Divertimento

Sono Tornato Al Mio Ranch Con I Miei Figli, Ma Una Donna Mi Ha Urlato: «Fuori Dalla Mia Proprietà» — Poi Sono Arrivati I Carabinieri E Una Bugia Sepolta Da 22 Anni È Venuta A Galla

Riccardo non rispose subito. Fu quello, più di qualsiasi protesta, a farmi capire che De Santis non si era sbagliato. Lo conoscevo da quattordici anni. Lo avevo visto discutere davanti a notai, imprenditori e funzionari senza perdere mai il controllo. Aveva sempre una risposta, spesso prima ancora che qualcuno terminasse la domanda. Ma quella sera, nella camera del mio ranch trasformata di nascosto in un ufficio, rimase immobile a fissare il maresciallo.

«Essere stato beneficiario di una società non costituisce un reato», disse infine.

«Non ho detto che lo costituisca», rispose De Santis.

«Allora faccia attenzione alle insinuazioni.»

«Riccardo.»

Si voltò verso di me.

«Tu sapevi che Valdoro voleva questa terra?»

«Sì.»

Sentii Lorenzo inspirare dietro di me.

«Da quanto?»

«Circa un anno.»

«E perché non me l'hai detto?»

Riccardo si passò lentamente una mano sulla cravatta.

«Perché non c'era nessuna offerta ufficiale.»

Indicai il documento sul tavolo.

«Quello cos'è?»

«Non lo so.»

«Porta una firma falsa con il mio nome e tu eri collegato alla società acquirente.»

«E proprio questo dovrebbe farti capire che qualcuno sta cercando di coinvolgermi.»

Franco rise amaramente dal corridoio.

Riccardo si girò.

«Hai qualcosa da dire?»

«Finalmente sì.»

Franco entrò nella stanza.

«Raccontagli del pozzo.»

Il mio stomaco si contrasse.

«Quale pozzo?»

Franco guardò me.

«Quello dietro il vecchio capanno.»

Conoscevo quel punto. Da bambino Matteo lo chiamava “il bosco piccolo”: una fascia di querce oltre il capanno, vicino al confine settentrionale. Non ricordavo nessun pozzo.

«Tre anni fa», continuò Franco, «una squadra mandata da Valdoro entrò qui dicendo di dover fare rilevazioni geologiche per conto della Provincia. Elena era presente.»

«Perché Elena era qui?»

«Perché l'avevo chiamata.»

Quella risposta mi fece arrabbiare ancora di più.

«Perché lei e non me?»

Franco esitò.

«Perché il nome sull'autorizzazione era il tuo.»

Riccardo chiuse gli occhi per una frazione di secondo.

Lo vidi.

Anche De Santis.

«Quale autorizzazione?» domandò il maresciallo.

Franco indicò uno dei faldoni.

Dentro trovammo copie di permessi, fotografie e analisi. Riccardo non provò più ad avvicinarsi.

Una fotografia mostrava tre uomini accanto a una trivella. Sul retro Elena aveva scritto una data.

Tre anni prima.

Un'altra mostrava il terreno aperto dietro il capanno.

«Cosa cercavano?» chiesi.

«Acqua», disse Franco.

«Per comprare un ranch da un milione di euro?»

«Non acqua normale.»

De Santis sfogliò le analisi.

Riccardo intervenne.

«Basta. Non avete idea di cosa state leggendo.»

Il maresciallo lo fissò.

«Allora ce lo spieghi lei.»

Riccardo tacque.

Franco invece continuò.

«Trovarono una falda termale.»

Rimasi interdetto.

«Una sorgente?»

«Una grande riserva sotterranea. Abbastanza, secondo Elena, da trasformare questa zona in un complesso termale. Hotel, spa, strutture turistiche. Valdoro cominciò a comprare i terreni confinanti poco dopo.»

Guardai la mappa appesa alla parete.

Finalmente quei cerchi avevano senso.

«E il mio ranch è al centro.»

Franco annuì.

«Senza questo terreno non possono controllare il punto principale di accesso alla falda.»

Riccardo scosse la testa.

«È una teoria.»

Franco lo fissò.

«Allora perché avete offerto un milione e duecentocinquantamila euro per una proprietà che Alessandro comprò per meno di duecentomila?»

«Il mercato cambia.»

«E perché la firma è falsa?»

Riccardo perse finalmente la calma.

«Perché non l'ho messa io!»

Matteo sobbalzò nel corridoio.

Mi voltai immediatamente.

«Ragazzi, giù. Adesso.»

Questa volta Lorenzo non protestò. Prese Matteo per la spalla e lo accompagnò verso le scale.

Quando non li vidi più, tornai verso Riccardo.

«Elena mi ha scritto di non fidarmi di te.»

Il suo volto cambiò.

«Elena ti ha scritto?»

Mostrai la busta senza consegnargliela.

Per la prima volta vidi autentico timore nei suoi occhi.

«Dov'è Elena?»

La domanda uscì prima che potessi fermarla.

Franco impallidì.

«Non lo so.»

«Hai detto che viene qui.»

«Veniva.»

Una parola.

Mi gelò.

«Quando è stata qui l'ultima volta?»

«Undici giorni fa.»

«E dopo?»

«Non ha più risposto.»

De Santis smise di sfogliare i documenti.

«Avete denunciato la scomparsa?»

Franco scosse la testa.

«Perché no?»

«Perché mi aveva avvertito che avrebbe potuto sparire per qualche giorno.»

«Per quale motivo?»

Franco indicò la chiavetta USB.

«Aveva trovato qualcosa.»

Inserimmo la chiavetta nel computer dell'ufficio. C'erano decine di cartelle: contratti, visure, registrazioni audio. Una cartella aveva una data di dodici giorni prima.

Dentro c'era un solo video.

De Santis lo aprì.

L'immagine mostrava proprio quella stanza. Elena era seduta davanti alla telecamera. Sembrava stanca. Molto più di come la ricordavo.

«Alessandro, se stai guardando questo video, significa che non sono riuscita a dirtelo personalmente.»

Sentii il cuore martellare.

Elena guardò fuori campo, come se avesse sentito qualcosa.

«Non ho cercato di rubarti il ranch. Ho cercato di impedire che te lo portassero via. Franco mi ha aiutata, anche quando gli ho chiesto di mentirti. Mi dispiace.»

Il video tremò leggermente.

«Ma la sorgente non è il vero motivo per cui vogliono questa terra.»

Riccardo fece un passo verso il computer.

De Santis gli bloccò la strada.

Elena continuò.

«Durante gli scavi abbiamo trovato qualcosa sotto il vecchio capanno. Qualcosa che non avrebbe mai dovuto essere lì.»

Poi si sentì un rumore nel video.

Una porta.

Elena si voltò bruscamente.

«Sono arrivati.»

Lo schermo diventò nero.

Restammo immobili.

Pensavo fosse finito.

Poi comparvero altri sette secondi di registrazione. La telecamera era caduta di lato. Si vedevano soltanto il pavimento e una parte della porta.

Una voce maschile disse:

«Dov'è il registro, Elena?»

Non riconobbi la voce.

Ma Riccardo sì.

Lo capii perché smise di respirare.

De Santis lo guardò.

«Chi è?»

Riccardo non rispose.

Gli afferrai il braccio.

«Chi è quell'uomo?»

Riccardo mi fissò con un'espressione che non gli avevo mai visto.

«Alessandro, se davvero hanno trovato quello che penso sotto il capanno, questa proprietà non è soltanto tua.»

«Di chi sarebbe?»

Deglutì.

«Di tuo padre.»

Sentii il sangue gelarsi.

«Mio padre è morto ventidue anni fa.»

Riccardo abbassò la voce.

«È proprio questo il problema.»

Poi indicò il fermo immagine del video.

«Perché quella voce appartiene all'uomo che firmò il certificato della sua morte.»

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