Divertimento

**Un CEO Trovò Due Gemelli Addormentati Nel Suo Ufficio—Poi Scoprì Che Erano I Figli Che Gli Avevano Nascosto Per Quattro Anni**

Giacomo non rispose subito. Guardò Vittorio, poi Carlo Bernardi, ancora pallido sul pavimento di Casa Aurora. Se Bernardi aveva ragione, il consiglio delle nove era soltanto una copertura. Alberto voleva tutti nella Torre Smeraldo mentre cancellava le prove capaci di distruggerlo.

«Quanto tempo serve per arrivare a Milano?» chiese.

«Un’ora e mezza, se siamo fortunati», rispose Vittorio.

«Allora partiamo.»

Bernardi tentò di alzarsi.

«Vengo anch’io.»

«Lei ha bisogno di un medico.»

«Ho bisogno di finire ciò che avrei dovuto finire diciassette anni fa.»

Giacomo lo fissò per qualche secondo, poi gli porse una mano.

Alle 4:18 del mattino erano di nuovo in viaggio. Matteo, seguendo le istruzioni di Giacomo, aveva portato Leonardo e Luca in una casa sicura fuori città insieme al medico che aveva visitato Luca. Per la prima volta da quando i gemelli erano entrati nella sua vita, Giacomo riusciva a pensare sapendoli relativamente protetti.


Elena e Sofia, invece, erano nelle mani di Alberto.

Durante il viaggio Giacomo chiamò Chiara.

Rispose immediatamente.

«Dove sei?»

«Prima dimmi chi ti ha parlato del messaggio che ho ricevuto.»

Silenzio.

«Chiara.»

«Alberto.»

Vittorio si voltò verso di lui.

Giacomo serrò la mascella.


«Continua.»

«Ieri mattina mi ha chiesto se avevi ricevuto messaggi anonimi. Ha detto che qualcuno stava cercando di ricattarti.»

«E tu gli hai creduto.»

«All’inizio sì.»

«Perché non me l’hai detto?»

La voce di Chiara si incrinò.

«Perché mi sono accorta che sapeva cose che non gli avevo raccontato.»

Giacomo chiuse gli occhi.

«Sei ancora alla Torre?»

«Sì.»


«Vai al vecchio ufficio del presidente.»

«È chiuso da anni.»

«Aspettami lì. E non dire a nessuno dove sei.»

Arrivarono alla Torre Smeraldo poco prima delle sei. Milano cominciava appena a svegliarsi. L’edificio, invece, era già pieno di personale di sicurezza.

Troppo personale.

Vittorio osservò gli uomini nell’atrio.

«Quelli non sono tutti nostri.»

Giacomo riconobbe soltanto due guardie.

Entrarono dal parcheggio privato utilizzando un vecchio accesso riservato ai fondatori. Bernardi rimase nell’auto con l’ordine di chiamare immediatamente le autorità se non avesse ricevuto notizie entro trenta minuti.

Il vecchio ufficio del presidente si trovava al trentunesimo piano, tre livelli sotto quello di Giacomo.


Chiara li aspettava nel corridoio.

Quando vide Vittorio, impallidì.

«Dottor Moretti.»

«Non abbiamo tempo», disse Giacomo. «La stanza.»

Vittorio entrò nell’ufficio abbandonato e si avvicinò a una libreria in legno scuro. Premette due punti della cornice. Si udì un clic.

La libreria si spostò di pochi centimetri.

Dietro c’era una porta metallica.

«Sofia fece modificare il sistema dopo l’incidente», disse Vittorio. «Io non ho mai avuto la combinazione.»

Giacomo guardò la fotografia ricevuta da sua madre. Poi ricordò il medaglione che Leonardo aveva portato con sé.

La crepa.


Non era casuale.

Chiamò Matteo.

«Ho bisogno che guardi il medaglione di Elena.»

«Perché?»

«Aprilo e dimmi se trovi numeri.»

Passarono trenta secondi.

«Ci sono quattro cifre incise sotto la fotografia. Non le avevo notate.»

«Quali?»

«1-9-8-7.»

Vittorio sbiancò.


«L’anno in cui conobbi Sofia.»

Giacomo digitò le cifre.

La porta si aprì.

All’interno c’era una stanza stretta, senza finestre, piena di vecchi schedari. Sul fondo, una cassaforte.

Ma qualcuno era già entrato.

Diversi cassetti erano aperti. Documenti sparsi sul pavimento.

«Alberto», sussurrò Vittorio.

Chiara indicò qualcosa.

«Guardate.»

Una piccola telecamera era stata installata nell’angolo.


Una luce rossa lampeggiava.

«Ci sta guardando», disse Giacomo.

Immediatamente gli altoparlanti dell’ufficio si accesero.

La voce di Alberto riempì la stanza.

«Finalmente.»

Giacomo guardò verso la telecamera.

«Dove sono Elena e mia madre?»

Una risata bassa.

«Sempre impaziente. Proprio come Sofia.»

«Se fai loro del male—»


«Se avessi voluto farlo, Giacomo, non sarebbero arrivate fino a questa mattina.»

«Cosa vuoi?»

«La chiavetta.»

Giacomo la tirò fuori.

«Vieni a prenderla.»

«Alle nove. Davanti al consiglio.»

«Perché il consiglio?»

«Perché tuo padre ha passato diciassette anni a proteggere una menzogna. Voglio che sia lui a raccontarla.»

Vittorio si avvicinò alla telecamera.

«Alberto, è finita.»


La risata cessò.

«No, Vittorio. È cominciata quando hai deciso che Sofia valeva meno della società.»

Vittorio abbassò gli occhi.

La comunicazione si interruppe.

Giacomo si avvicinò alla cassaforte.

«Dobbiamo aprirla.»

Vittorio provò diverse combinazioni.

Niente.

Chiara, intanto, raccoglieva i documenti dal pavimento.

«Giacomo.»


Gli porse una cartellina.

Dentro c’erano registri originali di società offshore, firme di Alberto e trasferimenti per centinaia di milioni.

«Questo basta per distruggerlo.»

Vittorio scosse la testa.

«No. Può sostenere che siano falsificati.»

Giacomo guardò la cassaforte.

«Allora Sofia ha nascosto qualcosa di più forte.»

Notò una piccola incisione accanto alla tastiera.

Due lettere.

**G.M.**

Le sue iniziali.

Sotto, una data.

Il suo compleanno.

Digitò giorno, mese e anno.

La cassaforte si aprì.

Dentro non c’erano soldi.

C’era una videocamera digitale e una busta.

**A mio figlio.**

Giacomo inserì la scheda della videocamera nel computer di Chiara.

Comparve un video registrato diciassette anni prima.

Sofia sedeva nello stesso ufficio.

Era giovane. Spaventata.

«Se stai guardando questa registrazione, Giacomo, probabilmente tuo padre non è riuscito a raccontarti tutto.»

Vittorio si appoggiò alla scrivania.

Sofia continuò.

«Ho scoperto che Alberto Ferri trasferisce denaro illegalmente attraverso società controllate. Vittorio lo sa. Non partecipa ai trasferimenti, ma ha scelto di coprirlo per salvare la Meridian.»

Giacomo guardò suo padre.

Vittorio non negò.

«Domani consegnerò queste prove. Ma c’è qualcosa di ancora più importante.»

Sofia mostrò un registro.

«Alberto non agisce da solo. Qualcuno firma i trasferimenti dall’interno e cancella le tracce.»

Il video cambiò inquadratura.

Sofia mostrò un documento.

Un nome.

Giacomo si avvicinò allo schermo.

Non lo conosceva.

**Riccardo Valenti.**

Chiara lasciò cadere la cartellina che teneva.

Giacomo si voltò.

«Chiara?»

Lei era diventata completamente bianca.

«Era mio padre.»

Il silenzio nella stanza diventò assoluto.

«Tuo padre lavorava per la Meridian?» chiese Giacomo.

Chiara annuì lentamente.

«Morì quando avevo sedici anni. Mia madre mi disse che era un contabile.»

Vittorio sembrava sconvolto.

«Riccardo non morì.»

Chiara lo fissò.

«Cosa?»

«Scomparve dopo l’incidente di Sofia.»

Prima che qualcuno potesse aggiungere altro, l’ascensore del piano emise un segnale.

Le porte si aprirono.

Passi nel corridoio.

Giacomo spense il monitor.

Tre uomini della sicurezza entrarono nell’ufficio.

Dietro di loro comparve Alberto Ferri.

Sessantatré anni, capelli grigi perfettamente pettinati, abito scuro. Sembrava un uomo arrivato per una normale riunione.

«Buongiorno, Giacomo.»

Giacomo si mise davanti a Chiara.

«Sei in anticipo.»

«Anche tu.»

Alberto guardò la cassaforte aperta.

Per la prima volta il suo sorriso scomparve.

«Sofia era sempre troppo previdente.»

«Dov’è?»

«Al sicuro.»

«Ed Elena?»

«Anche.»

Giacomo sollevò la chiavetta.

«Lascia andare entrambe.»

Alberto sorrise nuovamente.

«Non hai ancora capito. Io non voglio più quella.»

Indicò la cassaforte.

«Voglio il video.»

Vittorio fece un passo avanti.

«Hai perso.»

«Davvero?»

Alberto prese il telefono.

Sullo schermo apparve una videochiamata.

Elena e Sofia erano sedute insieme in una stanza.

Vive.

Poi la telecamera si spostò.

Dietro di loro c’era un uomo.

Giacomo non lo conosceva.

Chiara invece emise un suono soffocato.

«Papà…»

Riccardo Valenti sorrise verso la telecamera.

L’uomo che tutti credevano morto da quasi vent’anni appoggiò una mano sulla spalla di Sofia.

«Ciao, Vittorio.»

Vittorio sembrò perdere ogni forza.

«Riccardo.»

Alberto guardò Giacomo.

«Vedi? Il problema delle famiglie è che tutti raccontano la propria versione della verità.»

Poi Riccardo pronunciò una frase che cambiò ancora una volta tutto.

«Giacomo, prima di consegnare quel video, chiedi a tua madre perché per cinque anni ha scelto di vivere accanto ai tuoi figli senza dirti che era viva.»

Sofia chiuse gli occhi.

E Giacomo capì che l’ultima verità non riguardava più soltanto Alberto.

Riguardava anche Elena.

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