Divertimento

"Mio Marito Salvò Prima La Sua Amica E Disse: «Mia Moglie Può Aspettare» — Io Firmai Da Sola Il Mio Intervento, Mi Tolsi La Fede E Lasciai Milano. Ma La Lettera Dell’Avvocato Rivelò Che Il Nostro Matrimonio Era Stato Una Menzogna** "

«E Alessandro non sa che sono stata io a scoprirlo».

Rimasi con il telefono stretto all’orecchio, incapace di rispondere. La voce di Martina era diversa da quella che avevo ascoltato per tre anni. Non c’era quella fragilità che mostrava davanti ad Alessandro. Non c’era il tono lamentoso con cui riusciva sempre a trasformarsi nella vittima. C’era paura.

«Dove sei?», domandai.

«A Milano».

«Perché mi hai scritto?».

Dall’altra parte sentii un respiro tremante. «Perché ho capito che Alessandro mi ha mentito anch’io».

Clara mi fece cenno di mettere il telefono in vivavoce.

«Cosa hai scoperto?».

Martina rimase in silenzio per alcuni secondi. Poi disse: «Tuo padre non è morto per quello che ti hanno raccontato».

Chiusi gli occhi.


«Lo so».

«No, Sofia. Tu sai soltanto una parte».

Quelle parole mi fecero irrigidire.

«Allora dimmela».

«Non posso al telefono».

«Dove ci incontriamo?».

«Non posso venire in clinica».

«Perché?».

«Perché Alessandro sa che sono stata io a mandarti la fotografia».

Clara mi guardò immediatamente.


«Come fai a sapere che Alessandro lo sa?».

Martina abbassò la voce. «Perché ieri sera mi ha chiesto di cancellare una cosa dal mio computer. Una cosa che non avevo mai visto prima».

«Cosa?».

«Un file con il nome di tuo padre».

Sentii un brivido.

«Dove si trova quel file?».

«Non ce l’ho più».

«Martina».

«Sofia, ascoltami. L’ho copiato prima di cancellarlo».

Il mio cuore cominciò a battere più forte.


«Dove l’hai messo?».

«In un posto dove Alessandro non può trovarlo».

«Quale posto?».

«Te lo dirò quando ci vedremo».

La chiamata terminò.

Clara rimase in silenzio.

«Non mi piace», disse.

«Neanche a me».

«Potrebbe essere una trappola».

«Potrebbe».


«Eppure vuoi andarci».

Guardai la fotografia sul tavolo.

«Sì».

Nel pomeriggio arrivò un messaggio da Martina con un indirizzo. Era un piccolo bar vicino alla stazione di Lugano. Un luogo pubblico, affollato, con telecamere. Clara insistette per accompagnarmi, ma decidemmo che sarebbe rimasta a pochi tavoli di distanza.

Martina arrivò venti minuti dopo di me.

Quando la vidi entrare, rimasi quasi sconvolta.

Non sembrava la donna che avevo visto sul letto dell’ospedale. Indossava un cappotto scuro, aveva il volto pallido e gli occhi cerchiati. Si sedette davanti a me senza togliersi la borsa.

«Stai bene?», chiese.

La guardai incredula.

«Sono quasi morta».


Lei abbassò gli occhi.

«Lo so».

«E tu eri quella che Alessandro ha scelto di salvare».

«Non te l’ho chiesto io».

«No», risposi. «Ma hai passato tre anni a permettergli di scegliere te».

Martina deglutì.

Per la prima volta non cercò di difendersi.

«Hai ragione».

Quella risposta mi spiazzò più di qualsiasi negazione.

«Perché?».


«Perché all’inizio pensavo che fosse amore».

«E adesso?».

Martina mi guardò.

«Adesso penso che Alessandro non sappia amare nessuno».

Aprì lentamente la borsa e tirò fuori una piccola chiavetta USB.

La posò sul tavolo.

«Qui dentro c’è una copia di un file che ho trovato nel computer di Alessandro».

Non la toccai.

«Cosa contiene?».

«La contabilità di una società che apparteneva a tuo padre».


«Mio padre non aveva una società».

Martina scosse la testa.

«Questo è quello che ti hanno fatto credere».

Clara, dal tavolo vicino, si alzò e venne verso di noi.

Martina la guardò, poi annuì.

«Lei può restare».

Clara si sedette.

Martina aprì il computer e inserì la chiavetta.

Comparvero diverse cartelle.

Una era denominata «M.R. – Riservato».


Un'altra «Monti-De Luca».

Ma ce n’era una che mi fece smettere di respirare.

«Sofia Romano».

«Perché c’è il mio nome?», chiesi.

Martina non rispose.

Aprii la cartella.

Dentro c’erano scansioni di documenti risalenti a vent'anni prima.

Contratti.

Bonifici.

Fotocopie di firme.


E infine una fotografia.

Era mio padre.

Accanto a lui c’era il padre di Alessandro.

Erano giovani, seduti nello stesso ufficio.

Sul retro della fotografia qualcuno aveva scritto una data.

Tre giorni prima della nascita di Martina.

Clara osservò l'immagine.

«C’è qualcosa che non torna».

«Cosa?», domandai.

Indicò un documento.


«Guardate la data».

Lessi.

Era un trasferimento di proprietà.

Dal padre di Alessandro a Marco Romano.

Ma il documento era stato firmato due giorni dopo la morte di mio padre.

«È impossibile».

Martina scosse la testa.

«Esatto».

Clara prese il documento.

«Questa firma è stata autenticata».

«Quindi qualcuno ha firmato al posto di tuo padre», dissi.

Martina mi fissò.

«Non solo».

Aprì un'altra cartella.

Dentro c’era un verbale di una riunione familiare.

Lessi i nomi uno alla volta.

Teresa Monti.

Alessandro Monti.

Vittorio De Luca.

E mio padre.

Ma accanto al nome di mio padre compariva una nota scritta a mano:

«Se Marco parla, Sofia dovrà essere protetta attraverso il matrimonio».

Mi sentii mancare l’aria.

«Il matrimonio…».

Martina annuì.

«Sofia, Alessandro non ti ha sposata perché ti amava».

«Questo l’ho capito».

«No. Non hai capito».

La sua voce tremò.

«Ti ha sposata perché tuo padre aveva lasciato qualcosa a tuo nome. Qualcosa che nessuno della famiglia Monti poteva ottenere finché tu fossi rimasta fuori dalla loro famiglia».

Guardai il documento.

«Che cosa?».

Martina aprì l’ultima cartella.

Era protetta da una password.

«Non sono riuscita ad aprirla».

«E la password?».

«Alessandro la cambia ogni mese».

In quel momento il telefono di Martina vibrò.

Lei guardò lo schermo e impallidì.

«È lui».

«Alessandro?».

Martina annuì.

Poi arrivò un secondo messaggio.

Lei lo lesse senza parlare.

«Cosa dice?».

Martina mi porse il telefono.

Il messaggio era breve.

«So che sei con Sofia. E so che avete la chiavetta».

Per un attimo nessuna di noi si mosse.

Poi arrivò un altro messaggio.

«Ma Sofia non sa ancora la cosa più importante: suo padre non era solo mio padre a volerla proteggere».

Martina alzò lentamente gli occhi.

«Chi altro?».

Sul telefono comparve una nuova notifica.

Un nome.

**Teresa Monti.**

E sotto il nome c’era un messaggio che fece gelare il sangue:

«Devo parlare con Sofia prima che lo faccia Alessandro».

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