Per un istante pensai di aver capito male. Il rumore delle persone che smontavano in fretta la festa, le portiere che sbattevano, il compressore del gonfiabile che continuava a ronzare in lontananza: tutto sembrò allontanarsi. Rimase soltanto quella frase.
«La tua ex moglie.»
Mi avvicinai a Franco.
«Elena non mette piede qui da sette anni.»
Franco abbassò gli occhi.
«Questo è quello che credi.»
Lorenzo mi guardò immediatamente. Aveva quattordici anni, abbastanza per capire che qualcosa stava cambiando, ma non abbastanza perché io fossi disposto a trascinarlo dentro qualunque cosa stesse per uscire da quella casa.
«Restate vicino al pick-up.»
«Papà, no.»
«Lorenzo.»
«Se riguarda mamma, riguarda anche noi.»
Quelle parole mi colpirono più di quanto volessi ammettere. Matteo era rimasto in silenzio, ma stringeva il bordo della mia camicia. Gli appoggiai una mano sulla testa.
«Non so ancora cosa ci sia là dentro. Proprio per questo voglio che restiate qui.»
De Santis intervenne con calma.
«Il signor Ferri ha ragione. Prima controlliamo noi.»
Claudia, che fino a pochi minuti prima minacciava di farmi arrestare, era rimasta vicino alla torta con la tiara ancora in testa. Sembrava improvvisamente fuori posto, quasi ridicola, ma quando incrociai il suo sguardo non vidi più arroganza. Vidi paura.
«Io non sapevo niente della casa», disse.
«Nessuno sta parlando con lei», rispose Riccardo.
«Ma Franco mi aveva vietato di entrarci. Mi aveva detto che era pericolante.»
Mi fermai.
«Cosa?»
Claudia indicò l'edificio.
«Nel contratto era scritto che potevamo usare il prato, il ruscello e il bagno esterno. La casa era esclusa. Quando stamattina una mia amica ha provato ad aprire la porta, Franco è quasi impazzito.»
Guardai Franco.
«Dammi le chiavi.»
«Alessandro…»
«Le chiavi.»
De Santis tese una mano prima che potessi fare altro.
Franco tirò fuori un mazzo dalla tasca. C'erano le vecchie chiavi che conoscevo, ma anche una piccola chiave argentata che non avevo mai visto.
Camminammo verso la casa. Io, Riccardo e i due carabinieri davanti. Franco dietro. Sentivo i passi dei miei figli lontani e quando mi voltai scoprii che ci stavano seguendo a distanza.
Non ebbi il tempo di protestare.
La porta principale si aprì con la mia vecchia chiave. Appena entrai, capii che qualcuno viveva lì.
Non c'era polvere.
Sul tavolo della cucina c'erano due tazze. Una bottiglia d'acqua aperta. Nel lavello, un piatto ancora umido. Sullo schienale di una sedia era appoggiato un cardigan beige.
Conoscevo quel cardigan.
Elena lo indossava spesso quando Lorenzo era piccolo.
Mi avvicinai lentamente.
«Da quanto tempo?»
Franco rimase sulla soglia.
«Non vive qui.»
«Non ti ho chiesto questo.»
«Viene ogni tanto.»
«Da quanto tempo?»
«Quasi quattro anni.»
Mi voltai così velocemente che Riccardo fece un passo verso di me.
«Quattro anni?»
Franco annuì.
«Perché?»
«Non posso dirtelo.»
Risi, ma senza alcuna allegria.
«Hai affittato illegalmente la mia proprietà diciassette volte. Hai dato alla mia ex moglie accesso alla mia casa per quattro anni. E pensi ancora di poter decidere cosa puoi dirmi?»
De Santis indicò il corridoio.
«Controlliamo il resto.»
Le camere al piano terra erano quasi come le ricordavo. Al piano superiore, invece, trovammo qualcosa che mi fece dimenticare Claudia, la festa e perfino il tradimento di Franco.
La porta della mia vecchia camera era chiusa.
Non con la serratura originale.
Con una nuova.
La piccola chiave argentata la aprì.
Dentro non c'era un letto.
C'era un ufficio.
Un tavolo occupava il centro della stanza. Sopra c'erano faldoni, ricevute, fotografie e una stampante. Una parete era coperta da mappe catastali della zona. Il mio ranch era segnato in rosso. Anche altri terreni confinanti erano cerchiati.
Riccardo prese uno dei documenti.
Il suo viso cambiò.
«Alessandro.»
«Cosa?»
Mi porse il foglio.
Era una copia di una proposta di acquisto.
La mia proprietà.
Prezzo: 1.250.000 euro.
Acquirente: Valdoro Sviluppo S.r.l.
Data: sei mesi prima.
In fondo c'era una firma.
La mia.
Solo che io non avevo mai visto quel documento.
«Questa non è la mia firma.»
Riccardo la studiò.
«È molto simile.»
«Ma non è mia.»
De Santis prese il documento con attenzione.
«Da questo momento nessuno tocca più niente.»
Lorenzo era comparso sulla porta.
«Papà, stanno cercando di vendere il ranch?»
Non sapevo cosa rispondergli.
Franco si sedette lentamente sul gradino del corridoio e si passò entrambe le mani sul viso.
«Non doveva succedere così.»
Mi avvicinai.
«Cosa non doveva succedere così?»
«Elena voleva soltanto proteggere il terreno.»
«Vendendolo con una firma falsa?»
«Non capisci.»
«Allora spiegamelo.»
Franco alzò gli occhi.
«Valdoro non vuole il ranch per costruire villette.»
Riccardo si irrigidì.
«Come sai cosa vuole Valdoro?»
Franco non rispose.
De Santis continuò a controllare i documenti. Aprì un cassetto, poi un altro. Nel terzo trovò una busta marrone sigillata. Sopra c'era scritto a mano: ALESSANDRO — SOLO SE FRANCO FALLISCE.
Riconobbi immediatamente la calligrafia.
Elena.
Presi la busta, ma De Santis mi fermò.
«Prima dobbiamo documentarla.»
Fotografò tutto, poi mi permise di aprirla.
Dentro c'erano una chiavetta USB e un foglio piegato.
Lessi.
Alessandro, se stai leggendo questo significa che Franco non è riuscito a tenerti lontano abbastanza a lungo.
Mi mancò il respiro.
Continuai.
Non fidarti di Riccardo.
Le parole successive sembrarono muoversi davanti ai miei occhi.
Alzai lentamente lo sguardo.
Riccardo era a meno di due metri da me.
«Cosa dice?» domandò.
Non risposi.
Ripiegai il foglio.
Ma lui aveva già visto la mia espressione.
«Alessandro?»
Fu allora che il telefono di De Santis squillò. Il maresciallo ascoltò per meno di trenta secondi, poi guardò prima Franco e infine Riccardo.
«Abbiamo appena controllato Valdoro Sviluppo.»
Riccardo diventò pallido.
De Santis continuò.
«La società è intestata a una fiduciaria. Ma fino a otto mesi fa, uno dei beneficiari effettivi risultava essere un uomo presente in questa stanza.»
Il silenzio divenne assoluto.
«Avvocato Bassi», disse De Santis, «credo che lei debba spiegarci perché il suo nome compare dietro la società che sta tentando di acquistare il ranch del suo cliente.»







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