«È di Alessandro».
Quelle parole di Martina mi fecero sentire un freddo improvviso lungo la schiena. Guardai mio marito. Per la prima volta da quando era entrato nella casa di mio padre, non aveva più l’espressione dell’uomo che cercava di controllare la situazione. Era terrorizzato.
«Dimmi che non è vero», dissi.
Alessandro non rispose.
«Guardami e dimmi che non hai firmato quell’ordine».
Abbassò gli occhi.
Quello fu sufficiente.
Mi sentii tradita in un modo che andava oltre il matrimonio. «Tu sapevi che potevo morire».
«Non era quello che doveva succedere».
«Ma hai firmato».
«Sì».
La sua voce era appena udibile.
Clara fece un passo verso di lui. «Perché?».
Alessandro si passò una mano sul viso.
«Perché mia madre mi aveva messo davanti a una scelta».
Mio padre lo fissò con rabbia.
«Non dare la colpa a Teresa per quello che hai fatto tu».
Alessandro scosse la testa.
«Non sto dando la colpa a lei. Sto dicendo la verità».
Poi guardò me.
«Quando ho scoperto che Sofia avrebbe potuto reclamare la sua quota, Teresa mi disse che tutto sarebbe crollato. Mi disse che se avessi collaborato, avrei salvato l’azienda e Martina».
«Martina?».
Alessandro chiuse gli occhi.
«Teresa aveva scoperto che Martina era figlia di tuo padre. Sapeva che se la verità fosse venuta fuori, il venticinque per cento sarebbe stato diviso tra voi due. Ma soprattutto sapeva che Vittorio De Luca aveva sottratto denaro alla holding per anni».
Martina abbassò lo sguardo.
«Mio padre?».
«Sì».
«E tu lo sapevi?».
«L’ho scoperto dopo il matrimonio».
Martina strinse i pugni.
«E hai continuato a proteggermi».
«Perché Teresa minacciava di consegnarti alla polizia».
Martina rimase senza parole.
Mio padre intervenne.
«Vittorio non era l’unico responsabile».
Alessandro lo guardò.
«Lo so».
Mio padre prese dalla cartella un ultimo documento.
«Questo è il registro originale delle operazioni».
Lo aprì davanti a noi.
C’erano trasferimenti di denaro, società fittizie e firme falsificate. Ma una serie di movimenti mi colpì.
Erano iniziati pochi mesi dopo la morte ufficiale di mio padre.
«Se eri vivo», dissi, «perché qualcuno continuava a usare il tuo nome?».
Mio padre indicò una firma.
«Perché volevano far credere che fossi io il responsabile».
«Chi?».
«Teresa e Vittorio».
Alessandro scosse la testa.
«Non è tutta la verità».
Tutti si voltarono verso di lui.
«C’è una persona che non avete ancora nominato».
Il mio cuore accelerò.
«Chi?».
Alessandro guardò Martina.
«Tua madre».
Martina impallidì.
«Mia madre è morta quando ero bambina».
«Lo so».
«Cosa c’entra lei?».
Alessandro tirò fuori il telefono e mostrò una fotografia.
Era una donna giovane.
Accanto a lei c’era mio padre.
E tra loro c’era una bambina.
Martina.
«Tua madre sapeva che Marco era vivo», disse Alessandro. «E sapeva anche perché era scomparso».
Martina iniziò a piangere.
«Non è possibile».
Mio padre abbassò lo sguardo.
«È possibile».
«Perché non me l’hai mai detto?».
«Perché volevo proteggerti».
«Mi avete tutti protetta mentendomi!».
La sua voce riempì la stanza.
Poi il telefono di Alessandro vibrò.
Guardò lo schermo.
Era Teresa.
Non rispose.
Arrivò un messaggio.
**“Se racconti a Sofia la verità sull’ultima firma, Martina non arriverà viva a domani.”**
Alessandro impallidì.
Gli strappai il telefono dalle mani.
«Quale ultima firma?».
Lui non disse nulla.
«Quale firma, Alessandro?».
Mio padre si avvicinò.
«Fammi vedere».
Lessero il messaggio.
Poi mio padre si immobilizzò.
«Sofia, dobbiamo andare».
«Dove?».
«A Milano».
«Perché?».
«Perché Teresa non sta minacciando Martina».
Mi guardò negli occhi.
«Sta minacciando qualcuno che possiede la prova definitiva».
«Chi?».
Mio padre indicò il telefono.
«Carlo Ferri».
Il mio stomaco si strinse.
L’avvocato che mi aveva consegnato la lettera.
L’uomo che conosceva tutta la verità.
«Dobbiamo trovarlo».
Alessandro annuì.
«È già troppo tardi».
In quel momento il telefono di Clara squillò.
Era Carlo.
Rispose immediatamente.
Dall’altra parte arrivò soltanto un respiro affannoso.
Poi la sua voce:
«Sofia… non venire a Milano».
Un rumore secco.
La linea si interruppe.
Clara guardò lo schermo.
«È caduta la chiamata».
Ma prima che potesse richiamare, arrivò un ultimo messaggio dal numero di Carlo.
Una fotografia.
Carlo era seduto su una sedia, con il volto terrorizzato.
Dietro di lui c’era Teresa.
E sotto la fotografia una frase:
**«Sofia, se vuoi salvare tuo padre, porta con te la chiavetta. E vieni da sola».**







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