poi una terza.

LUI HA LA COPIA COMPLETA.

Guardai Venturi.

Capì dal mio volto.

«Andrea», disse.

«Sì.»

La paura che apparve nei suoi occhi fu minuscola.

Ma c’era.

Venturi non temeva me.

Temeva ciò che Andrea poteva rendere pubblico.

Grandi ordinò a due agenti di portarlo via.

«No», dissi.

«Rinaldi—»

«Se Andrea vede arrivare una colonna di auto della polizia, scappa. E se davvero non sappiamo quanto del sistema sia compromesso, una comunicazione ufficiale potrebbe avvertire qualcuno.»

Grandi rimase in silenzio.

«Vengo con te», disse Lorenzo.

«Sei ferito.»

«Andrea non si fiderà di nessun altro.»

Guardai Grandi.

«E tu resti qui.»

«Non può darmi ordini.»

«No. Ma se Viola aveva paura di te, prima voglio sapere perché.»

Quella frase lo fermò.

Un’ora dopo io e Lorenzo lasciammo l’auto a quasi un chilometro dalla casa sul lago.

Il sole stava scomparendo dietro gli alberi.

Il rifugio sembrava abbandonato.

Nessuna luce.

Nessuna macchina.

Ci avvicinammo dal bosco.

La porta posteriore era aperta.

«Andrea?» chiamò Lorenzo.

Nessuna risposta.

Entrammo.

Sul tavolo c’erano un computer portatile, una pistola e una busta bianca.

VIOLA.

Mi fermai.

Finalmente.

Lorenzo guardò le stanze.

«Andrea?»

Un rumore arrivò dal piano superiore.

Passi.

Poi Andrea Valli comparve sulla scala.

Era più vecchio.

Barba grigia.

Una fasciatura sporca di sangue sulla spalla.

Ma lo riconobbi immediatamente.

Puntava un’arma verso di me.

«Fermo.»

Alzai le mani.

Lorenzo avanzò.

«Andrea, siamo noi.»

«Tu resta dove sei.»

I suoi occhi tornarono su di me.

Nove anni di odio erano ancora lì.

«Viola è viva?» chiese.

«Sì.»

Le sue spalle cedettero appena.

«Grazie a Dio.»

Indicai la busta.

«È quella?»

Andrea annuì.

«Dentro c’è abbastanza materiale per mandare Venturi in prigione.»

«Venturi è stato arrestato.»

Andrea rise amaramente.

«Allora avete arrestato un uomo e lasciato intatto il sistema.»

«Cosa significa?»

Scese un gradino.

«Venturi non dirige Continuità Vettoriale.»

Lorenzo lo fissò.

«Hai detto che avevi trovato la persona che ti aveva incastrato.»

«L’ho trovata.»

«Venturi.»

«Venturi ha autorizzato l’operazione. Non l’ha progettata.»

Sentii qualcosa muoversi nel piano superiore.

Andrea puntò immediatamente l’arma verso il soffitto.

«Non siamo soli.»

Ci spostammo.

Un rumore di vetri.

Poi passi all’esterno.

Qualcuno era entrato dal lato opposto.

Andrea spense la lampada.

Buio.

«Come ci hanno trovati?» sussurrò Lorenzo.

Pensai a Grandi.

Al mio telefono.

A Venturi.

Poi Andrea disse:

«Non hanno seguito voi.»

«Come fai a saperlo?»

«Perché aspettavo che arrivassero.»

Mi voltai verso di lui.

«Cosa?»

«Ho lasciato che localizzassero la copia.»

Lorenzo lo afferrò.

«Sei impazzito?»

«Avevo bisogno di sapere chi sarebbe venuto a recuperarla.»

Fuori, un motore si spense.

Andrea guardò attraverso una fessura della tenda.

Il suo volto diventò bianco.

«No.»

«Chi è?»

Non rispose.

Lo spinsi da parte e guardai.

Una sola auto era ferma davanti alla casa.

La portiera si aprì.

Scese una donna.

Per un secondo pensai che il mio cervello stesse sbagliando.

Poi lei alzò il volto verso la casa.

Chiara.

Mia moglie.

«No.»

Presi il telefono.

Nessun segnale.

Lorenzo mi guardò.

«Matteo...»

Andrea abbassò lentamente l’arma.

Non sembrava sorpreso di vedere Chiara.

Sembrava terrorizzato.

«Tu la conoscevi», dissi.

Andrea non rispose.

Lo afferrai.

«Da quanto?»

«Matteo, ascolta—»

«DA QUANTO?»

«Da prima che conoscesse te.»

Il mondo sembrò fermarsi.

Fuori, Chiara aprì il bagagliaio.

Estrasse una piccola custodia metallica.

Andrea chiuse gli occhi.

«Viola non ha scoperto Continuità Vettoriale per caso.»

Guardai mia moglie avanzare verso la porta.

«Chiara lavorava per loro.»

**Continua — premi Parte 9 per continuare a leggere.**

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