Per un attimo pensai di aver capito male.
«Contro di voi?»
Matteo annuì appena.
Serra si voltò verso gli agenti.
«Non ascoltatelo. Sta cercando di salvarsi.»
«Allora perché hai paura che parli?», chiese Andrea.
Serra non rispose.
Matteo continuò a guardare me.
«Elena non era la mia amante nel modo in cui pensavi.»
Sentii la rabbia risalire.
«Le fotografie esistevano.»
«Lo so.»
«Ti baciava.»
«Sì.»
Quelle due lettere mi colpirono come uno schiaffo.
Matteo abbassò lo sguardo.
«All’inizio era parte della copertura.»
«E dopo?»
Non rispose.
Quello bastò.
«Quindi almeno su quello non mi ero sbagliata.»
«No.»
Mi voltai.
Non volevo più sentirlo.
Ma Andrea intervenne.
«Che significa che lavorava contro di voi?»
Matteo inspirò lentamente.
«Elena era stata assunta dalle società di consulenza per controllare la documentazione amministrativa. Ha scoperto movimenti che non tornavano. Società fantasma, fatture duplicate, denaro che rientrava attraverso prestanome.»
«E invece di denunciare tutto?»
«Ha iniziato a raccogliere prove.»
Serra rise amaramente.
«Stai inventando.»
Matteo lo ignorò.
«Quando Serra si accorse che qualcuno stava copiando documenti, ordinò un controllo interno. Elena capì di essere stata scoperta.»
Andrea lo fissava.
«Come sei entrato tu nella storia?»
Matteo esitò.
«Lei aveva bisogno di qualcuno fuori dalle società militari. Io avevo clienti collegati agli immobili utilizzati per spostare il denaro.»
«Quindi ti ha contattato.»
«Sì.»
«E tu hai deciso di aiutarla?»
Matteo sorrise tristemente.
«All’inizio.»
La parola mi fece gelare.
«Poi hai capito quanti soldi c’erano», dissi.
Lui non negò.
«Serra mi offrì una via d’uscita. Se gli avessi consegnato quello che Elena aveva raccolto, avrebbe lasciato fuori il mio nome.»
Andrea fece un passo verso di lui.
«E tu hai accettato.»
«Avevo già fatto cose che non avrei dovuto fare.»
«Hai scelto di farne altre.»
Matteo abbassò la testa.
«Sì.»
Serra venne portato via mentre urlava che non avrebbe detto nulla senza il suo avvocato.
Matteo rimase ancora pochi secondi.
Prima che gli agenti lo accompagnassero, mi guardò.
«Giulia, Elena ti ha scelta perché pensava che fossi l’unica persona che io non avrei mai coinvolto.»
Sentii qualcosa spezzarsi dentro di me.
«Si sbagliava.»
Matteo chiuse gli occhi.
«Sì.»
Quando se ne andarono, rimasi nel corridoio senza riuscire a muovermi.
Andrea si avvicinò.
«Vuoi tornare da Sofia?»
Annuii.
Ma prima che facessimo un passo, il suo telefono vibrò.
Lesse il messaggio.
Poi sollevò lo sguardo.
«Elena è viva.»
Mi immobilizzai.
«Dove?»
«Ha contattato gli investigatori meno di dieci minuti fa.»
«Perché adesso?»
«Perché ha visto l’arresto di Serra sulle comunicazioni interne.»
Un’ora dopo eravamo di nuovo nella struttura protetta.
Sofia corse verso di me appena entrai nella stanza.
La sollevai e la strinsi così forte che protestò con un piccolo verso.
Andrea aspettò finché non si fu calmata.
Poi entrò un’investigatrice con un computer portatile.
«Elena Marchetti ha accettato di parlare in videoconferenza.»
Mi si chiuse lo stomaco.
Sul monitor comparve il volto della donna che avevo odiato per mesi.
Senza trucco, senza fotografie perfette, sembrava più stanca che elegante.
Quando mi vide, abbassò immediatamente gli occhi.
«Giulia.»
«Non chiamarmi come se fossimo amiche.»
Lei annuì.
«Hai ragione.»
Andrea prese posto accanto a me.
«Signora Marchetti, ci dica quello che sa.»
Elena respirò profondamente.
«Serra controllava una rete di società usate per gonfiare contratti e riportare indietro una parte dei fondi. Quando ho scoperto il sistema, ho iniziato a copiare i dati.»
«Perché non sei andata subito alle autorità?»
«Non sapevo chi fosse coinvolto. Alcuni nomi appartenevano a persone che avrebbero dovuto controllare proprio quelle operazioni.»
Andrea non mostrò alcuna reazione.
«E Matteo?»
«Pensavo potesse aiutarmi.»
Elena guardò me.
«Sapevo che aveva una famiglia. All’inizio non c’era niente tra noi.»
«Ma poi c’è stato.»
«Sì.»
La sincerità mi fece male più di una bugia.
«Mi dispiace.»
«Continua.»
Lei deglutì.
«Quando Matteo ha capito che Serra pagava molto più di quanto noi avremmo mai potuto ottenere denunciando tutto, ha cambiato parte.»
Andrea intervenne.
«E i conti di Giulia?»
Elena chiuse gli occhi.
«Quella è stata una mia idea.»
Mi alzai di scatto.
«Cosa?»
Andrea mise una mano sul tavolo, senza fermarmi.
Elena parlò rapidamente.
«Non come pensi. Avevo bisogno di creare una traccia parallela. Un posto dove far passare piccole somme marcate, così da poter dimostrare il percorso del denaro.»
«Hai usato il mio nome.»
«Perché Matteo aveva già copie dei tuoi documenti.»
«Questa sarebbe una giustificazione?»
«No.»
La sua voce tremò.
«È stato un errore.»
«Un errore che poteva mandarmi in prigione.»
«Sì.»
Sofia si agitò tra le mie braccia.
La strinsi più forte.
«E la parola “contingenza”?»
Elena impallidì.
«Quella non l’ho scritta io.»
Andrea si sporse verso lo schermo.
«Chi?»
«Serra.»
Elena si asciugò gli occhi.
«Quando ha scoperto i conti, ha capito che poteva trasformare la traccia che avevo creato in una falsa prova contro Giulia. Da quel momento lei è diventata il capro espiatorio.»
«E tu sei sparita.»
«Perché Matteo mi aveva tradita. Professionalmente e personalmente.»
La frase aveva un’amarezza che non mi interessava più.
«Hai ancora le prove originali?», chiese Andrea.
Elena annuì.
«Sì.»
«Dove?»
Esitò.
«In un archivio crittografato.»
«Puoi consegnarcelo?»
«Posso fare di meglio.»
Sul monitor apparve una cartella condivisa.
Centianaia di file.
Contratti.
Registrazioni.
Scansioni.
E-mail.
Bonifici.
Andrea iniziò a scorrere.
Poi si fermò su un documento.
Il suo volto cambiò.
«Questo cos’è?»
Elena rimase in silenzio.
Andrea aprì il file.
Era una lista di nomi.
Accanto a ciascuno c’erano cifre e date.
Serra era presente.
Matteo anche.
Ma sopra di loro compariva un nome che Andrea conosceva chiaramente.
«No.»
Fu la prima volta che sentii vera incredulità nella sua voce.
«Chi è?», chiesi.
Andrea non rispose.
Elena lo fece.
«Il generale che supervisionava l’indagine interna prima che Andrea testimoniasse.»
Andrea fissava ancora lo schermo.
«Era lui che riceveva la quota maggiore.»
Elena annuì.
«Serra non era il vertice.»
La stanza cadde nel silenzio.
«E c’è un’altra cosa», continuò Elena.
Aprì una seconda cartella.
Comparve la fotografia virale dell’aereo.
La stessa in cui dormivo sulla spalla di Andrea con Sofia tra noi.
Sotto c’erano i dati del primo account che l’aveva pubblicata.
Andrea lesse.
Poi diventò immobile.
«Quell’account era stato creato tre settimane fa.»
Elena annuì.
«E seguiva i movimenti di Andrea già prima del volo.»
Mi sentii gelare.
«Quindi la fotografia non è diventata virale per caso.»
«No.»
Elena ci guardò attraverso lo schermo.
«Qualcuno aspettava soltanto un’immagine abbastanza utile da trasformare in un’arma.»
Andrea sollevò lentamente gli occhi verso di me.
Finalmente capimmo la parte più inquietante.
Io non avevo trascinato Andrea nella mia storia.
E Andrea non aveva trascinato me nella sua.
Qualcuno stava aspettando che le nostre vite si incrociassero.
**Continua — premi Parte 9 per leggere il finale.**







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