Divertimento

Sono Tornato Al Mio Ranch Con I Miei Figli, Ma Una Donna Mi Ha Urlato: «Fuori Dalla Mia Proprietà» — Poi Sono Arrivati I Carabinieri E Una Bugia Sepolta Da 22 Anni È Venuta A Galla

Le prime note di una sirena arrivarono dalla strada provinciale proprio mentre Claudia si voltava verso l’uomo con la polo blu. Fino a quel momento lui era rimasto vicino al tavolo dei regali, fingendo di controllare il telefono, ma quando il suono divenne più forte vidi il colore abbandonargli il viso. Lo riconobbi soltanto allora. Franco Moretti. Sei anni passati a stringergli la mano, a pagarlo puntualmente, a fidarmi di lui abbastanza da lasciargli le chiavi del cancello, del capanno e della casa. Sei anni in cui non mi aveva mai dato un motivo per dubitare di lui. E adesso era lì, in mezzo a una festa organizzata sulla mia proprietà, senza riuscire nemmeno a guardarmi negli occhi.

«Franco.»

Pronunciai il suo nome senza alzare la voce.

Claudia si girò di scatto verso di lui.

«Lo conosci?»

Franco aprì la bocca, ma non uscì nulla.

Lorenzo fece un passo avanti accanto a me. Sentii immediatamente la rabbia di mio figlio e gli appoggiai una mano sulla spalla.

«Papà, è lui che doveva controllare il ranch.»

Claudia impallidì.

«Cosa significa?»

Due auto dei carabinieri comparvero oltre il cancello. Dietro di loro avanzava lentamente una berlina grigia che conoscevo bene. Quando si fermò accanto al pick-up, ne scese l'uomo che avevo chiamato quarantacinque minuti prima: l'avvocato Riccardo Bassi, che da quattordici anni gestiva buona parte dei miei contratti e che aveva personalmente seguito l'acquisto di quella proprietà.

Claudia guardò prima lui, poi me.

«Che cos'è questa pagliacciata?»

Riccardo non rispose subito. Aprì il bagagliaio, prese una cartella rigida e attraversò il prato mentre due carabinieri si avvicinavano. Il maresciallo, un uomo sulla cinquantina, si presentò come De Santis.

«Chi ha richiesto l'intervento?»

Claudia alzò immediatamente la mano.

«Io. Quest'uomo è entrato nella mia proprietà e si rifiuta di andarsene.»

Indicò me.

De Santis mi guardò.

«Lei sarebbe?»

«Alessandro Ferri.»

Riccardo arrivò al mio fianco e porse al maresciallo la cartella.

«E questa è la documentazione catastale, insieme all'atto notarile originale e alle ultime ricevute delle imposte.»

Claudia rise, ma fu una risata troppo breve.

«Non significa niente. Franco, diglielo.»

Tutti guardarono Franco.

Lui rimase immobile.

«Franco.»

Questa volta Claudia quasi gli ordinò di parlare.

De Santis aprì la cartella, controllò alcune pagine, poi sollevò gli occhi.

«Signora, secondo questi documenti il proprietario risulta essere il signor Alessandro Ferri.»

Per alcuni secondi nessuno disse niente.

Poi una donna tra gli invitati abbassò lentamente il telefono con cui stava filmando.

«Claudia…»

«È impossibile.»

Claudia strappò quasi il calice dal tavolo e lo posò con tanta forza che il prosecco traboccò.

«Ho affittato questo posto legalmente.»

Quella frase cambiò tutto.

Mi voltai verso Franco.

«Affittato?»

Franco chiuse gli occhi.

Riccardo fu più rapido di me.

«Da chi?»

Claudia indicò Franco.

Vidi Matteo guardarmi, confuso. Lorenzo invece aveva già capito.

«Da lui», disse Claudia. «Ho pagato tremilaottocento euro. Ho un contratto.»

Franco fece un passo indietro.

De Santis lo notò.

«Signor Moretti, venga qui.»

«È stato un equivoco.»

Erano le prime parole che Franco pronunciava.

«Che tipo di equivoco produce un contratto e tremilaottocento euro?» domandò Riccardo.

Claudia prese il telefono e cominciò a scorrere freneticamente tra i messaggi.

«Eccolo. Guardate.»

Mostrò una conversazione al maresciallo.

Io continuavo a fissare Franco.

Una parte di me voleva esplodere. Ma più lo osservavo, più qualcosa non tornava. Franco non sembrava semplicemente un uomo scoperto a guadagnare qualche migliaio di euro alle mie spalle. Sembrava terrorizzato.

De Santis lesse alcuni messaggi.

«Qui lei si presenta come amministratore della proprietà.»

Franco annuì debolmente.

«Tecnicamente lo sono.»

«No», intervenne Riccardo. «È incaricato della manutenzione. Non possiede alcuna autorizzazione per affittare, concedere o utilizzare commercialmente il terreno.»

Claudia si voltò verso Franco con il viso trasformato.

«Mi avevi detto che il proprietario viveva all'estero.»

Franco abbassò lo sguardo.

«Mi avevi detto che non veniva qui da anni!»

Gli invitati cominciarono ad allontanarsi dal tavolo. Qualcuno raccoglieva borse, qualcun altro richiamava i bambini dal gonfiabile. In meno di un minuto Claudia passò dall'essere la regina della festa alla donna che tutti evitavano di guardare.

Avrei potuto godermi quella scena.

Non lo feci.

«Franco, guardami.»

Lui esitò.

«Guardami.»

Finalmente lo fece.

«Quante volte?»

Il suo volto si irrigidì.

«Alessandro…»

«Quante volte hai affittato il mio ranch?»

Claudia smise improvvisamente di parlare.

Anche Riccardo si voltò verso di lui.

Franco inspirò lentamente.

«Questa non è la prima.»

Sentii qualcosa stringermi lo stomaco.

«Quante?»

«Non lo so.»

«Non sai contare?»

«Non è così semplice.»

Riccardo si avvicinò.

«Allora rendilo semplice.»

Franco guardò verso i carabinieri, poi verso Claudia, infine verso di me.

«Diciassette.»

Matteo spalancò gli occhi.

«Diciassette feste?»

Franco scosse lentamente la testa.

«Diciassette eventi negli ultimi tre anni.»

Persino Claudia rimase senza parole.

Ma non era ancora la parte peggiore.

De Santis indicò il telefono di Franco.

«Dovremo controllare contratti e pagamenti.»

Franco infilò istintivamente una mano nella tasca.

«Il telefono non c'entra.»

Quel gesto bastò.

Uno dei carabinieri gli chiese di consegnarlo. Franco esitò così a lungo che persino io capii che non stavamo più parlando soltanto di feste abusive.

Riccardo mi guardò.

«Alessandro, dobbiamo controllare anche la casa.»

«Perché?»

Non rispose.

Franco invece impallidì ancora di più.

Mi voltai verso il vecchio edificio in pietra a meno di cento metri dal campo. Le persiane erano chiuse. Da dove mi trovavo sembrava tutto normale.

Poi Lorenzo mi tirò leggermente la manica.

«Papà.»

«Cosa?»

Indicò una delle finestre al piano superiore.

«Quella luce.»

Guardai.

Una debole luce gialla filtrava attraverso una fessura delle persiane.

Ero sicuro di una cosa: quando avevamo lasciato il ranch l'estate precedente, avevo staccato personalmente l'interruttore generale della casa.

Franco fece improvvisamente un passo verso di me.

«Alessandro, non entrare lì.»

Il modo in cui lo disse mi gelò.

«Perché?»

Deglutì.

«Perché quello che troverai dentro non riguarda Claudia.»

Riccardo si immobilizzò.

De Santis fece cenno all'altro carabiniere di seguirlo.

Io continuai a fissare Franco.

«Allora chi riguarda?»

Per la prima volta da quando erano arrivate le pattuglie, Franco non sembrò spaventato dalla polizia.

Sembrò spaventato da me.

«La tua ex moglie.»

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