Teresa Monti.
Il nome rimase sullo schermo per diversi secondi, mentre Martina sembrava incapace di decidere se rispondere o spegnere il telefono. Alla fine fui io a parlare.
«Rispondi».
Martina mi guardò.
«Sofia…».
«Voglio sapere cosa vuole».
Premette il tasto per accettare la chiamata e mise il telefono sul tavolo. Per qualche secondo si sentì soltanto un respiro.
Poi la voce di Teresa arrivò fredda, molto diversa da quella che avevo sentito nei suoi messaggi dall’ospedale.
«Sofia, dobbiamo parlare».
«Sono qui».
Silenzio.
«Non al telefono».
«Allora parla adesso. Non ho più intenzione di aspettare».
Per la prima volta sentii Teresa perdere il controllo.
«Tu non capisci in che cosa ti stai mettendo».
«No. Per tre anni mi avete impedito di capire».
Martina abbassò lo sguardo.
Teresa inspirò lentamente. «Alessandro non deve sapere che hai visto quei documenti».
«Perché?».
«Perché potrebbe reagire male».
Quasi sorrisi.
«Ha già reagito male. Mi ha lasciata su una barella mentre firmava per un’altra donna».
«Non sto parlando del vostro matrimonio».
La frase mi fece irrigidire.
«Allora di cosa stai parlando?».
Teresa rimase in silenzio abbastanza a lungo da farmi capire che stava scegliendo con attenzione ogni parola.
«Di tuo padre».
La rabbia che avevo cercato di trattenere per tutta la giornata tornò improvvisamente a galla.
«Voglio sapere la verità».
«Non posso raccontartela per telefono».
«Allora vieni qui».
«Non posso».
«Perché?».
La risposta arrivò quasi in un sussurro.
«Perché Alessandro mi sta seguendo».
Martina sollevò immediatamente la testa.
Io rimasi immobile.
«Che cosa significa?».
«Significa che mio figlio non si fida più di nessuno».
«Nemmeno di te?».
Teresa lasciò uscire un respiro tremante.
«Soprattutto di me».
La telefonata terminò.
Martina si alzò.
«Dobbiamo andare».
«Dove?».
«In un posto sicuro».
«Non prima di avermi spiegato tutto».
Lei esitò.
Poi prese la chiavetta USB e la infilò nella tasca del cappotto.
«C’è una persona che può aprire quella cartella protetta».
«Chi?».
«Tuo padre».
La guardai incredula.
«Mio padre è morto».
«Lo so».
«Allora cosa significa?».
Martina abbassò la voce.
«Prima di morire, tuo padre affidò a qualcuno una chiave. Una chiave digitale. E quella persona è ancora viva».
Clara si alzò.
«Chi è?».
Martina la guardò.
«Una donna di nome Elena Bassi».
Quel nome non mi diceva nulla.
«Chi è Elena?».
«Era la segretaria personale di tuo padre».
Clara prese immediatamente il telefono.
«La cerco».
Martina scosse la testa.
«È scomparsa da tre anni».
Sentii un brivido.
«Scomparsa?».
«Il giorno dopo il mio matrimonio».
Mi bloccai.
«Aspetta».
Martina annuì.
«Sì. Il giorno dopo che Alessandro e Sofia si sono sposati, Elena Bassi ha lasciato Milano. Nessuno l’ha più vista».
«Come fai a sapere tutte queste cose?».
Martina mi guardò con gli occhi pieni di qualcosa che non avevo mai visto sul suo volto.
Vergogna.
«Perché mio padre mi ordinò di trovarla».
Clara la fissò.
«Perché?».
Martina esitò.
«Perché prima di morire, tuo padre aveva scoperto che qualcuno stava usando il patrimonio della famiglia Monti per trasferire denaro all’estero».
Il silenzio fu totale.
«Quanto denaro?», chiesi.
«Abbastanza da distruggere l’azienda».
«E chi lo trasferiva?».
Martina abbassò lo sguardo.
«Non lo sappiamo».
«Non mentirmi».
«Non sto mentendo».
«Allora perché tuo padre era coinvolto?».
Martina si morse il labbro.
«Perché all'inizio pensavamo che fosse stato lui».
Quelle parole mi colpirono più di tutto il resto.
«Mio padre?».
«Sì».
«E poi?».
Martina prese fiato.
«Poi scoprì che qualcuno aveva usato la sua firma».
Mi appoggiai allo schienale.
La storia cominciava a diventare troppo grande.
Mio padre era stato accusato.
Una firma falsificata.
Un trasferimento di denaro.
Un matrimonio che sembrava essere stato organizzato.
E adesso Alessandro mi stava cercando.
«Perché tuo padre avrebbe voluto proteggermi?».
Martina non rispose.
«Martina».
Lei chiuse gli occhi.
«Perché tuo padre non era soltanto un dipendente della famiglia Monti».
Clara la guardò.
«Cosa significa?».
«Era socio».
Sentii il sangue defluire dal viso.
«Socio di cosa?».
Martina aprì il computer e mostrò un vecchio contratto.
«Di una società che controllava una parte degli immobili Monti».
Lessi il nome.
**Romano & Monti Holding.**
La società era stata costituita ventidue anni prima.
Ma sotto i nomi dei soci c’era una percentuale che non avevo mai visto.
**Sofia Romano – 25%.**
Rimasi senza parole.
«Io?».
Martina annuì.
«La quota era intestata a te».
«Ma avevo solo cinque anni».
«Esatto».
Clara si avvicinò allo schermo.
«Perché una bambina avrebbe avuto il venticinque per cento?».
Martina rispose piano:
«Perché tuo padre sapeva che un giorno qualcuno avrebbe cercato di portartelo via».
Guardai il contratto.
Improvvisamente capii perché Alessandro aveva voluto sposarmi.
Non era stato amore.
Non era stata nemmeno soltanto una questione di protezione.
Aveva bisogno di diventare mio marito per avere accesso a qualcosa che apparteneva legalmente a me.
Ma c'era ancora una domanda.
«Se questa quota era mia, perché non l’ho mai ricevuta?».
Martina indicò una clausola.
«Perché non potevi disporne fino ai venticinque anni».
«E quanti anni ho adesso?».
«Ventotto».
Il mio cuore cominciò a battere forte.
«Quindi posso reclamarla».
Martina annuì.
«Sì».
Poi il suo volto cambiò.
«Ma c’è un problema».
«Quale?».
«Alessandro lo sa».
«Da quanto?».
«Da prima che vi sposaste».
In quel momento il telefono di Clara squillò.
Era un numero sconosciuto.
Rispose.
Una voce femminile pronunciò soltanto poche parole.
Clara impallidì e mi passò il telefono.
«Sofia Romano?».
«Sì».
«Mi chiamo Elena Bassi».
Sentii il cuore fermarsi.
«Dove si trova?».
«Non posso dirglielo».
«Lei conosce mio padre?».
Dall’altra parte ci fu un lungo silenzio.
Poi Elena disse:
«Signora Romano, suo padre non è morto la notte dell’incidente».
La mia mano cominciò a tremare.
«Cosa sta dicendo?».
«Sto dicendo che qualcuno ha falsificato la sua morte».
Mi mancò il respiro.
Elena continuò:
«E se vuole sapere chi lo ha fatto, deve venire a Milano».
Poi aggiunse una frase che trasformò ogni cosa.
«Perché l’uomo che tutti hanno creduto morto da vent'anni potrebbe essere ancora vivo».







No comments yet