Divertimento

Il Miliardario Vide La Sua Ex Moglie Piangere In Farmacia — Poi Sua Figlia Sussurrò: «Mamma, Posso Smettere Di Stare Male»

Massimo rimase immobile davanti al corridoio illuminato dalle luci al neon, mentre la porta automatica della sala pediatrica si chiudeva lentamente dietro l’infermiera che aveva portato Sofia via dalle loro mani. Per la prima volta nella sua vita, il denaro non gli sembrava soltanto inutile. Gli sembrava offensivo. Aveva costruito un impero partendo da zero, aveva comprato aziende che tutti consideravano impossibili da salvare, aveva avuto accesso a ministri, banche e consigli di amministrazione, eppure in quel momento non riusciva nemmeno a capire come un ordine firmato da sua madre sei mesi dopo la sua morte potesse comparire davanti ai suoi occhi. Elena era appoggiata alla parete, pallida, le mani strette l’una nell’altra mentre fissava la porta oltre la quale si trovava sua figlia.

«Che cosa significa “reclamata”?»

Roth rimase in silenzio per alcuni secondi dall’altra parte della linea.

«Significa che il Trust ha attivato il protocollo previsto per un minore appartenente alla linea Calleri.»

Massimo sentì un brivido attraversargli la schiena.

«Mia figlia non è un bene del Trust.»

«Lo so.»

«Allora disattivalo.»

«Non posso.»

Massimo strinse il telefono.

«Tu sei il direttore legale della Calleri Global. Puoi.»

La voce di Roth si abbassò.

«Non senza un ordine contrario firmato da chi ha creato il protocollo.»

Massimo guardò Elena. Lei aveva sentito abbastanza per capire che qualcosa non andava.

«Mia madre è morta.»

«Esatto.»

Quella parola rimase sospesa tra loro.

Massimo chiuse gli occhi. Non voleva pensare alla possibilità che stava lentamente prendendo forma nella sua mente, perché era troppo assurda, troppo grande e troppo dolorosa. Sua madre era morta sei mesi prima dell’attivazione di quell’ordine. Eppure qualcuno aveva usato il suo nome, la sua autorità e il suo accesso al sistema.

«Chi può entrare nel Trust con le credenziali di Margherita?»

Roth esitò.

«Solo tre persone.»

«Dimmele.»

«Tu. Io. E una terza persona.»

«Chi?»

Dall’altra parte ci fu un lungo silenzio.

«Tuo fratello Andrea.»

Massimo spalancò gli occhi. Andrea era morto due anni prima in un incidente automobilistico sulle colline fuori Como. O almeno così gli avevano raccontato. Non c’era stato nessun dubbio, nessuna indagine che avesse messo in discussione quella versione. Massimo aveva persino partecipato al funerale.

«Andrea è morto.»

«Lo so.»

«Allora qualcuno sta usando anche le sue credenziali.»

«Non è quello che intendo.»

Roth abbassò ulteriormente la voce.

«L'accesso di Andrea è stato utilizzato ieri sera.»

Massimo sentì il sangue gelarsi.

«Da dove?»

«Da Milano.»

Elena si avvicinò.

«Massimo.»

Lui alzò una mano per chiederle un istante. Poi vide un medico uscire dalla sala. Si tolse rapidamente i guanti.

«La bambina ha una crisi respiratoria ricorrente. Stiamo facendo gli esami necessari, ma dobbiamo capire chi l'ha seguita fino a oggi. Ha una storia clinica incompleta.»

Elena fece un passo avanti.

«Sono stata io.»

Il medico la guardò.

«Signora, non sto mettendo in dubbio quello che ha fatto. Sto dicendo che alcuni referti sembrano essere stati rimossi dal fascicolo.»

Massimo si irrigidì.

«Rimossi?»

«Non cancellati casualmente. Sono stati oscurati attraverso un accesso amministrativo.»

Elena abbassò lo sguardo.

«Lo sapevo.»

Massimo si voltò verso di lei.

«Che cosa sapevi?»

Per qualche secondo Elena non rispose. Poi infilò una mano nella borsa e tirò fuori una piccola busta bianca, consumata agli angoli.

«Questa è arrivata a casa mia tre mesi fa.»

Massimo la prese.

«Perché non me l'hai mostrata?»

«Perché avevo paura.»

Aprì lentamente la busta. Dentro c'era una sola fotografia.

Sofia.

Aveva pochi mesi. Era seduta sul pavimento di una stanza che Massimo non riconosceva, con un piccolo giocattolo tra le mani. Sul retro della fotografia era scritta una frase con inchiostro nero.

“La bambina deve restare invisibile fino al momento stabilito.”

Massimo sentì la rabbia sostituire la paura.

«Chi te l'ha mandata?»

«Non lo so.»

«Elena, devi dirmi tutto.»

Lei lo guardò con gli occhi lucidi.

«Una settimana dopo aver ricevuto questa foto, un uomo è venuto sotto casa mia. Non mi ha minacciata. Non mi ha toccata. Ha semplicemente detto che se avessi contattato i Calleri, Sofia sarebbe stata trasferita in una struttura dove nessuno avrebbe più potuto trovarla.»

Massimo strinse la fotografia fino quasi a piegarla.

«E tu sei rimasta sola per tre anni.»

«Non ero sola. Avevo lei.»

Indicò la porta della sala pediatrica.

«Ed era l’unica cosa che mi importava.»

In quel momento il telefono di Massimo vibrò.

Un nuovo messaggio.

Nessun numero.

Solo una fotografia.

Massimo la aprì.

Era un'immagine recente di Sofia, scattata dentro l'ospedale.

Sotto c'erano sette parole.

“Ora che l'hai trovata, possiamo iniziare.”

Massimo sollevò lentamente gli occhi verso Elena.

Poi arrivò un secondo messaggio.

Questa volta c'era soltanto un nome.

Margherita Calleri.

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