Giacomo lasciò la Stazione Centrale con il fascicolo di Sofia stretto sotto il cappotto e una sola frase che continuava a martellargli nella testa: È ricominciato tutto. Carlo Bernardi aveva cercato di seguirlo, ma Giacomo lo aveva fermato prima dell’uscita.
«Mi dia un numero al quale posso trovarla.»
Bernardi aveva esitato.
«Se Alberto scopre che ti ho parlato, quel numero non servirà a molto.»
«Allora mi dia qualcosa di più utile della paura.»
L’anziano aveva scritto un numero sul retro di uno scontrino.
«Chiedi a Vittorio cosa accadde nella clinica San Michele la notte dell’incidente. Se ti dice che non ricorda, sta mentendo.»
Giacomo non aveva avuto tempo di chiedere altro.
Matteo gli inviò un indirizzo a nord di Milano. Una casa isolata appartenuta anni prima a sua madre. Quando arrivò, trovò Matteo davanti al cancello. Leonardo e Luca erano dentro. Vittorio invece era seduto in cucina.
Giacomo non vedeva suo padre da quasi due mesi.
A sessantasette anni Vittorio Moretti conservava ancora l’aspetto dell’uomo capace di far tacere un consiglio d’amministrazione semplicemente entrando nella stanza. Capelli argentati, abito impeccabile, schiena dritta. Ma quella sera aveva qualcosa che Giacomo non gli aveva mai visto.
Paura.
Giacomo posò sul tavolo la fotografia di Sofia.
«Cominciamo da lei.»
Vittorio guardò l’immagine.
Il colore gli scomparve dal volto.
«Dove l’hai trovata?»
«Quindi è lei.»
Vittorio non rispose.
«Mamma è viva?»
«Giacomo—»
«È viva?»
«Non lo so.»
Giacomo colpì il tavolo con il palmo.
«Basta bugie! Elena mi ha scritto quando era incinta e tu hai fatto sparire le lettere. Le hai fatto credere che non volessi i miei figli. Hai tenuto Leonardo e Luca lontani da me per quattro anni. Adesso scopro che forse hai mentito anche sulla morte di mamma.»
Vittorio chiuse gli occhi.
«Sulle lettere non posso difendermi.»
«Non provarci.»
«Credevo di proteggerti.»
Giacomo rise amaramente.
«Da due bambini?»
«Da Alberto.»
Il nome cadde tra loro.
«Perché Alberto avrebbe dovuto interessarsi ai miei figli?»
Vittorio guardò verso il corridoio, assicurandosi che i gemelli non fossero presenti.
«Perché sono eredi.»
Giacomo aggrottò la fronte.
«Io sono l’erede della Meridian.»
«Non soltanto della Meridian.»
Vittorio si alzò lentamente.
«Quando tua madre sposò me, possedeva una quota importante della società. Molto più importante di quanto tu abbia mai saputo. Dopo la sua presunta morte, quelle quote entrarono in un trust. Secondo l’atto originale sarebbero passate a te al compimento dei quarant’anni. Ma se tu avessi avuto figli riconosciuti, una parte sarebbe stata vincolata direttamente a loro.»
«E Alberto?»
«Se Sofia fosse stata dichiarata morta definitivamente e tu fossi rimasto senza discendenti, esisteva una clausola che avrebbe permesso ai soci fondatori di riacquistare parte delle quote.»
Giacomo comprese.
«Alberto aveva interesse a far sparire mia madre. E interesse a impedire che io avessi figli.»
Vittorio abbassò gli occhi.
«Sì.»
«E tu lo sapevi.»
«Non all’inizio.»
«Quando l’hai scoperto?»
Vittorio rimase in silenzio.
Giacomo gli mostrò il referto di Bernardi.
«La tubazione dei freni era stata danneggiata.»
Vittorio sembrò improvvisamente molto più vecchio.
«Lo scoprii quella notte.»
«Clinica San Michele.»
Il volto di Vittorio cambiò.
Matteo si irrigidì vicino alla porta.
Giacomo lo vide.
«Tu lo sapevi.»
Matteo abbassò lo sguardo.
«Sapevo della clinica. Non sapevo cosa fosse accaduto dentro.»
Giacomo tornò verso suo padre.
«Parla.»
Vittorio si sedette.
«Tua madre non morì nell’incidente.»
Le parole che Giacomo aveva ormai previsto gli fecero comunque male.
«Fu portata alla San Michele con un nome falso. Aveva un trauma cranico grave. Quando arrivai, era viva, ma confusa.»
«Perché un nome falso?»
«Perché Alberto era già arrivato.»
Giacomo si immobilizzò.
«Prima di te?»
«Sì.»
Vittorio si passò una mano sul volto.
«Quella notte capii che l’incidente non era stato un incidente. Sofia mi aveva parlato dei conti. Io le avevo chiesto di aspettare. Avevo paura che uno scandalo distruggesse tutto ciò che avevamo costruito.»
«Hai scelto l’azienda.»
Vittorio non tentò di negarlo.
«Sì.»
Giacomo sentì disgusto.
«E poi?»
«Quando arrivai alla clinica, Alberto disse che avremmo dovuto dichiararla morta.»
«E tu accettasti?»
Vittorio alzò gli occhi. Erano lucidi.
«Sofia me lo chiese.»
Giacomo rimase senza parole.
«Perché?»
«Perché aveva capito che Alberto non si sarebbe fermato.»
Vittorio raccontò che Sofia aveva perso parte della memoria dopo l’incidente. Ricordava Alberto, ricordava i documenti, ricordava di essere in pericolo, ma alcuni frammenti della sua vita erano confusi. Vittorio aveva organizzato il trasferimento segreto in una struttura in Svizzera. Una donna morta nell’incidente di un’altra vettura quella stessa notte, non immediatamente identificabile, era stata registrata erroneamente sotto il nome di Sofia durante il caos del pronto soccorso.
«Io lasciai che l’errore diventasse ufficiale», confessò Vittorio.
Giacomo lo guardava come se fosse uno sconosciuto.
«E hai lasciato credere a tuo figlio che sua madre fosse morta.»
«Era l’unico modo per impedire che tu la cercassi.»
«Avevo ventun anni!»
«E Alberto controllava persone dentro la società, nella sicurezza, persino negli studi legali che lavoravano per noi. Se avessi saputo che Sofia era viva, lui avrebbe capito che qualcosa non quadrava.»
«Dov’è adesso?»
Vittorio scosse la testa.
«La persi.»
«Come si perde una persona nascosta da te?»
«Dodici anni fa qualcuno la trasferì dalla struttura senza la mia autorizzazione.»
«Alberto?»
«L’ho sempre creduto.»
Giacomo tirò fuori la fotografia.
«Cinque anni fa era libera. Ed era con Elena.»
Vittorio fissò l’immagine.
Per la prima volta sembrò sinceramente sconvolto.
«Elena conosceva Sofia?»
«A quanto pare.»
Un piccolo rumore arrivò dal corridoio.
Leonardo era sulla soglia.
«Papà?»
Giacomo si voltò immediatamente.
«Che succede?»
«Luca non sta bene.»
Corsero nella stanza accanto. Luca era rannicchiato sul divano, pallido, con una mano sul petto.
«Mi fa male qui.»
Giacomo sentì il terrore attraversarlo.
Matteo chiamò immediatamente un medico di fiducia.
Vittorio si avvicinò, ma Leonardo si mise davanti al fratello.
«Non toccarlo.»
Vittorio si fermò.
Giacomo vide il dolore attraversare il volto di suo padre, ma non intervenne.
Il medico arrivò venticinque minuti dopo. Visitò Luca, ascoltò il cuore e fece alcune domande. Dopo pochi minuti chiese di parlare con Giacomo in privato.
«Potrebbe essere soltanto stress», disse. «Ma considerando quello che mi avete detto sulla madre, vorrei fare accertamenti cardiologici a entrambi.»
Giacomo sentì il pavimento mancargli sotto i piedi.
«Potrebbero avere la stessa malattia di Elena?»
«È troppo presto per dirlo.»
Quando tornò dai gemelli, Luca si era addormentato tenendo la mano di Leonardo.
Giacomo si sedette accanto a loro.
Il telefono vibrò.
Un messaggio da Chiara.
**Giacomo, so che mi hai detto di cancellare tutto, ma è successo qualcosa. Alberto Ferri ha convocato un consiglio d’amministrazione straordinario per domattina. Vuole chiedere la tua sospensione immediata come CEO.**
Seguì un secondo messaggio.
**Dice di avere prove che stai sottraendo documenti riservati della società.**
Giacomo mostrò il telefono a Matteo.
«Sa che ho preso il fascicolo.»
Vittorio scosse la testa.
«No. Se sapesse cosa hai davvero trovato, non perderebbe tempo con il consiglio.»
«Allora cosa vuole?»
Vittorio guardò i gemelli.
«Costringerti a tornare alla Torre.»
Il telefono vibrò una terza volta.
Questa volta era un numero sconosciuto.
Una fotografia.
Elena, seduta sul letto della clinica.
Accanto a lei c’era Alberto Ferri.
L’immagine sembrava scattata in quel preciso momento.
Sotto, una frase:
**Domani, ore 9:00. Vieni al consiglio da solo e porta la chiavetta. Oppure Elena scoprirà finalmente quanto costa davvero essere amata da un Moretti.**
Giacomo sentì la rabbia diventare fredda.
Poi Leonardo, ancora seduto accanto al fratello, disse:
«Papà, quello è l’uomo della macchina.»
Giacomo gli mostrò meglio la fotografia.
«Alberto?»
Leonardo annuì.
«Veniva vicino a casa nostra.»
«Sei sicuro?»
«Sì. Ma una volta la mamma gli ha aperto la porta.»
Giacomo si chinò verso di lui.
«Che cosa è successo?»
Leonardo aggrottò la fronte, cercando di ricordare.
«Litigavano. Poi la mamma ha detto una cosa.»
«Quale?»
Il bambino guardò Vittorio.
«Ha detto: “Puoi minacciarmi quanto vuoi. Sofia è già tornata a Milano.”»
Nessuno nella stanza si mosse.
Poi Vittorio sussurrò:
«Se Sofia è davvero a Milano, Alberto non sta cercando soltanto Elena.»
Guardò Giacomo.
«Sta cercando tua madre prima che lei possa presentarsi domani al consiglio.»







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