Divertimento

Ho Confessato Di Essere Ancora Vergine A 28 Anni—Ma Il CEO Miliardario Dietro La Porta Conosceva Già Il Segreto Della Mia Famiglia

Il telefono continuava a vibrare nella mano di Lorenzo, ma lui non rispose subito. Il riflesso delle luci dei Navigli gli attraversava il volto, rendendo ancora più evidente il cambiamento improvviso nella sua espressione. Giulia sentì le dita di lui allentarsi attorno alle proprie e quella piccola distanza le fece più paura di qualsiasi parola.

«Che cosa devo sapere?» domandò.

Lorenzo abbassò lo sguardo sullo schermo. Il nome del chiamante era nascosto dal palmo della sua mano.

«Non qui.»

«No.» Giulia ritirò lentamente la mano. «Se mi hai appena chiesto di fidarmi di te, non puoi iniziare chiedendomi di seguirti senza spiegazioni.»

Lorenzo rimase immobile. Per la prima volta da quando lo conosceva, non sembrava il CEO capace di controllare una stanza con uno sguardo. Sembrava semplicemente un uomo che aveva rimandato troppo a lungo una conversazione.

«Riguarda tuo padre.»

Giulia sentì il rumore della città diventare improvvisamente lontano.

«Mio padre è morto quando avevo dodici anni.»

«Lo so.»


Quelle due parole la colpirono più di quanto avrebbero dovuto.

«Come fai a saperlo?»

Lorenzo chiuse gli occhi per un istante. «Perché conoscevo il suo nome prima ancora di conoscere te.»

Giulia fece un passo indietro.

Lorenzo raccontò che, alcune settimane prima, durante una revisione interna degli archivi societari, il suo ufficio legale aveva trovato vecchi documenti appartenenti alla Ferri Sistemi, la società fondata da suo padre Vittorio prima che diventasse NovaTech. Tra quei documenti compariva ripetutamente un nome: Andrea Moretti.

Il padre di Giulia.

«Era un ingegnere?» chiese Lorenzo.

Giulia annuì lentamente. «Mamma diceva che lavorava come consulente. Non parlava quasi mai di quel periodo.»

«Non era soltanto un consulente.»

Lorenzo prese il telefono, aprì un documento e glielo porse.


Giulia lesse poche righe prima di sentire le gambe indebolirsi.

PROGETTO ORIONE.

Responsabili dello sviluppo: Andrea Moretti, Vittorio Ferri.

«Che cos’è?»

«Il progetto da cui è nata la tecnologia che ha permesso a NovaTech di diventare ciò che è oggi.»

Giulia sollevò gli occhi.

«Stai dicendo che mio padre lavorava con il tuo?»

«Sto dicendo qualcosa di peggio.»

Lorenzo le spiegò che nei documenti ufficiali depositati pochi mesi dopo la morte di Andrea, il nome Moretti era scomparso. Tutti i brevetti erano diventati proprietà esclusiva della società Ferri. Vittorio aveva poi utilizzato quella tecnologia per attirare i primi grandi investitori.

«Credo che mio padre abbia sottratto ad Andrea qualcosa che gli apparteneva.»


Giulia lo fissò incredula.

«Quanto?»

Lorenzo esitò.

«Se la documentazione è autentica, tuo padre avrebbe dovuto possedere quasi metà della società originaria.»

Giulia sentì una risata amara uscirle dalle labbra. Sua madre aveva trascorso anni contando ogni euro. Avevano venduto la casa dopo la morte di suo padre. Elena Moretti aveva lavorato in una piccola biblioteca e la sera traduceva documenti per pagare gli studi della figlia.

«Metà?» sussurrò Giulia. «Mia madre comprava i miei libri universitari usati perché non potevamo permetterci quelli nuovi.»

«Giulia—»

«E tu lo sapevi.»

«L’ho scoperto dopo averti conosciuta.»

Lei lo guardò.


Quella precisazione avrebbe dovuto rassicurarla. Invece fece nascere una domanda ancora peggiore.

«Quando?»

Lorenzo non rispose immediatamente.

Giulia capì.

«Prima del caffè?»

Silenzio.

«Prima del pranzo?»

«Sì.»

La risposta le fece male.

«Quindi quando passeggiavi con me, quando mi raccontavi della tua famiglia, quando mi facevi credere che…»


«Non ti ho fatto credere niente che non provassi.»

«Ma non mi hai detto la verità.»

Lorenzo fece un passo verso di lei.

«Perché non avevo prove sufficienti. E perché avevo paura che pensassi che mi fossi avvicinato a te per senso di colpa.»

«E non è così?»

Questa volta Lorenzo non seppe rispondere abbastanza velocemente.

Giulia si voltò.

«Portami a casa.»

Durante il tragitto nessuno parlò. Milano scorreva oltre il finestrino mentre Giulia ripensava a ogni incontro con lui, cercando di capire quali momenti fossero stati autentici e quali contaminati dal segreto.

Quando arrivò davanti al suo appartamento, Lorenzo le consegnò una piccola chiavetta USB.


«Qui ci sono le copie dei documenti.»

Giulia la guardò senza prenderla.

«Perché darli a me?»

«Perché appartengono alla tua famiglia.»

Alla fine la prese.

Lorenzo rimase accanto all'auto.

«C’è dell’altro.»

Giulia sentì lo stomaco stringersi.

«Naturalmente.»

«Nei documenti c’è una lettera scritta da Andrea pochi giorni prima della sua morte.»


Giulia si immobilizzò.

«Una lettera per chi?»

«Per mia madre.»

Quella notte Giulia non dormì.

Alle due e diciassette inserì la chiavetta nel computer. C’erano contratti, scansioni, fotografie e centinaia di pagine tecniche. Poi trovò una cartella chiamata ORIONE_PRIVATO.

All’interno c’era la lettera.

Riconobbe immediatamente la grafia di suo padre.

Cara Sofia,
se stai leggendo questa lettera significa che Vittorio ha deciso di procedere. Non posso permettergli di trasformare Orione in ciò che vuole. Elena conosce una parte della verità, ma non tutto. È più sicuro così. Se dovesse succedermi qualcosa, proteggi Giulia.

Giulia smise di respirare.


Continuò.

Soprattutto, non permettere mai che Vittorio scopra cosa Elena ha conservato.

La lettera terminava lì.

Nessuna spiegazione.

Giulia rilesse quella frase almeno dieci volte.

Sua madre era morta quattro anni prima per una malattia improvvisa. Giulia aveva svuotato personalmente il suo appartamento. Non ricordava nulla che potesse avere a che fare con NovaTech.

Alle tre e quattro il telefono vibrò.

Numero sconosciuto.

Giulia esitò, poi aprì il messaggio.

Non consegnare quella chiavetta a nessuno. Nemmeno a Lorenzo.


Il sangue le si gelò.

Subito dopo arrivò una fotografia.

Era stata scattata quella stessa sera.

Mostrava Giulia davanti al portone di casa mentre prendeva la chiavetta dalle mani di Lorenzo.

Qualcuno li aveva osservati.

Giulia corse alla finestra e scostò appena la tenda. La strada sembrava vuota.

Poi arrivò un secondo messaggio.

Tua madre non ti ha raccontato tutto.

E un terzo.

Se vuoi sapere cosa Elena ha conservato, domani alle 19:00 vai alla stazione di Milano Centrale. Deposito bagagli, armadietto 214.


Giulia rimase davanti allo schermo, incapace di muoversi.

Poi vide comparire l’ultimo messaggio.

La combinazione dell’armadietto era una data.

17-09-1998.

Giulia conosceva quella data.

Non era il suo compleanno.

Era il giorno in cui, secondo sua madre, Andrea Moretti e Vittorio Ferri si erano incontrati per la prima volta.

Solo che Giulia non aveva mai raccontato quella storia a Lorenzo.

E, fino a quel momento, aveva sempre creduto che sua madre fosse l’unica persona ancora viva a conoscere quella data.

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