Divertimento

**Un CEO Trovò Due Gemelli Addormentati Nel Suo Ufficio—Poi Scoprì Che Erano I Figli Che Gli Avevano Nascosto Per Quattro Anni**

La berlina nera avanzò lentamente lungo il parcheggio, senza accelerare, senza tentare di nascondersi. Era proprio quella calma a rendere tutto più inquietante. Matteo reagì prima di Giacomo. Afferrò Leonardo per una mano, indicò a Luca di restare vicino al fratello e aprì la portiera posteriore della propria auto.

«Dentro. Subito.»

«Aspetta.» Giacomo non si mosse. La lettera di Elena era ancora stretta nella sua mano. «Voglio vedere chi è.»

«E lui vuole che tu lo faccia.»

Matteo lo afferrò per la giacca proprio mentre la berlina si fermava a una ventina di metri da loro. Per un istante nessuno scese. I fari rimasero accesi, due occhi bianchi nel semibuio del garage. Poi il finestrino posteriore si abbassò di pochi centimetri.

Un telefono venne lasciato cadere sull’asfalto.

La berlina ripartì.

«Papà…» sussurrò Leonardo.

Quella parola fece voltare Giacomo. Il bambino tremava.

Non esitò più.


Salì in macchina con i gemelli mentre Matteo recuperava il telefono usando un fazzoletto. Partirono dall’uscita secondaria e per dieci minuti nessuno parlò. Giacomo continuava a guardare nello specchietto. Nessuna berlina li seguiva.

«Dove stiamo andando?» chiese infine.

«In un posto che tuo padre non conosce.»

«Sei sicuro che esista ancora qualcosa che mio padre non conosce?»

Matteo gli lanciò un’occhiata.

«È esattamente questo che devi cominciare a chiederti.»

Raggiunsero un piccolo appartamento vicino a Città Studi, intestato alla sorella di Matteo. Non aveva nulla dell’ambiente a cui Giacomo era abituato: mobili vecchi, fotografie sulle pareti, libri accatastati, una cucina troppo piccola. Eppure, appena entrarono, Luca si rilassò. Vide una scatola di biscotti sul tavolo e guardò Giacomo in silenzio.

«Puoi prenderne uno.»

«Due?»

Giacomo quasi sorrise.


«Due.»

«Anche Leonardo?»

«Anche Leonardo.»

Mentre i bambini mangiavano, Matteo posò il telefono trovato nel parcheggio sul tavolo. Era un modello economico. Nessun codice.

Conteneva un solo video.

Giacomo premette play.

Lo schermo mostrò una stanza bianca. Una finestra con persiane verdi. Un letto.

Sul letto c’era Elena.

Giacomo smise di respirare.

Era più magra di come la ricordava. I capelli castani, un tempo lunghi, le arrivavano appena alle spalle. Aveva il volto pallido e una medicazione sul dorso della mano. Ma era lei.


Viva.

Elena guardò direttamente verso la telecamera.

«Giacomo, se stai vedendo questo video significa che Leonardo e Luca sono arrivati da te.»

La registrazione sembrava fatta pochi giorni prima.

«Non so quanto tempo mi rimane prima che capiscano quello che ho fatto. Ti prego, non cercarmi usando la tua società. Non chiamare la polizia finché non sai di chi puoi fidarti.»

Giacomo guardò Matteo.

«Perché avrebbe paura della polizia?»

«Continua.»

Nel video Elena abbassò gli occhi.

«Ci sono cose che avrei dovuto raccontarti anni fa. Ho provato. Più volte. Ma ogni volta qualcuno arrivava prima di me.»


Giacomo strinse la lettera.

«Tuo padre mi disse che avevi scelto Londra. Che sapevi della gravidanza e che non volevi avere nulla a che fare con noi.»

Il mondo di Giacomo si restrinse alla voce di Elena.

«Non gli credetti subito. Ti scrissi. Ti chiamai. Venni persino alla sede della società. Non mi lasciarono salire. Poi ricevetti una lettera.»

Elena sollevò un foglio verso la telecamera.

Giacomo riconobbe la carta intestata personale che utilizzava all’epoca.

«Era firmata da te. Diceva che avresti riconosciuto economicamente i bambini, ma che non volevi incontrarli.»

«Io non ho mai scritto una cosa simile», disse Giacomo.

Matteo non sembrò sorpreso.

Il video continuò.


«Ho scoperto soltanto tre mesi fa che quella lettera era falsa.»

Elena si interruppe. Qualcuno sembrava parlare fuori dalla stanza.

Poi tornò a guardare la telecamera.

«Ma non è questo il motivo per cui siamo in pericolo. Giacomo, qualcuno sta usando la Moretti Meridian per nascondere denaro da anni. Quando ho scoperto chi—»

Il video si bloccò.

Giacomo toccò lo schermo.

Niente.

Il file terminava lì.

«Maledizione.»

Si alzò e cominciò a camminare nella stanza.


«Prima mio padre nasconde la gravidanza. Poi Elena scopre qualcosa sulla società. E adesso qualcuno la tiene in un posto che sembra una clinica.»

«Non sappiamo se la tengano prigioniera», disse Matteo.

«Hai un’interpretazione migliore?»

«Sì. Potrebbe essere malata.»

Giacomo si fermò.

Le parole di Luca tornarono improvvisamente alla memoria.

*La mamma è andata a dormire in un posto dove ci sono tanti dottori.*

Guardò i bambini.

Leonardo stava ascoltando.

«La mamma è malata?» domandò Giacomo.


Il bambino non rispose subito.

Poi annuì.

«A volte cadeva.»

Giacomo sentì un peso nello stomaco.

«Da quanto tempo?»

«Tanto.»

«Perché non me l’avete detto prima?»

Leonardo abbassò gli occhi.

«Perché la mamma diceva che non dovevamo farti venire da noi.»

«Perché?»


«Perché ti avrebbero visto.»

Il silenzio diventò pesante.

Matteo si sedette di fronte a Giacomo.

«Apri la lettera.»

Giacomo aveva quasi dimenticato di averla ancora in mano.

Ruppe lentamente il sigillo.

All’interno c’erano quattro pagine.

La data in cima era di quattro anni e sette mesi prima.

**Giacomo,**

**non so se leggerai mai questa lettera. Sono incinta. Sono due bambini. Il medico dice che sono gemelli.**


Giacomo dovette fermarsi.

Continuò.

**Non ti sto chiedendo di tornare da me. Non voglio costringerti ad amarmi. Ma qualunque cosa sia accaduta tra noi, hai il diritto di sapere che diventerai padre.**

Le parole cominciarono a sfocarsi.

Giacomo si voltò verso la finestra perché nessuno vedesse i suoi occhi.

Per quattro anni aveva avuto due figli.

Quattro compleanni.

Quattro Natali.

Prime parole, primi passi, febbri, notti insonni.

Tutto perduto.


Non perché Elena glielo avesse negato.

Perché qualcuno aveva deciso al posto suo.

«Perché hai questa lettera?» domandò infine a Matteo.

Matteo non rispose.

Giacomo si voltò.

«Ti ho fatto una domanda.»

«Perché fui io a intercettarla.»

Il volto di Giacomo cambiò.

«Tu?»

«Lavoravo per Vittorio.»

Giacomo gli fu addosso prima ancora di rendersene conto. Lo afferrò per il colletto e lo spinse contro il muro.

«Hai rubato quattro anni della vita dei miei figli.»

Matteo non reagì.

«Sì.»

Quella risposta spense la rabbia per un istante, sostituendola con qualcosa di peggiore.

«Perché conservarla?»

«Perché quando capii cosa stava facendo tuo padre, cominciai a tenere delle prove.»

«E perché non me le hai date?»

Matteo lo guardò negli occhi.

«Perché Vittorio mi mostrò qualcosa che mi convinse che raccontarti la verità avrebbe messo Elena e i bambini in pericolo.»

Giacomo lasciò lentamente la presa.

«Che cosa?»

Matteo aprì la bocca.

Ma Leonardo gridò dalla cucina.

«Papà!»

Giacomo corse da lui.

Luca aveva aperto la tasca segreta dello zaino.

Quella che Elena aveva proibito loro di toccare.

Sul tavolo c’erano una chiave, una fotografia e una piccola chiavetta USB.

Giacomo prese la fotografia.

Ritraeva Elena davanti alla Torre Smeraldo insieme a un uomo.

Sul retro c’era una data di appena tre mesi prima.

Giacomo riconobbe immediatamente quell’uomo.

Era Alberto Ferri, direttore finanziario della Moretti Meridian e migliore amico di Vittorio da quasi trent’anni.

Ma fu la frase scritta da Elena sul retro a gelargli il sangue.

**Se succede qualcosa a me, Alberto sa perché. Ma non sa ancora che ho scoperto cosa fece a tua madre.**

Giacomo rimase immobile.

Sua madre, Sofia Moretti, era morta diciassette anni prima in quello che tutta la famiglia aveva sempre chiamato un incidente stradale.

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